{"id":431,"date":"2012-10-23T10:25:23","date_gmt":"2012-10-23T10:25:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=431"},"modified":"2012-11-22T12:08:49","modified_gmt":"2012-11-22T11:08:49","slug":"gigante-egoista-lancioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/gigante-egoista-lancioni\/","title":{"rendered":"La funzione delle figure nel discorso: \u201cIl Gigante egoista\u201d di Oscar Wilde &#8211; Tarcisio Lancioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Tarcisio Lancioni<\/strong><\/p>\n<p><strong>La funzione delle figure nel discorso: \u201cIl Gigante egoista\u201d di Oscar Wilde\u00a0 <\/strong>(<a href=\"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/figure.rtf\">clicca qui<\/a> per scaricare il file in .txt)<\/p>\n<p><strong>1\u00a0\u00a0 \u00a0Premessa.<\/strong><br \/>\nNel quadro della semiotica strutturale, e in particolare nella tradizione di ricerca legata al lavoro di Algirdas Julien Greimas, al problema della \u201cfigurativit\u00e0\u201d viene assegnato uno statuto teorico abbastanza ben precisato: essa occupa lo strato pi\u00f9 esterno, pi\u00f9 superficiale, del cosiddetto Percorso Generativo del Senso, quello della semantica discorsiva, e si definisce come il luogo teorico di costituzione degli effetti di realt\u00e0. E\u2019 a questo livello che le istanze teoriche pi\u00f9 astratte dei livelli pi\u00f9 profondi assumono una concretezza percettiva, con vari possibili gradi di intensit\u00e0, configurandosi in immagini, in figure appunto, e con ci\u00f2 rendendo conto della dimensione sensibile e percettiva del senso.<br \/>\nNel corso degli ultimi venti anni, questa dimensione del senso \u00e8 stata oggetto di riflessione costante e di continue rielaborazioni, soprattutto ad opera di alcuni ricercatori francesi, tra cui ricordiamo in particolare, per la ricchezza del contributo, Denis Bertrand, Jean Marie Floch, Jacques Geninasca, Joseph Court\u00e9s, Claude Zilberberg, Teresa Keane, oltre allo stesso Greimas.<br \/>\nObiettivo di questo intervento non \u00e8 quello di riassumere le tappe di questa ricerca n\u00e9 quello di valutarne le diverse sfaccettature, ma solo quello di entrare nel merito di una delle questioni aperte da quelle ricerche e che verte sulla capacit\u00e0 del figurativo di \u201crendersi autonomo\u201d aprendo la lettura a un \u201cragionamento figurativo\u201d che sembra seguire regole proprie. Problematica che, riprendendo una formulazione di Denis Bertrand, potremmo definire come questione della \u201cprofondit\u00e0 del figurativo\u201d. Questa impressione di \u201cderiva del figurativo\u201d, se accostata alle precedenti definizioni, di cui si \u00e8 detto sopra, sembra nascondere un paradosso: da un lato, se si immagina il Percorso Generativo come una stratificazione orientata della costituzione del senso che \u201cva\u201d dalla dimensione pi\u00f9 astratta a quelle pi\u00f9 superficiali in vista della manifestazione, essa dovrebbe darsi semplicemente come luogo di compimento del senso in vista della manifestazione, mentre, dall\u2019altro, se si immagina un \u201corientamento\u201d interpretativo che muova dalla manifestazione verso le strutture immanenti, essa sembra configurarsi come luogo di origine di percorsi di articolazione del senso \u201calla deriva\u201d,\u00a0 cio\u00e8 \u201cindipendenti\u201d dalla via maestra del Percorso Generativo, e per nulla lineari.<br \/>\nMi sembra che in tal maniera si trovino a venir messi in discussione alcuni assunti della teoria, che forse non sono davvero n\u00e9 solidi n\u00e9 condivisi all\u2019interno della tradizione greimasiana.<br \/>\nInnanzitutto, la questione che qua e l\u00e0 continua ad emergere della \u201cpercorribilit\u00e0\u201d del Percorso Generativo del senso, con il corollario del verso di questa percorribilit\u00e0: il Percorso Generativo \u201cva\u201d dalle strutture profonde a quelle di superficie o viceversa?