{"id":1353,"date":"2015-01-30T10:55:16","date_gmt":"2015-01-30T09:55:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=1353"},"modified":"2018-11-08T16:40:09","modified_gmt":"2018-11-08T15:40:09","slug":"merleau-ponty-strutturalismo-fenomenologia2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/merleau-ponty-strutturalismo-fenomenologia2\/","title":{"rendered":"Conversazione su Merleau-Ponty, tra strutturalismo e fenomenologia: commento"},"content":{"rendered":"<p>Il saggio di Marsciani oggetto della <a title=\"Conversazione su Merelau Ponty: tra strutturalismo e fenomenologia\" href=\"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/merelau-ponty-strutturalismo-fenomenologia\/\">conversazione<\/a> \u00e8 \u201cModelli e modelle. Sul dinamismo delle strutture\u201d, raccolto nel volume Minima semiotica (Mimesis 2012), pp. 77-82. Il confronto di Marsciani con l\u2019opera di Merleau-Ponty prosegue in alcuni altri saggi dello stesso volume, ma \u00e8 approfondito in particolar modo nel primo volume delle sue Ricerche semiotiche (Esculapio 2012).<br \/>\nPer una prima approssimazione ai temi merleau-pontiani citati da Marsciani si pu\u00f2 far riferimento al volume di Merleau-Ponty dal titolo, in traduzione italiana, La prosa del mondo (Editori Riuniti 1984), pubblicato postumo a cura di Claude Lefort.<br \/>\nPer i rapporti tra l\u2019opera di Merleau-Ponty e le ricerche di L\u00e9vi-Strauss e di Saussure si possono leggere, a titolo di esempio, i saggi \u201cSulla fenomenologia del linguaggio\u201d e \u201cDa Mauss a Claude L\u00e9vi-Strauss\u201d, raccolti in Segni (Il Saggiatore 1967), oltre alla lezione inaugurale di Merleau-Ponty al Coll\u00e8ge de France del 15 gennaio 1953, pubblicata in volume con il titolo, in edizione italiana, Elogio della filosofia (SE 2008).<br \/>\nTale lezione \u00e8 citata da Greimas in un saggio pubblicato nel 1956 in occasione del quarantesimo anniversario della pubblicazione del Cours de linguistique g\u00e9n\u00e9rale di Saussure, dal titolo <a href=\"http:\/\/www.revue-texto.net\/1996-2007\/Saussure\/Sur_Saussure\/Greimas_Actualite.html\" target=\"_blank\">\u201cL\u2019actualit\u00e9 du saussurisme\u201d<\/a> (raccolto in traduzione italiana nel volume Miti e figure).<br \/>\nIl volume di Eco citato durante la conversazione \u00e8 La struttura assente, edito da Bompiani nel 1968, e in particolar modo la Sezione D, ivi pp. 253-380. Le osservazioni critiche svolte ne La struttura assente produrranno, a detta dello stesso Eco, non poche resistenze al momento della sua ricezione. Eco fornisce un esempio di tali resistenze in un articolo pubblicato su Repubblica nell\u2019ottobre del 1991:<\/p>\n<blockquote><p>Quando apparve la mia Struttura assente (1968), con la mia critica a Lacan (e si noti, non era piccola polemica, era una discussione pacata e rispettosa con un pensatore di cui riconoscevo la statura, cos\u00ec come stavo discutendo con L\u00e9vi-Strauss, Foucault e Derrida) Fran\u00e7ois Wahl [ndr: che nel 1965 aveva curato per le edizioni Seuil la versione francese del volume di Eco dal titolo L\u2019opera aperta], con la franchezza che ha sempre permesso ai nostri rapporti di rimanere amichevoli malgrado molte differenze d&#8217; opinioni, mi scrisse &#8211; a un dipresso (cito a memoria): non pubblicher\u00f2 questo tuo nuovo libro, e mi spiacerebbe che venisse pubblicato in Francia, anzi gi\u00e0 mi dispiace che sia uscito in Italia.