{"id":446,"date":"2012-10-23T21:08:59","date_gmt":"2012-10-23T21:08:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=446"},"modified":"2013-03-20T17:43:14","modified_gmt":"2013-03-20T16:43:14","slug":"un-digiunatore-cirillo-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/un-digiunatore-cirillo-rossi\/","title":{"rendered":"Un digiunatore &#8211; Jacopo Cirillo e Simone Rossi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Martire in tutt\u2019altro senso. Considerazioni intorno a <em>Un digiunatore<\/em> di Franz Kafka.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Introduzione: semiotica del corpo e precisioni metodologiche.<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Borges diceva di Kafka che \u201cin realt\u00e0 lui voleva scrivere un libro felice e vincente, ma sapeva che non ci sarebbe riuscito. Avrebbe potuto scriverlo, certo, ma la gente avrebbe avuto l\u2019impressione che non dicesse la verit\u00e0. Non la verit\u00e0 dei fatti, ma la verit\u00e0 dei suoi sogni\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Questo racconto \u00e8 scritto da Kafka e infatti \u00e8 triste e perdente, come la storia di un artista prima acclamato e poi abbandonato ma sempre incompreso nella sua arte, un\u2019arte che per sua stessa natura pu\u00f2 essere compresa solo da chi la interpreta. La cosa che ci interessa qui \u00e8 che Kafka abbia scelto come tempio e opera di quest\u2019arte e del suo dramma il corpo di chi ne intraprende i disagi: l\u2019arte del digiuno, il corpo del digiunatore.<\/p>\n<p>Ragioniamo prima un poco sul corpo in semiotica e su cosa significa fare un analisi di un testo tenendo come orizzonte epistemologico una semiotica del corpo. Fontanille, lo sappiamo bene, considera quest\u2019ultimo come referente ultimo e operatore primigenio di ogni semiosi; da qui la sua idea di un soggetto epistemologico \u201cincarnato\u201d capace di percorrere il percorso generativo e di operarne le conversioni tra livelli, percependo i contenuti significanti e permettendo l\u2019emergenza di sistemi di valori. Non pi\u00f9 dunque un percorso che si \u201cauto-percorre\u201d n\u00e9 un attante che si \u201cauto-programma\u201d. <a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>La critica che, tra gli altri, Lancioni fa a questo modello sostanzialmente si basa sulla contraddizione secondo la quale un soggetto operatore deve per forza di cose trovarsi al di fuori del percorso generativo esentandosi automaticamente dalla stratificazione del senso operata proprio dal modello teorico greimasiano. In questo modo per\u00f2, sempre secondo Lancioni, il Percorso perde la sua euristicit\u00e0 visto che tralascia un istanza operatrice esterna a quel senso che, come ricorda Greimas, dovrebbe essere dato.<\/p>\n<p>Dunque? In una comunicazione personale con Basso, mi \u00e8 stato suggerito un particolare ragionamento: il problema starebbe a monte, cio\u00e8 il percorso generativo stesso. Secondo Basso Fontanille, per portare avanti una semiotica coerente, dovrebbe liberarsi di questo fardello per non portarsi appresso critiche e dubbi pienamente legittimi come questi appena riportati.<\/p>\n<p>Quello che noi pensiamo \u00e8 che affidarsi da un lato a un assodato percorso generativo del contenuto e procedere dall\u2019altro verso un\u2019affannosa ricerca di un percorso generativo dell\u2019espressione tradisca sostanzialmente quell\u2019invischiamento costitutivo dei due funtivi che forse proprio il corpo pu\u00f2 ribadire. Sinceramente non ritengo che il corpo, pur con la sua importanza teorica e la sua euristicit\u00e0, possa essere il solido fondamento di una nuova semiotica; \u00e8 vero per\u00f2\u00a0 che con la sua propriocettivit\u00e0 \u00e8 un\u2019istanza in comune tra l\u2019esterno e l\u2019interno, tra un\u2019espressione di cui \u00e8 superficie di iscrizione e un contenuto di cui \u00e8 l\u2019involucro, \u00e8 insomma una figura del discorso in cui chiaramente si palesa l\u2019invischiamento costitutivo gi\u00e0 citato; Fontanille a nostro parere fa bene a paragonarlo alla presupposizione reciproca di cui parlava Hjelmslev. Forse l\u2019esagerazione sta nel porre il corpo fenomenologico come primo e dunque unico operatore della semiosi, a prescindere dalla considerazione del PG; bisogna invece, crediamo, annoverarlo esclusivamente come una seppur particolarmente rilevante figura del discorso e dunque ci\u00f2 che va analizzato nel testo \u00e8 il modo in cui viene figurativizzato e gli effetti di senso che si costituiscono a partire da lui <em>in quanto figura<\/em>.