<br \/>\nQuestione che, ad esempio, viene posta per due volte e con motivazioni diverse in lavori recenti di Jacques Fontanille, la prima, in S\u00e9miotique du Discours, dove si sostiene che il Processo \u201cascendente\u201d dall\u2019astratto al figurativo caratterizzerebbe il vecchio modo di procedere della Semiotica testuale, mentre il processo inverso caratterizzerebbe la nuova Semiotica discorsiva; la seconda in Il corpo, dove si sostiene la necessit\u00e0 epistemologica di prevedere la posizione di una istanza presupposta dal Percorso Generativo quale Soggetto in grado di percorrere il Percorso stesso, che nel caso particolare sarebbe appunto \u201cil corpo\u201d.<br \/>\nPremesso che la distinzione fra semiotica del testo e semiotica del discorso mi sembra del tutto surrettizia, vorrei argomentare il perch\u00e9 tale approccio al Percorso Generativo mi sembri oltre che poco produttivo anche, e pi\u00f9 pericolosamente, fuorviante in quanto frutto di un abbaglio metaforico.<br \/>\nEvidentemente non \u00e8 sufficiente l\u2019affermazione continuamente ribadita che \u201cGenerativo\u201d non significa \u201cGenetico\u201d, se si continua a sollevare il problema della percorribilit\u00e0 del percorso, poich\u00e9 tale questione sposta necessariamente il Percorso Generativo stesso dall\u2019ordine del Sistema, a cui l\u2019intera trattazione greimasiana lo ancora, a quello del Processo: solo immaginando un \u201cprocesso generativo\u201d possono essere poste le questioni del verso di percorrenza e del Soggetto competente per percorrerlo, ma ci\u00f2 che ne consegue \u00e8 nuovamente l\u2019identificazione del \u201cgenerativo\u201d con il \u201cgenetico\u201d.<br \/>\nIn secondo luogo, ma non secondariamente, immaginare un\u2019istanza capace di percorrere il Percorso Generativo significa necessariamente portare questa istanza al di fuori del Percorso e dunque, sempre necessariamente, sottrarla al processo di stratificazione del senso. Ma mi sembra che se sosteniamo che \u201cesiste\u201d, a garanzia della possibilit\u00e0 di costituzione del senso, come vorrebbe Fontanille, una istanza esterna al Percorso Generativo, e che in quanto tale sar\u00e0 non stratificabile e potr\u00e0 essere non assoggettata al modello di articolazione del senso che esso prevede, significa semplicemente negare ogni valore epistemologico e di conseguenza, necessariamente, ogni validit\u00e0 euristica al modello teorico della semiotica generativa.<br \/>\nQuesta incongruenza mi pare che per altro traspaia in modo evidente anche dalle stesse pagine del testo di Fontanille, dove \u201cil corpo\u201d nei diversi saggi che costituiscono l\u2019opera viene di volta in volta assoggettato ad una articolazione attanziale (poich\u00e9 il gioco di articolazioni degli io-ipse\u2026altro non \u00e8 che un esercizio di analisi attanziale, anche se gli attanti sono denominati in modo non convenzionale) o visto come figura all\u2019interno di configurazione discorsive diverse, e con ci\u00f2 trattato semplicemente come un qualsiasi altro testo o come figura all\u2019interno di testi, con la complessa mutevolezza che \u00e8 propria di ogni oggetto di senso,\u00a0 mentre si continua a sostenere che il corpo sussiste come istanza esterna al PG, e che dunque non dovrebbe essere articolato secondo i modelli del PG stesso.<\/p>\n<p>Credo che, anche se ci\u00f2 potrebbe apparire antiquato a qualche modernista, il Percorso Generativo del senso resti uno strumento ancora irrinunciabile della semiotica generativa, anche se si definisce \u201cpost-greimasiana\u201d, e che valga la pena continuare a riflettere sul modello teorico che esso propone, ma credo che a questo fine, senza salti epistemologici, sia opportuno continuare a pensare il Percorso Generativo come articolazione stratificata di metalinguaggi corredata da regole di trasformazione e di traduzione, ognuno dei cui livelli costituisce una struttura interpretativa per l\u2019altro, anche se ci\u00f2 pu\u00f2 avere un acre odore strutturale (o peggio strutturalista) invece che pi\u00f9 apprezzate fragranze kantiane, fatte di categorie articolate \u201ca priori\u201d, e indipendentemente da ogni occorrenza testuale, in cerca di manifestazioni, curiosamente smerciate con il nome di \u201cfenomenologia\u201d.