<\/p><\/blockquote>\n<p>La struttura assente verr\u00e0 pubblicato in Francia nel 1972, in una versione fortemente rivisitata, per le edizioni Mercure. In una intervista concessa al quotidiano Le Monde nel marzo del 1973, Eco ebbe modo di accennare nei termini seguenti alla sua critica allo \u201cstrutturalismo ontologico\u201d:<\/p>\n<blockquote><p>Quand je parle de structuralisme &#8220;ontologique&#8221; (et pour moi, le structuralisme &#8220;ontologique&#8221; ne s&#8217;identifie pas, sans plus, avec le structuralisme fran\u00e7ais), je construis, je l&#8217;avoue, un peu pour les besoins de ma cause, un mod\u00e8le relativement facile. En tout cas, par &#8220;structuralisme ontologique&#8221;, j&#8217;entends une d\u00e9marche intellectuelle qui tente de d\u00e9terminer des structures comme pr\u00e9existant d\u00e9j\u00e0 dans l&#8217;objet ; ou bien un structuralisme qui, en m\u00eame temps qu&#8217;il pr\u00e9tend mettre en \u00e9vidence les structures de l&#8217;objet, r\u00e9v\u00e8le les structures \u00e9l\u00e9mentaires de l&#8217;esprit. Penser, revient donc \u00e0 photographier, enregistrer des structures qui sont &#8220;toujours d\u00e9j\u00e0 l\u00e0&#8221;[\u2026] Au contraire, et c&#8217;est l\u00e0 ma position, si l&#8217;on utilise les mod\u00e8les structuraux comme des mod\u00e8les op\u00e9ratoires susceptibles d&#8217;\u00eatre abandonn\u00e9s d\u00e8s qu&#8217;ils ne sont plus utiles, on \u00e9vite l'&#8221;ontologie&#8221; [\u2026]<\/p><\/blockquote>\n<p>Considerazioni queste che in qualche modo richiamano, almeno per quel che riguarda L\u00e9vi-Strauss, le critiche che, per fare solo un esempio, Lyotard aveva avanzato in apertura di un saggio del 1965 dal titolo <a href=\"http:\/\/www.persee.fr\/web\/revues\/home\/prescript\/article\/ahess_0395-2649_1965_num_20_1_42176\" target=\"_blank\">\u201cLes indiens ne cueillent pas les fleurs\u201d<\/a>, in cui l\u2019autore afferma che:<\/p>\n<blockquote><p>Le contenu manifeste du livre [ndr : Il pensiero selvaggio] est l&#8217;unit\u00e9 de la nature et de l&#8217;esprit. Cette th\u00e8se proc\u00e8de de la convergence de la conception naturaliste de l&#8217;anthropologie, expos\u00e9e et appliqu\u00e9e d\u00e8s le d\u00e9but de l&#8217;\u0153uvre, et de l&#8217;orientation, formul\u00e9e en 1952, qui donne pour objet \u00e0 l&#8217;ethnographie comme aux autres sciences humaines de \u00abr\u00e9v\u00e9ler les secrets ressorts qui meuvent (&#8230;) l&#8217;esprit humain\u00bb [ndr : L\u00e9vi-Strauss, Anthropologie structurale, 1958 : p. 91]. Plus qu&#8217;aucun ouvrage ant\u00e9rieur, celui-ci se pr\u00e9sente comme une contribution positive au d\u00e9chiffrement de l&#8217;esprit. Contribution d&#8217;un ethnographe n\u00e9anmoins parce que l&#8217;esprit qu&#8217;elle consid\u00e8re existe toujours incarn\u00e9 dans une culture. Il s\u2019agit d\u2019une \u00e9tude naturaliste de l\u2019esprit-societ\u00e9.<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel La struttura assente (p. 375), Eco richiama proprio una posizione assunta da Merleau-Ponty in un saggio del gi\u00e0 citato Segni, quale possibile soluzione ai problemi posti da un certo strutturalismo (quale quello di L\u00e9vi-Strauss). Seppur non immediatamente riconducibile alla distinzione tra \u201cstrutturalismo ontologico\u201d e \u201cstrutturalismo metodologico\u201d, un confronto con L\u00e9vi-Strauss, d\u2019altronde, \u00e8 gi\u00e0 in qualche forma oggetto della seconda edizione (1967) del volume, gi\u00e0 citato, Opera aperta, nel