<\/p>\n<p>Il corpo non \u00e8 <em>anche<\/em> una figura del discorso, \u00e8 solo tale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un piccolo inciso metodologico. Nella nostra scarsa cultura semiotica non ci rammentiamo di testi che suggeriscano particolari metodologie di analisi nella pratica, se non la Pozzato nel suo manuale in cui parla di \u201cun\u2019operazione preliminare sul testo, e cio\u00e8 la sua segmentazione in sequenze [\u2026] un modo per rallentare e ordinare l\u2019analisi\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> o, in senso pi\u00f9 lato, Sandra Cavicchioli che differenzia le tipologie di analisi secondo Greimas (che per cominciare privilegia \u201cl\u2019inizio della fabula, ovvero l\u2019avvio delle strutture narrative\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> ) e secondo Eco (il cui approccio interpretativo \u201crende anzitutto pertinente quello che verr\u00e0 chiamato l\u2019inizio del testo inteso come oggetto fenomenologicamente dato\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>).<\/p>\n<p>Qui vorremmo, come diceva Deleuze, aprire i concetti e instaurare un concatenamento, dunque prendere un po\u2019 da una parte e un po\u2019 dall\u2019altra e costruire la metodologia che sembra pi\u00f9 sensata. Si comincer\u00e0 con una suddivisione in sequenze e un\u2019analisi dall\u2019inizio del testo atta precipuamente a individuare le figure del corpo in gioco e ci\u00f2 che apportano alla gestione e alla costituzione del senso del racconto.<\/p>\n<p><strong>Divisione in sequenze.<\/strong><\/p>\n<ol start=\"1\">\n<li>presentazione dell\u2019arte del digiuno. Messa in mostra del corpo del digiunatore (\u201cpalpare la sua magrezza\u201d) davanti a piazze gremite per l\u2019evento.<\/li>\n<li>tormenti dell\u2019artista. Sfiducia dei guardiani riguardo al suo digiuno assoluto, ma il pubblico deve sapere e ammettere la grandezza della sua arte.<\/li>\n<li>consapevolezza del digiunatore dell\u2019inscindibilit\u00e0 e dunque della legittimit\u00e0 dei sospetti riguardo alla sua arte: \u201csolo lui poteva essere contemporaneamente lo spettatore perfettamente soddisfatto del proprio digiuno\u201d. Per lui digiunare risulta facile ma questo attira accuse di ciarlataneria mal digerite.<\/li>\n<li>aspetti tecnici dello spettacolo. Spettacolarizzazione del suo corpo ma indignazione del digiunatore per i riguardi e i limiti posti dall\u2019impresario (\u201cperch\u00e9 smettere proprio adesso, dopo quaranta giorni?\u201d). Martire in tutt\u2019altro senso, non per le conseguenze della fame ma per l\u2019insensibilit\u00e0 del pubblico.<\/li>\n<li>fulgore e allo stesso tempo malinconia. Mistificazione dell\u2019impresario che associa la malinconia agli stenti; perdita della speranza, \u201ccombattere contro quell\u2019insipienza e contro questo mondo di stolti era impossibile\u201d.<\/li>\n<li>declino. \u201csi vide messo da canto dalla folla [\u2026] la quale ormai preferiva volgersi ad altro genere di spettacoli.\u201d I tempi sono cambiati, l\u2019interesse si affievolisce (ripresa dell\u2019affermazione iniziale del racconto, fine del flashback).<\/li>\n<li>scrittura in un circo, il digiunatore si vede sottovalutato e relegato vicino alle stalle nonostante la sua imperitura voglia di strabiliare il mondo. Cerca nel pubblico attenzione e sensibilit\u00e0 per la sua arte ma \u201cera sempre e immancabilmente tutta gente che voleva visitare le stalle\u201d, attratta pi\u00f9 dalle bestie che da lui che \u201crappresentava un inciampo nel percorso\u201d.<\/li>\n<li>rassegnazione. Riguardo all\u2019arte del digiuno \u201c\u00e8 perfettamente inutile cercare di farla capire a chi non ne \u00e8 sensibile\u201d. Nessuno conta pi\u00f9 i giorni, nessuno stria pi\u00f9 il suo tempo. Il mondo lo ha defraudato.