<br \/>\nContinuare a considerare il Percorso Generativo come articolazione stratificata di metalinguaggi, significa anche evitare di usare ciascuno di questi metalinguaggi per descrivere gli altri, pratica nella quale indulge invece certa epistemologia semiotica contemporanea, e ci\u00f2 non solo per questioni di etichetta o di passiva e fedele resistenza ad antichi diktat (Semantica strutturale), ma assai pi\u00f9 banalmente perch\u00e9 applicare il linguaggio di un livello agli altri livelli significa analizzare quei livelli non per la struttura logica che li caratterizza ma per il discorso che, inevitabilmente, li manifesta.<br \/>\nScambiare l\u2019analisi di una struttura logica, che richiederebbe un diverso metalinguaggio adeguato, per l\u2019analisi del discorso che la manifesta, affrontabile con gli strumenti, e con il linguaggio, del percorso generativo, porta inevitabilmente a modellizzare ciascuno dei livelli secondo le strutture dell\u2019altro, con inevitabili effetti di loop ricorsivi e paradossi apparentemente irrisolvibili, come gi\u00e0 tempo fa insegnavano Russell e Whitehead. Se applico il modello semio narrativo per descrivere e concettualizzare gli altri livelli del Percorso mi ritrover\u00f2 inevitabilmente con attanti ovunque: attanti del discorso, attanti delle strutture profonde, attanti delle strutture tensive, e cos\u00ec via, ma a questo punto sar\u00e0 inutile che io vada a denominarli proto-attanti, quasi-attanti, attanti-del-discorso, ecc. poich\u00e9 non avr\u00f2 pi\u00f9 una serie di metalinguaggi distinti ma un solo metalinguaggio in cui tutti gli attanti sono grigi per quanti sforzi di differenziazione io possa fare, in quanto sar\u00e0 il modello logico di articolazione ad essere condizionato e uniformato ad una sola prospettiva, rendendo di fatto inutile l\u2019articolazione per livelli. E a questo punto, forse, potr\u00e0 apparire pi\u00f9 chiara la provenienza dei suggerimenti di abbandonare un ormai inutile modello stratificato del senso, o della ricerca di salvezza in una qualche istanza non stratificata e non stratificabile.<br \/>\nTutto ci\u00f2 semplicemente per tornare a reinquadrare il nostro problema iniziale: qual \u00e8 la posizione del figurativo nella semiotica generativa e perch\u00e9 se affrontiamo il problema muovendo dall\u2019analisi dei testi (o dei discorsi), come ben ci mostrano i lavori di Bertrand citati, esso apre a derive di senso che facciamo fatica a prevedere quando ci limitiamo a una definizione puramente teorico-deduttiva del figurativo quale luogo di convocazione lineare degli investimenti semantici pi\u00f9 astratti?<br \/>\nVorremmo ora provare a porre la questione a partire da una piccola analisi testuale dedicata ad uno dei racconti brevi di Oscar Wilde: The Selfish Giant.<\/p>\n<p>[ &#8230; omissis &#8230; ]<\/p>\n<p><strong>3.\u00a0\u00a0 \u00a0Conclusioni<\/strong><br \/>\nL\u2019interesse per la dimensione figurativa dei testi, sorretta dalle descrizioni, dalle qualificazioni, ecc. non \u00e8 certo esclusivo della semiotica, e per convincersene \u00e8 sufficiente dare un\u2019occhiata all\u2019Anatomia della critica di Frye per vedere come questo aspetto sia centrale e rilevante in altri ambiti di studio, tanto che \u00e8 proprio sulla base di forme ricorrenti o stereotipate di trattamento figurativo che in questo testo vengono costruite buona parte delle classificazioni tipologiche.<br \/>\nMa come sappiamo, la diversit\u00e0 dell\u2019impostazione semiotica sta nel fatto che essa non mira a cogliere evoluzioni e trasformazioni estetiche, o di poetica, ma a studiare in che modo questa dimensione contribuisce alla produzione di \u201csignificazione\u201d.<br \/>\nOra, come abbiamo detto nell\u2019introduzione, ci sembra che il tentativo di ridurre teoricamente il problema della figurativit\u00e0 a quello di una semplice articolazione di marche semantiche riconducibili alla sfera percettiva-sensoriale, in vista della produzione di \u201ceffetti di realt\u00e0\u201d pi\u00f9 o meno marcati, entri in conflitto con la ricchezza delle aperture simboliche che l\u2019analisi di quelle stesse figure pu\u00f2 rivelare, come gi\u00e0 emergeva efficacemente nel Maupassant di Greimas e come speriamo di aver contribuito a mostrare con la nostra analisi del Gigante egoista.