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Disavventure della soggettività tra teorie, pratiche e testi

Problematiche e suggerimenti: la nozione di Soggetto, protagonista indiscussa dell’epistemologia del XIX secolo, entra in crisi nel XX in seguito agli sviluppi della linguistica, della psicoanalisi, dell’etnologia. Il soggetto kantiano, che concilia razionalismo ed empirismo grazie a un insieme finito di categorie trascendentali attraverso cui interpreta scientificamente e agisce nel mondo è detronizzato: si nota infatti come esistano lingue senza soggetto; strutture linguistiche e culturali che determinano le forme della soggettività; di tale determinazione il soggetto stesso è in larga parte inconsapevole. Eppure, non si è mai parlato tanto del soggetto quanto nel Novecento. Non si tratta solo di mostrare la debolezza e la scarsa tenuta di un’opposizione (soggetto/oggetto) che caratterizza il pensiero occidentale; il soggetto ricorda infatti il quinto postulato di Euclide: la sua abolizione apre a diverse filosofie e diverse geometrie. Così, una parte della riflessione fenomenologica indebolisce la preminenza del soggetto indagando il ruolo dell’intersoggettività trascendentale (Husserl), oppure del corpo e della carne (Merleau-Ponty). Lo strutturalismo è stato definito come un idealismo senza soggetto trascendentale (Ricoeur, Lévi-Strauss). Si è tentata un’indagine delle dinamiche dell’individuazione a partire da un pre-individuale collettivo, processo inesausto che conduce al trans-individuale (Simondon). Si è considerato il soggetto come il prodotto di una macchina (Deleuze).

In questo quadro, la semiotica post-strutturalista ha adottato una nozione debolissima di soggetto, il quale è prodotto dal testo, è funtivo di funzioni di diverso tipo senza essere mai dotato di esistenza autonoma, ed è una nozione del tutto formale (Greimas). Il problema è stato spostato al di fuori del testo, dove è possibile ricostruire le scelte di soggetto enunciatore solo nella misura in cui il testo lo presuppone. Alla crisi dell’epistemologia strutturalista è seguito quindi un tentativo, tutt’ora perseguito, di innestare la semiotica testuale su un ipobionte fenomenologico risolvendo la nozione stessa di testo in un rapporto tra un soggetto pre-testuale e pre-mondano, un linguaggio privo di relazioni col soggetto e col mondo, e un mondo senza soggetto né linguaggio (Greimas e Fontanille). Resta da vedere se questo tentativo di fondazione è davvero in grado di risolvere il problema in cui si era imbattuto Husserl, ovvero l’incapacità di rendere conto del modo in cui ciascun Soggetto riconosce il proprio medesimo statuto all’Altro. Husserl intravede una soluzione radicale (che non sviluppa) nel postulare che il soggetto muova da un’intersoggettività trascendentale non umana. Riteniamo pertanto che una riflessione sul rapporto intersoggettività/soggetto sia della massima urgenza nell’interrogazione per quel che riguarda il fondamento della teoria della significazione e dell’epistemologia delle scienze umane.

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