<\/li>\n<li>dialogo con l\u2019inserviente. Il digiunatore rivela di non aver mai trovato un cibo che lo soddisfacesse e dunque di non meritare l\u2019ammirazione altrui. Muore tra la paglia, nell\u2019indifferenza.<\/li>\n<li>nuovo inquilino nella gabbia, una pantera (a cui piace il cibo, viene sottolineato) che diventa un\u2019attrazione, raduna spettatori che \u201cnon volevano pi\u00f9 saperne di andarsene di l\u00ec\u201d.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Come anticipato non tratteremo di percorsi generativi con le relative aspettualizzazioni e modalit\u00e0, non tratteremo delle inferenze e della cooperazione che il testo cerca di instaurare con il suo lettore modello, n\u00e9 di altri esaustivi modelli di analisi. Qui ci si limiter\u00e0, per questioni di spazio e di scopo prefissato, ad analizzare le figure del corpo nella narrazione.<\/p>\n<p><strong>Figure del corpo nel testo.<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Sembrer\u00e0 banale (ma non lo \u00e8), cominciamo dall\u2019inizio. Nella prima sequenza il narratore spiega che un tempo il digiuno in tribuna era considerato una vera e propria arte e tutta la citt\u00e0 ne era coinvolta entusiasticamente. Procedendo, come un buon lettore interpretativo, per anticipazioni e retrospezioni, avanti e indietro, a seconda degli stratagemmi, delle trappole o degli indizi che il testo mette in gioco, notiamo subito che nella quarta sequenza ci viene proposta una vera e propria spettacolarizzazione dell\u2019evento: \u201cla porta della gabbia tutta cinta di fiori\u201d, \u201cuna banda militare suonava\u201d, \u201cl\u2019anfiteatro gremito da un pubblico entusiasta\u201d e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Si delinea qui una prima figura del corpo: <strong>il<em> <\/em>corpo spettacolarizzato<\/strong>. Fontanille giustifica l\u2019emergenza di una forma attanziale incarnata come un\u2019interazione tra materia ed energia che d\u00e0 luogo a forme e forze; l\u2019emergenza citata avverrebbe dunque in termini di eccitazione e inibizione delle forze sul corpo che, combinate con principi di resistenza e inerzia, costituirebbero una zona di equilibrio privilegiato. L\u2019attante dunque \u00e8 formato da un\u2019interazione tra materia e energia. Fontanille riconosce nell\u2019attante corporale due istanze fondamentali, la carne e il corpo proprio. La carne \u00e8 i) \u201cci\u00f2 che resiste o partecipa all\u2019azione trasformatrice degli stati di cose\u201d e ii) il \u201ccentro di referenza\u201d e della presa di posizione del corpo nel mondo. Il Me. Il corpo proprio \u00e8 invece \u201cci\u00f2 che si costituisce nella semiosi\u201d, ci\u00f2 che si costruisce nel discorso in atto. Il S\u00e9.<\/p>\n<p>Posti questi ponderosi concetti, nel caso del digiunatore abbiamo una dinamica particolare: il corpo che gli spettatori acclamano entusiasti risponde senza dubbio alle caratteristiche del s\u00e9, \u00e8 il corpo costruito dal tirannico impresario, da dare in pasto alla folla. Ma, e questo \u00e8 il punto, affinch\u00e8 il corpo costruito possa prosperare \u00e8 necessario negarne l\u2019accezione carnale e sensomotoria: corpo denutrito (togliere materia) e immobile (costretto in gabbia). Alla fine del racconto il digiunatore quasi non muore, si dissolve tra la paglia.<\/p>\n<p>Ecco allora che si costituisce una particolare forbice: per affermare un\u2019istanza corporale bisogna tradire l\u2019altra, per far proliferare l\u2019energia bisogna togliere la materia, abbattere le soglie di resistenza e far s\u00ec che le forze intacchino la forma e la esauriscano. Lo spettacolo dello scompenso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andiamo avanti. Gi\u00e0 tra la seconda e la terza sequenza siamo resi partecipi dei tormenti dell\u2019artista. I guardiani non credono nella sua buona fede sospettando continuamente un suo furtivo pasto, la gente addirittura lo accusa di ciarlataneria nel sentirgli ammettere la leggerezza del suo fardello e il suo impresario spiega al pubblico