<br \/>\nQueste difficolt\u00e0 teoriche potrebbero derivare da un aspetto del livello discorsivo dei testi che forse non \u00e8 stato sufficientemente studiato, e che potrebbe essere considerato come una estensione dell\u2019affermazione hjelmsleviana secondo cui non si danno testi, per quanto semplici, che possano essere ricondotti ad una sola forma. Per Hjelmslev ci\u00f2 significava che a formare un testo (verbale) concorrevano oltre alla semiotica linguistica (denotativa) primaria anche una serie di semiotiche connotative specifiche (forme stilistiche, gergali, ecc.). Quello che qui vorremmo invece suggerire \u00e8 che il livello discorsivo delle semiotiche \u00e8 il luogo proprio di incorporazione di semiotiche diverse, linguistiche e non linguistiche, chiamate ad articolare le strutture pi\u00f9 profonde della significazione secondo forme che sono loro peculiari.<br \/>\nCi\u00f2 significherebbe che il linguaggio verbale non solo funziona come sistema modellizzante primario rispetto alle altre semiotiche, nell\u2019accezione dei semiotici sovietici, ovvero come sistema in cui possono essere tradotti e detti i contenuti degli altri sistemi, ma che funzionerebbe anche come luogo di articolazione secondario di altri sistemi semiotici. Sarebbe allora a causa di ci\u00f2 che dentro un testo verbale possiamo trovare all\u2019opera semiotiche visive e plastiche, poich\u00e9 le figure ivi allestite possono essere trattate come in un testo visivo e rese parimenti capaci di manifestare contenuti propri; ma anche semiotiche spaziali, poich\u00e9 l\u2019articolazione e l\u2019allestimento dei luoghi descritti, i loro regimi di accessibilit\u00e0, ecc. possono assumere valore significante al pari dei luoghi vissuti; e ancora semiotiche prossemiche, semiotiche gestuali, ecc.<br \/>\nIn Tempo e racconto, Ric\u0153ur parla di una \u201cquasi-temporalit\u00e0\u201d per rendere conto degli effetti di senso temporali costruiti all\u2019interno dell\u2019universo di finzione; in modo analogo potremmo qui parlare del dipanarsi di tutta una serie di \u201cquasi-semiotiche\u201d ognuna portatrice di una proprio contributo semantico alla significativit\u00e0 complessiva del testo, anche se a nostro avviso non vi \u00e8 nessuna necessit\u00e0 di apporre il \u201cquasi\u201d alle diverse forme semiotiche allestite dal testo, si tratta infatti di forme pienamente significanti e analizzabili nella loro autonomia, e che, almeno dal punto di vista della generazione e della strutturazione del senso, che \u00e8 quello che ci interessa in quanto \u00e8 l\u2019unico pertinente dal nostro punto di vista, non sono diverse dalle semiotiche \u201cpraticate\u201d fuori dai testi narrativi: le articolazioni spaziali sono significanti in ambito architettonico o urbanistico, cos\u00ec come lo sono nella definizione delle gerarchie sociali, nella valorizzazione delle dinamiche di comportamento, nell\u2019articolazione delle rappresentazioni teatrali o pittoriche, nell\u2019organizzazione delle dislocazioni, dei movimenti o dei regimi di accessibilit\u00e0 all\u2019interno di una narrazione, si tratti di un racconto di finzione, di una narrazione storica o del resoconto\/descrizione di una qualsiasi attivit\u00e0 o impresa.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, ci\u00f2 che ci sembra poco pertinente o peggio ancora fuorviante \u00e8 l\u2019impostazione tradizionale del rapporto fra l\u2019universo delle rappresentazioni: verbali, pittoriche, cinematografiche, ecc. e l\u2019universo delle pratiche, ovverosia, ancora pi\u00f9 in generale, il cosiddetto problema del \u201criferimento\u201d: \u00e8 nostra convinzione che la nostra condizione umana sia definita da un\u2019immersione costante entro un orizzonte di senso unico, variamente articolato ma senza differenze qualitative: non abbiamo \u201csegni\u201d di cui bisogna spiegare come possano riferirsi a oggetti del mondo (o a classi degli stessi), abbiamo esperienze sensate del mondo sia quando leggiamo un racconto di viaggio sia quando viaggiamo: \u00e8 il mondo \u201cin s\u00e9\u201d a cui i segni dovrebbero riferirsi ad essere equivoco, o meglio, continuamente equivocato, questo infatti non ci si d\u00e0, o almeno non ci si d\u00e0 soltanto, come un universo di \u201ccose\u201d brute indipendenti da noi ma ci si d\u00e0 sempre come orizzonte di senso ed \u00e8 in quanto tale che noi viviamo in esso e ad esso ci rapportiamo, ma il \u201csenso\u201d si d\u00e0 come effetto a partire da un lavoro interpretativo continuo che tende a conciliare e a rendere compatibili fra loro le diverse esperienze che ne abbiamo e che si configurano tutte come pratiche di comprensione e di costruzione del senso, dunque come pratiche di tipo semiotico.