quale Eco sostiene quanto segue (ivi, p. 22):<\/p>\n<blockquote><p>Se lo strutturalismo avanza la pretesa di poter analizzare e descrivere l\u2019opera d\u2019arte come un \u201ccristallo\u201d, pura struttura significante, al di qua della storia delle sue interpretazioni \u2014 allora ha ragione L\u00e9vi-Strauss quando polemizza con Opera aperta (come ha fatto nell\u2019intervista rilasciata a Paolo Caruso per \u201cPaese Sera-Libri\u201d, 20-1- 67): la nostra ricerca non ha nulla a che vedere con lo strutturalismo. Ma \u00e8 possibile astrarre cos\u00ec decisamente dalla nostra situazione di interpreti, situati storicamente, e vedere l\u2019opera come un cristallo? Quando L\u00e9vi-Strauss e Jakobson analizzano Les chats di Baudelaire mettono in luce una struttura che sta al di qua delle sue letture possibili o non ne danno invece una esecuzione, possibile solo oggi, alla luce delle acquisizioni culturali del nostro secolo? Su questo sospetto si basa tutta Opera aperta.<\/p><\/blockquote>\n<p>Eco torner\u00e0 sullo stesso punto in un\u2019opera successiva, Lector in fabula (1979), in questi termini (ivi, p. 6):<\/p>\n<blockquote><p>Opera aperta era da poco apparsa in edizione francese, nel 1965, quando Claude L\u00e9vi-Strauss, in una intervista concessa a Paolo Caruso, diceva: \u201cC\u2019\u00e8 un libro molto notevole di un suo compatriota, l\u2019Opera aperta, il quale difende appunto una formula che non posso assolutamente accettare. Quel che fa che un\u2019opera sia un\u2019opera, non \u00e8 il suo essere aperta ma il suo essere chiusa. Un\u2019opera \u00e8 un oggetto dotato di propriet\u00e0 precise, che spetta all\u2019analisi individuare, e che pu\u00f2 essere interamente definita in base a tali propriet\u00e0. E quando Jakobson e io abbiamo cercato di fare un\u2019analisi strutturale di un sonetto di Baudelaire, non l\u2019abbiamo certamente trattato come un\u2019opera aperta in cui potessimo trovare tutto quello che le epoche successive ci avessero messo dentro, ma come un oggetto che, una volta creato dall\u2019autore, aveva la rigidezza, per cos\u00ec dire, di un cristallo: onde la nostra funzione si riduceva a metterne in luce le propriet\u00e0.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Questo brano si presta a due interpretazioni. Se L\u00e9vi-Strauss voleva dire che non si pu\u00f2 affermare che un\u2019opera contiene tutto quello che chiunque pu\u00f2 metterci dentro, non si pu\u00f2 che convenirne, e io stesso nel mio libro non dicevo diversamente. Se invece vuole dire che il contenuto (anche ammesso che esso sia univoco e definito dall\u2019autore una volta per tutte) \u00e8 definitivamente manifestato dalla superficie significante dell\u2019opera, cos\u00ec come la struttura molecolare di un cristallo si manifesta all\u2019analisi, anche se condotta per mezzo di un computer, e l\u2019occhio di chi analizza non contribuisce per nulla al formarsi di quella struttura, allora non sono d\u2019accordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Il saggio di Marsciani oggetto della conversazione \u00e8 \u201cModelli e modelle. Sul dinamismo delle strutture\u201d, raccolto nel volume Minima semiotica (Mimesis 2012), pp. 77-82. Il confronto di Marsciani con l\u2019opera di Merleau-Ponty prosegue in alcuni altri saggi dello stesso volume, ma \u00e8 approfondito in particolar modo nel primo volume delle sue Ricerche semiotiche (Esculapio 2012). 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