{"id":439,"date":"2012-10-23T10:37:43","date_gmt":"2012-10-23T10:37:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=439"},"modified":"2012-11-22T12:07:52","modified_gmt":"2012-11-22T11:07:52","slug":"enunciazione-jacopo-cirillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/enunciazione-jacopo-cirillo\/","title":{"rendered":"Sull&#8217;enunciazione (a partire da un caso limite) &#8211; Jacopo Cirillo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Jacopo Cirillo<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sull&#8217;enunciazione (a partire da un caso limite) <\/strong>(<a href=\"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/incredibile dave.rtf\">clicca qui<\/a> per scaricare il file in formato .rtf)<\/p>\n<p>Nell\u2019estratto 1 il protagonista del libro, che \u00e8 anche la voce narrante e lo stesso autore empirico, si presenta negli studi di Mtv per un provino, per entrare a far parte di un programma della rete. Per 45 pagine si snoda l\u2019intervista tra Laura Folger, l\u2019addetta al casting e Dave, con tipiche domande oscillanti tra il banale e il prevedibile (ma sempre con risposte brillantissime).<br \/>\nGraficamente i turni di parola sono resi con l\u2019uso del corsivo per le domande e del normale stampatello minuscolo per le risposte. Dunque corsivo per lei e stampatello per lui. Non ci sono altri personaggi presenti.<br \/>\nA un certo punto, inaspettatamente, dopo l\u2019ennesima divagazione del giovane candidato, accade qualcosa: l\u2019intervistatrice (o almeno colei che crediamo essere tale) smaschera Dave accorgendosi che \u201cquesta non \u00e8 la riproduzione del colloquio cos\u00ec come \u00e8 andato\u201d. Anzi, \u201cal vero colloquio non ci assomiglia nemmeno\u201d, dilungandosi poi sulla bont\u00e0 della scelta del ragazzo, un buon espediente per mettere insieme tutti gli eterogenei aneddoti della sua vita.<br \/>\nDopo questo inciso tutto torna nella norma con la domanda di rito \u201cdunque cosa pensi di poter dare al programma?\u201d, riportandoci bruscamente alla realt\u00e0 o meglio alla finzione.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 appena successo? Senza alcun preavviso e senza alcuna marca enunciativa da una normale situazione di intervista si passa ad un colloquio sull\u2019intervista o meglio sul modo in cui l\u2019intervista \u00e8 stata resa. Ma resa dove? Evidentemente sulle pagine del libro. C\u2019\u00e8 una sorta di elevazione al quadrato dell\u2019intervista, una metaintervista in cui il narratore\/protagonista\/autore empirico deve rispondere riguardo al modo in cui ha scritto l\u2019intervista, al grado di fedelt\u00e0 con cui l\u2019ha riportata su carta. Ma chi glielo chiede? Non certo la stessa Laura Folger di Mtv, forse qualcuno che ha appena letto la parte sull\u2019intervista nel libro che anche noi abbiamo in mano. Appena il lettore si rende conto di questa stranezza il patto finzionale appena rotto viene subito ripristinato, come appena visto.<br \/>\nLa domanda insiste ancora: cos\u2019\u00e8 appena successo?<br \/>\nC\u2019\u00e8 stato evidentemente uno scarto tra due livelli tra loro dipendenti. La questione sta nello scoprire cosa li lega. E\u2019 forse uno scarto temporale? Dunque un\u2019inaspettata prolessi, l\u2019autore qualche mese dopo l\u2019intervista porta il manoscritto a Laura Folger che, ricordandosi bene com\u2019era effettivamente andata, scopre il trucco?<br \/>\nLa questione \u00e8 legata indissolubilmente al problema dell\u2019enunciazione, rappresentandone evidentemente un caso limite, ed \u00e8 questa strada che bisogna battere.<\/p>\n<p>Sappiamo ormai molto bene, dalle varie discussioni dell\u2019anno scorso in questo seminario, la differenza di vedute tra l\u2019enunciazione greimasiana (soggetto dell\u2019enunciazione trascendentale, soggettivit\u00e0 della presenza a se stessi, io qui ora, e del suo continuo disinnesco nell\u2019enunciato) e quella interpretativa avanzata da Paolucci nel famoso seminario di due anni fa. Il rischio che si corre adesso \u00e8 quello di partire gi\u00e0 prevenuti e fare una caricatura della teoria che si considera sbagliata per risaltare i pregi di quella \u201cgiusta\u201d. Penso invece, e questo \u00e8 pi\u00f9 uno spunto di discussione che un mio parere sulla cosa, che si debba analizzare questo caso (limite in verit\u00e0) in entrambe le prospettive e vedere come possiamo rendere conto di ci\u00f2 che accade.<\/p>\n<p>Iniziamo da Greimas. Mettiamoci nei panni di un semiologo struttural-generativo.