<br \/>\nTornando a Ric\u0153ur, o a Geertz, a cui Ric\u0153ur rinvia ulteriormente, la nostra vita nel mondo \u00e8 sensata nella misura in cui esiste una \u201cnaturale\u201d articolazione semiotica delle pratiche quotidiane, che precede qualsiasi costruzione esplicitamente rappresentativa di quella stessa realt\u00e0 e che costituisce un presupposto per quelle stesse rappresentazioni e su cui quelle rappresentazioni si basano. In tal modo il \u201criferimento\u201d appare una questione secondaria, o fuorviante, perch\u00e9 la sua stessa posizione pu\u00f2 darsi solo come riflessione a posteriori, dopo che una singola forma semiotica, ad esempio quella linguistica, \u00e8 stata isolata e autonomizzata, mentre la condizione di esercizio abituale di quella forma semiotica non \u00e8 mai, salvo regimi particolari di sperimentazione, autonoma ma \u00e8 sempre di carattere \u201csincretico\u201d.<\/p>\n<p>Ora, e questo \u00e8 il punto da cui siamo partiti e a cui vogliamo tornare, questa circolazione del senso fra semiotiche diverse, quale condizione della costruzione di un orizzonte di senso \u201cgrosso modo\u201d omogeneo non si attua solo nel confronto fra rappresentazioni e pratiche ma caratterizza al loro interno sia le rappresentazioni, entro cui si articolano semiotiche diverse, che le pratiche che articolano fra loro, in continuazione, forme semiotiche diverse e che solo a posteriori, analiticamente, \u00e8 possibile separare e analizzare autonomemente.<br \/>\nSospettiamo in realt\u00e0 che questa caratteristica non sia una caratteristica propria del verbale ma sia una caratteristica della dimensione discorsiva dei testi, di qualsiasi testo, e che quindi ogni testo possa articolare anche, secondariamente, modelli precipui di \u201caltre\u201d semiotiche, basti vedere come la pittura \u00e8 in grado di articolare, in modo pi\u00f9 che efficace, semiotiche prossemiche, gestuali, spaziali, ecc.<br \/>\nDunque il livello discorsivo dei testi, ovviamente in maniera diversa a seconda del singolo testo e della tipologia della semiotica primaria che quel testo manifesta, si caratterizza per la sua capacit\u00e0 di articolare una molteplicit\u00e0 di semiotiche diverse e di farle lavorare sia in modo omogeneo sia in modo discorde e conflittuale, fino a generare vere polifonie di semiotiche e non solo di voci, variandone le rilevanze e gli statuti reciproci, con funzioni di commento, antitesi ironica, contrappunto, e cos\u00ec via.<br \/>\nNell\u2019esempio che abbiamo proposto \u00e8 emerso l\u2019incrocio di alcune di queste semiotiche all\u2019interno di un testo verbale, di un racconto, dove ci sembra che sia opportuno articolare invece che una sola categoria di \u201cfigurativit\u00e0\u201d una serie di questioni semiotiche diverse: una strettamente figurativa con il suo sostrato plastico, con una vera e propria semiotica visiva in opera, una di tipo spaziale, con problemi di allestimento figurativo di ambiente e di variazione dei loro regimi di accessibilit\u00e0 per i diversi attori in gioco; una di tipo prossemico e cinesico in cui assumono valore significante i movimenti e le relazioni di distanza fra personaggi, tutte in relazione con la pi\u00f9 profonda e comune strutturazione narrativa del racconto<br \/>\nLa tesi che vorremmo sostenere \u00e8 che queste semiotiche \u201cimbricate\u201d siano capaci di sostenere una sorta di controcanto di commento alla narrazione degli eventi, in forma di ragionamento figurato che cerca di costruire una mediazione accettabile fra forme diverse, e incompatibili, di temporalit\u00e0 rappresentata ad esempio: tempo della vita quotidiana, tempo ciclico dei fenomeni atmosferici, tempo mitico e \u201ctempo\u201d eterno, costruendo al proprio interno, per trasformazioni successive, gli strumenti per \u201cdare figura sensibile\u201d a concetti astratti come quello della \u201cvita eterna\u201d; oppure di manifestare sensibilmente un processo continuo di trasformazione delle relazioni fra i personaggi mostrando figurativamente come questi possono progressivamente avvicinarsi fino ad annullare ogni distanza.<br \/>\nNulla di nuovo, da questo punto di vista, ma solo una ennesima variazione sul tema levi-straussiano del mito come conciliazione di opposti, dunque. In realt\u00e0, vorremmo suggerire che la conciliazione di opposti \u00e8 una delle possibili funzioni articolate dall\u2019intreccio di semiotiche imbricate. La conciliazione di opposti si configura infatti come lavoro di mediazione fra \u201cconcetti\u201d gi\u00e0 dati nella cultura, \u00e8 nostra impressione invece (al di l\u00e0 del fatto che non ci occupiamo qui di un mito ma solo di un racconto favolistico che fa uso di materiale mitico) che il testo in oggetto, ma vorremmo meglio dire \u201ci testi\u201d, non si limitino a giustapporre e articolare categorie \u201cgi\u00e0 date\u201d ma che possano lavorare alla costruzione di categorie e di concetti in modo originale, proponendosi come vere e proprie riflessioni, anche se in controcanto e non esplicite e dirette, sui modi di concepire le dinamiche del senso all\u2019interno di una cultura, e crediamo, ci si perdoni l\u2019atto di fede, che la figurativit\u00e0 sia una delle dimensioni centrali di questa lavoro testuale, dimensione all\u2019interno della quale le diverse semiotiche hanno la possibilit\u00e0 non solo di \u201cdire\u201d semiotiche diverse ma di incorporarle e di farle lavorare congiuntamente.<\/p>\n<p><strong>THE SELFISH GIANT<\/strong><\/p>\n<p>Every afternoon, as they were coming from school, the children used to go and play in the Giant&#8217;s garden. It was a large lovely garden, with soft green grass.\u00a0 Here and there over the grass stood beautiful flowers like stars, and there were twelve peach-trees that in the spring-time broke out into delicate blossoms of pink and pearl, and in the autumn bore rich fruit.\u00a0 The birds sat on the trees and sang so sweetly that the children used to stop their games in order to listen to them.\u00a0 &#8220;How happy we are here!&#8221; they cried to each other.<br \/>\nOne day the Giant came back.\u00a0 He had been to visit his friend the Cornish ogre, and had stayed with him for seven years.\u00a0 After the seven years were over he had said all that he had to say, for his conversation was limited, and he determined to return to his own castle.\u00a0 When he arrived he saw the children playing in the garden.<br \/>\n&#8220;What are you doing here?&#8221; he cried in a very gruff voice, and the children ran away.<br \/>\n&#8220;My own garden is my own garden,&#8221; said the Giant; &#8220;any one can understand that, and I will allow nobody to play in it but myself.&#8221; So he built a high wall all round it, and put up a notice-board.<\/p>\n<p>TRESPASSERS WILL BE PROSECUTED<\/p>\n<p>He was a very selfish Giant.<br \/>\nThe poor children had now nowhere to play.\u00a0 They tried to play on the road, but the road was very dusty and full of hard stones, and they did not like it.\u00a0 They used to wander round the high wall when their lessons were over, and talk about the beautiful garden inside.\u00a0 &#8220;How happy we were there,&#8221; they said to each other.<br \/>\nThen the Spring came, and all over the country there were little blossoms and little birds.\u00a0 Only in the garden of the Selfish Giant it was still winter.\u00a0 The birds did not care to sing in it as there were no children, and the trees forgot to blossom.\u00a0 Once a beautiful flower put its head out from the grass, but when it saw the notice-board it was so sorry for the children that it slipped back into the ground again, and went off to sleep.\u00a0 The only people who were pleased were the Snow and the Frost.\u00a0 &#8220;Spring has forgotten this garden,&#8221; they cried, &#8220;so we will live here all the year round.&#8221;\u00a0 The Snow covered up the grass with her great white cloak, and the Frost painted all the trees silver.