<br \/>\nQuesta \u00e8 senza dubbio un buon esempio di enunciazione enunciata, un po\u2019 come quando la mdp inquadra, fa vedere, un\u2019altra mdp sulla scena. Eggers ci sta mostrando l\u2019atto di creazione, o meglio di correzione e discussione, dell\u2019enunciazione vera e propria, inserendolo come inciso nell\u2019intervista. Un passaggio dunque a un livello superiore, una metaintervista, una deissi lunga cinque pagine. Laura e Dave sono due simulacri installati negli studi di Mtv (non qui e non ora) e a un certo punto, con un sostanzioso embrayage, si torna al livello superiore, quello dell\u2019enunciazione, della presenza a se stessi, in cui il soggetto dell\u2019enunciazione risponde alle critiche sul suo operato, per poi assistere a un successivo debrayage e tornare al non qui e non ora degli studi di Mtv e continuare il colloquio come niente fosse (e in effetti niente \u00e8 accaduto nella narrazione della fabula).<\/p>\n<p>Se fossimo Paolucci invece diremmo che ogni soggetto dell\u2019enunciazione \u00e8 gi\u00e0 sempre debrayato ben prima del suo atto di enunciazione, nel concatenamento enunciativo in cui la soggettivit\u00e0 semiotica diviene costantemente altro da s\u00e9, perch\u00e8 essa non \u00e8 mai qualcosa di distinto dalla bava e dai detriti della semiosi in cui essa si trasforma e si riflette. Insomma non c\u2019\u00e8 bisogno della trascendenza per una teoria semiotica dell\u2019enunciazione e nel concatenamento enunciativo avviene la famosa indiscernibilit\u00e0 tra le parti e tra i punti di vista in cui \u00e8 impossibile attribuire se \u00e8 l\u2019autore che parla o il suo personaggio. Non c\u2019\u00e8 alcun embrayage dunque, il soggetto \u00e8 sempre l\u00ec disseminato e circola tra i livelli enciclopedici, non possiamo sapere chi sta parlando con chi e di che cosa, un po\u2019 come il discorso indiretto libero.<\/p>\n<p>Quindi? Chi ascoltare? Prima di lasciare la parola al professore e a tutti voi vorrei considerare un paio di questioni importanti.<\/p>\n<p>Primo: l\u2019enunciazione enunciata. L\u2019anno scorso in questo seminario si \u00e8 detto una volta che l\u2019enunciazione enunciata non ha ragion d\u2019essere perch\u00e9, essendo sempre il soggetto debrayato all\u2019interno del concatenamento enunciativo, una mdp che inquadra un\u2019altra mdp in un film non \u00e8 un\u2019enunciazione enunciata ma semplicemente un film in cui si mostra la lavorazione di un altro film, come forse in questo caso le pagine di Eggers sono semplicemente un libro che mostra una discussione sul libro (c\u2019\u00e8 ovviamente un effetto particolare di straniamento, ma non \u00e8 da imputare alla presunta deissi bens\u00ec all\u2019indiscernibilit\u00e0 delle parti).<\/p>\n<p>Secondo: il passaggio non ben identificato n\u00e9 identificabile di un attore (Dave Eggers) fra tre ruoli attanziali: il protagonista, il narratore e l\u2019autore. La domanda \u00e8: questo dinamismo influisce sull\u2019effetto di senso del testo?<br \/>\nLatour dice:<\/p>\n<p>Il romanziere \u201cin carne ed ossa\u201d non \u00e8 l\u2019enunciatore del suo romanzo. E\u2019 un personaggio di un altro racconto, per esempio quello di uno storico, di un critico letterario, di un giornalista venuto ad intervistarlo. Appena incominciamo a nominare l\u2019enunciatore, a designarlo, a dargli un tempo, un luogo e un volto, cominciamo un racconto, detto altrimenti, debraiamo a partire dall\u2019enunciazione verso l\u2019enunciato. Passiamo dall\u2019enunciazione marcata all\u2019enunciazione iscritta o installata nel racconto.<\/p>\n<p>Ora, l\u2019autore empirico non \u00e8 l\u2019enunciatore del suo romanzo, e fin qui siamo tutti d\u2019accordo. Ma nel passaggio analizzato Eggers si pone effettivamente come enunciatore del testo, come se, da autore empirico, si installasse nel suo libro parlando di come ha scritto l\u2019intervista che il lettore sta leggendo. Come se alzasse la voce e mettesse l\u2019accento sull\u2019intentio auctoris, come se dicesse: sono io che sto parlando, io signor Dave Eggers nato il 28 marzo 1970 in Illinois che sto scrivendo le pagine che hai in mano.<br \/>\nIl punto qui dunque \u00e8: ci riesce? Cosa succede se il romanziere in carne ed ossa si impunta e vuole essere l\u2019enunciatore del suo romanzo, operando continui embrayage (veri o apparenti) e in pratica scrivendo che sta scrivendo il libro?