\u00a0 Then they invited the North Wind to stay with them, and he came.\u00a0 He was wrapped in furs, and he roared all day about the garden, and blew the chimney-pots down.\u00a0 &#8220;This is a delightful spot,&#8221; he said, &#8220;we must ask the Hail on a visit.&#8221;\u00a0 So the Hail came.\u00a0 Every day for three hours he rattled on the roof of the castle till he broke most of the slates, and then he ran round and round the garden as fast as he could go.\u00a0 He was dressed in grey, and his breath was like ice.<br \/>\n&#8220;I cannot understand why the Spring is so late in coming,&#8221; said the Selfish Giant, as he sat at the window and looked out at his cold white garden; &#8220;I hope there will be a change in the weather.&#8221;<br \/>\nBut the Spring never came, nor the Summer.\u00a0 The Autumn gave golden fruit to every garden, but to the Giant&#8217;s garden she gave none. &#8220;He is too selfish,&#8221; she said.\u00a0 So it was always Winter there, and the North Wind, and the Hail, and the Frost, and the Snow danced about through the trees.<br \/>\nOne morning the Giant was lying awake in bed when he heard some lovely music.\u00a0 It sounded so sweet to his ears that he thought it must be the King&#8217;s musicians passing by.\u00a0 It was really only a little linnet singing outside his window, but it was so long since he had heard a bird sing in his garden that it seemed to him to be the most beautiful music in the world.\u00a0 Then the Hail stopped dancing over his head, and the North Wind ceased roaring, and a delicious perfume came to him through the open casement.\u00a0 &#8220;I believe the Spring has come at last,&#8221; said the Giant; and he jumped out of bed and looked out.<br \/>\nWhat did he see?<br \/>\nHe saw a most wonderful sight.\u00a0 Through a little hole in the wall the children had crept in, and they were sitting in the branches of the trees.\u00a0 In every tree that he could see there was a little child.\u00a0 And the trees were so glad to have the children back again that they had covered themselves with blossoms, and were waving their arms gently above the children&#8217;s heads.\u00a0 The birds were flying about and twittering with delight, and the flowers were looking up through the green grass and laughing.\u00a0 It was a lovely scene, only in one corner it was still winter.\u00a0 It was the farthest corner of the garden, and in it was standing a little boy.\u00a0 He was so small that he could not reach up to the branches of the tree, and he was wandering all round it, crying bitterly.\u00a0 The poor tree was still quite covered with frost and snow, and the North Wind was blowing and roaring above it.\u00a0 &#8220;Climb up! little boy,&#8221; said the Tree, and it bent its branches down as low as it could; but the boy was too tiny.<br \/>\nAnd the Giant&#8217;s heart melted as he looked out.\u00a0 &#8220;How selfish I have been!&#8221; he said; &#8220;now I know why the Spring would not come here.\u00a0 I will put that poor little boy on the top of the tree, and then I will knock down the wall, and my garden shall be the children&#8217;s playground for ever and ever.&#8221;\u00a0 He was really very sorry for what he had done.<br \/>\nSo he crept downstairs and opened the front door quite softly, and went out into the garden.\u00a0 But when the children saw him they were so frightened that they all ran away, and the garden became winter again.\u00a0 Only the little boy did not run, for his eyes were so full of tears that he did not see the Giant coming.\u00a0 And the Giant stole up behind him and took him gently in his hand, and put him up into the tree.\u00a0 And the tree broke at once into blossom, and the birds came and sang on it, and the little boy stretched out his two arms and flung them round the Giant&#8217;s neck, and kissed him.\u00a0 And the other children, when they saw that the Giant was not wicked any longer, came running back, and with them came the Spring.\u00a0 &#8220;It is your garden now, little children,&#8221; said the Giant, and he took a great axe and knocked down the wall.