<br \/>\nGuardiamo l\u2019estratto 2. Il dialogo si svolge tra Toph, il fratello undicenne di Dave Eggers e Dave stesso. Quest\u2019ultimo ha deciso, per promuovere la sua rivista, di inscenare la morte di Adam Rich, il Nicholas della famiglia Bradford, per aumentare la tiratura e sta raccontando della splendida idea al fratellino. Per\u00f2, ed \u00e8 la terza volta che accade dall\u2019inizio del libro, Toph si esprime con modi e argomentazioni molto al di sopra della sua giovane et\u00e0, rendendo quasi assurdo il fatto che un ragazzino possa padroneggiare un eloquio addirittura superiore al fratello di 14 anni pi\u00f9 grande.<br \/>\nUn bambino insomma non pu\u00f2 parlare cos\u00ec e Dave lo redarguisce dicendogli che sta uscendo di nuovo dal personaggio. E questa esternazione fa decisamente problema perch\u00e9 pare proprio che ad ammonire il piccolo non sia Dave \u201csimulacro\u201d installato nella narrazione, ma l\u2019autore empirico. \u00c8\u2019 come se Eggers autore si installasse in quanto autore nell\u2019enunciato e redarguisse persino il fratello, il quale non \u00e8 affatto un \u201cbuon simulacro\u201d del fratello vero, anzi si ribella al ruolo che l\u2019autore gli ha dato. E\u2019 come se Eggers, in un delirio di onnipotenza, volesse essere il soggetto dell\u2019enunciazione e non il semplice e ininfluente autore in carne e ossa e si inscrivesse nella narrazione in quanto occupante senza posto, che circola nel sistema e si palesa a volte in situazioni come quelle in analisi. Eggers capisce che se vuol giocare a fare il soggetto dell\u2019enunciazione deve prima di tutto debrayarsi, essere il nunzio di se stesso in quanto autore che appunto come tale non conta: \u00e8 proprio qui che si estremizza il concetto della soggettivit\u00e0 semiotica che diviene costantemente altra da s\u00e9, \u00e8 qui che si sublima il paradosso del nunzio, \u201cl\u2019impossibilit\u00e0 di separare il proprio punto di vista, la propria posizione, da quella del nunzio inviato a rappresentarci, pur essendoci per altro verso costitutivamente separati da lui. Ci distacchiamo dal nostro enunciato ma ce ne distacchiamo come da un qualcosa da cui non ci possiamo distaccare.\u201d<br \/>\nE come pu\u00f2 un soggetto dell\u2019enunciazione trascendentale, presente a se stesso, che dispone dei suoi nunzi e dispone i suoi nunzi nell\u2019enunciato, intervenire cos\u00ec impunemente, invischiarsi cos\u00ec bassamente nel concatenamento enunciativo, se non come soggetto costitutivamente l\u00ec, che \u00e8 sempre stato l\u00ec, insieme ai suoi amati e criticati simulacri?<br \/>\nLa domanda \u00e8 ovviamente retorica.<\/p>\n<p>Dave Eggers. L\u2019opera struggente di un formidabile genio.<\/p>\n<p><em>Estratto 1. pp. 166-171.<\/em><\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>E la ragione per cui mi stai raccontando tutto ci\u00f2?<br \/>\nNon so. Sono semplicemente storie che racconto. Non \u00e8 questo che ti interessa? Morti orribili che mandano in pezzi una comunit\u00e0 fino a quel momento intatta\u2026<\/p>\n<p>Un momento, dimmi una cosa. Questa non \u00e8 la riproduzione del colloquio cos\u00ec come \u00e8 andato vero?<br \/>\nVero.<\/p>\n<p>Al vero colloquio non ci assomiglia nemmeno, giusto?<br \/>\nGiusto.<\/p>\n<p>\u00c8 un espediente, questo andamento in stile di intervista. Inventato di sana pianta.<br \/>\nIn effetti.<\/p>\n<p>Un buon espediente devo ammettere. Una sorta di contenitore per tutta una serie di aneddoti che sarebbe stato inefficace combinare insieme in altro modo.<br \/>\nEsatto.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>E dunque cosa pensi di poter dare al programma?<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p><em>Estratto 2.\u00a0 p. 271.<\/em><\/p>\n<p>\u201cAha. Se vuoi sapere come la penso, \u00e8 da tarati.\u201d<br \/>\n\u201cE\u2019 esattamente quello che pensiamo noi.\u201d<br \/>\n\u201cNo, quello che intendo dire io \u00e8 che \u00e8 da tarati quello che state facendo. State usando Adam Rich per esprimere le vostre argomentazioni\u2026\u201d<br \/>\n\u201cMa certo.\u201d<br \/>\n\u201cE l\u2019argomentazione che pi\u00f9 vi preme esprimere \u00e8 che voi potreste essere delle celebrit\u00e0 proprio come lui.\u201d<br \/>\n[\u2026]<br \/>\n\u201cToph, guarda che stai uscendo di nuovo dal tuo personaggio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Jacopo Cirillo Sull&#8217;enunciazione (a partire da un caso limite) (clicca qui per scaricare il file in formato .rtf) Nell\u2019estratto 1 il protagonista del libro, che \u00e8 anche la voce narrante e lo stesso autore empirico, si presenta negli studi di Mtv per un provino, per entrare a far parte di un programma della rete. 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