\u00a0 And when the people were going to market at twelve o&#8217;clock they found the Giant playing with the children in the most beautiful garden they had ever seen.<br \/>\nAll day long they played, and in the evening they came to the Giant to bid him good-bye.<br \/>\n&#8220;But where is your little companion?&#8221; he said:\u00a0 &#8220;the boy I put into the tree.&#8221;\u00a0 The Giant loved him the best because he had kissed him.<br \/>\n&#8220;We don&#8217;t know,&#8221; answered the children; &#8220;he has gone away.&#8221;<br \/>\n&#8220;You must tell him to be sure and come here to-morrow,&#8221; said the Giant.\u00a0 But the children said that they did not know where he lived, and had never seen him before; and the Giant felt very sad.<br \/>\nEvery afternoon, when school was over, the children came and played with the Giant.\u00a0 But the little boy whom the Giant loved was never seen again.\u00a0 The Giant was very kind to all the children, yet he longed for his first little friend, and often spoke of him.\u00a0 &#8220;How I would like to see him!&#8221; he used to say.<br \/>\nYears went over, and the Giant grew very old and feeble.\u00a0 He could not play about any more, so he sat in a huge armchair, and watched the children at their games, and admired his garden.\u00a0 &#8220;I have many beautiful flowers,&#8221; he said; &#8220;but the children are the most beautiful flowers of all.&#8221;<br \/>\nOne winter morning he looked out of his window as he was dressing. He did not hate the Winter now, for he knew that it was merely the Spring asleep, and that the flowers were resting.<br \/>\nSuddenly he rubbed his eyes in wonder, and looked and looked.\u00a0 It certainly was a marvellous sight.\u00a0 In the farthest corner of the garden was a tree quite covered with lovely white blossoms.\u00a0 Its branches were all golden, and silver fruit hung down from them, and underneath it stood the little boy he had loved.<br \/>\nDownstairs ran the Giant in great joy, and out into the garden.\u00a0 He hastened across the grass, and came near to the child.\u00a0 And when he came quite close his face grew red with anger, and he said, &#8220;Who hath dared to wound thee?&#8221;\u00a0 For on the palms of the child&#8217;s hands were the prints of two nails, and the prints of two nails were on the little feet.<br \/>\n&#8220;Who hath dared to wound thee?&#8221; cried the Giant; &#8220;tell me, that I may take my big sword and slay him.&#8221;<br \/>\n&#8220;Nay!&#8221; answered the child; &#8220;but these are the wounds of Love.&#8221;<br \/>\n&#8220;Who art thou?&#8221; said the Giant, and a strange awe fell on him, and he knelt before the little child.<br \/>\nAnd the child smiled on the Giant, and said to him, &#8220;You let me play once in your garden, to-day you shall come with me to my garden, which is Paradise.&#8221;<br \/>\nAnd when the children ran in that afternoon, they found the Giant lying dead under the tree, all covered with white blossoms.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Tarcisio Lancioni La funzione delle figure nel discorso: \u201cIl Gigante egoista\u201d di Oscar Wilde\u00a0 (clicca qui per scaricare il file in .txt) 1\u00a0\u00a0 \u00a0Premessa. Nel quadro della semiotica strutturale, e in particolare nella tradizione di ricerca legata al lavoro di Algirdas Julien Greimas, al problema della \u201cfigurativit\u00e0\u201d viene assegnato uno statuto teorico abbastanza ben precisato: essa occupa lo strato pi\u00f9&hellip;<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"btn btn-default\" href=\"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/gigante-egoista-lancioni\/\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-431","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ed2006-2007"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=431"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/431\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":837,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/431\/revisions\/837"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=431"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=431"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}