la malinconia del digiunatore come conseguenza della fame, causando un\u2019ulteriore depressione nell\u2019artista che addirittura si sente defraudato dalla gloria. La frase pi\u00f9 importante, riportata tra l\u2019altro nel titolo di questo lavoro, parla di \u201cquel pietoso martire che d\u2019altronde il digiunatore era effettivamente, anche se in tutt\u2019altro senso\u201d. Nella quinta sequenza infatti ci viene letteralmente palesata la causa dei tormenti, la tensione continua tra un apparente fulgore e gli onori del mondo e una grave malinconia interna che \u201cdiveniva sempre pi\u00f9 grave proprio per il fatto che nessuno riusciva a prenderla sul serio\u201d. Se riflettiamo qui c\u2019\u00e8 effettivamente una tensione tra il dentro e il fuori, tra l\u2019io e l\u2019altro, ma non impigliata in facili binarismi esterno\/interno. Fontanille dice che il corpo-involucro (un punto di vista sul corpo che \u00e8 contemporaneamente anche movimento) \u00e8 il reale crogiolo della funzione semiotica e funziona da interfaccia; assicura cio\u00e8 la comunicazione tra interno ed esterno, tra ci\u00f2 che contiene e ci\u00f2 per cui funge da superficie di iscrizione. Il corpo-involucro \u00e8, secondo il semiologo francese, il corpo proprio, cio\u00e8 nel nostro caso, l\u2019immagine del digiunatore che suscita entusiasmo o indignazione nel pubblico.<\/p>\n<p>In effetti di solito funziona cos\u00ec: un corpo malnutrito, sparuto e rinchiuso \u00e8 espressione di malinconia, rabbia, tormenti. Ma nel nostro caso c\u2019\u00e8 un problema, un <em>misunderstanding<\/em>. Non c\u2019\u00e8 reale comunicazione tra i due domini; il digiunatore \u00e8 s\u00ec malinconico ma non per la fame bens\u00ec per la stoltezza e l\u2019insensibilit\u00e0 del pubblico che non capisce la vera ragione della malinconia, che altro non \u00e8 che la loro stessa stoltezza e insensibilit\u00e0. Un circolo vizioso innescato e alimentato proprio dal corpo-involucro che sezionato nelle sue parti funziona (\u00e8 una efficace superficie di iscrizione, la magrezza si pu\u00f2 \u201cpalpare\u201d e ovviamente un soddisfacente contenitore) ma che difetta nella comprensione reciproca. Come dire che il corpo involucro <em>non assicura<\/em> la comprensione della funzione segnica e\/c; i due funtivi si presuppongono reciprocamente ma il pubblico non capisce che cos\u2019\u00e8 che li lega.<\/p>\n<p>Ecco dunque la nostra seconda figura del corpo, <strong>il corpo frainteso<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proseguiamo nel percorso avanti e indietro tra le sequenze. Nella terza il digiunatore raggiunge una consapevolezza, la consapevolezza dell\u2019inscindibilit\u00e0 dei dubbi e dei sospetti del pubblico rispetto alla sua arte. Si rende conto che solo lui poteva essere lo spettatore del proprio digiuno. Il disagio si acuisce nelle ultime sequenze, dalla settima in poi. L\u2019artista arriva nel circo armato di propositi di sbalordire il mondo ma la gente sembra negargli il proprio interesse e la propria sensibilit\u00e0. Lo evitano, lo considerano solo un inciampo nel percorso verso le stalle e lo portano a rassegnarsi fino a fargli pensare che \u00e8 inutile cercare di far capire l\u2019arte del digiuno a chi non ne \u00e8 sensibile. L\u2019evento che sancisce il totale disinteresse del mondo verso la sua arte \u00e8 l\u2019assenza di qualcuno che contasse i giorni che l\u2019uomo passava senza mangiare. Nessuno, per dirla con Deleuze, striava pi\u00f9 il suo tempo e tutta la sua arte perdeva di senso. E forse \u00e8 perch\u00e9 la sua arte ha perduto di senso che, nella nona sequenza, ammette di aver intrapreso il digiuno solamente perch\u00e9 \u201cnon sono riuscito a trovare il cibo che mi soddisfacesse\u201d.<\/p>\n<p>Comunque sia, la questione \u00e8 un\u2019altra. La concezione di arte che emerge dalla personalit\u00e0 del digiunatore richiede anzitutto sensibilit\u00e0, partecipazione e fiducia nel pubblico. Il protagonista la cerca costantemente senza mai trovarne, peggiorando al contrario sempre di pi\u00f9 la sua vita dunque il suo approccio stesso all\u2019arte, fino ad arrivare ad ammettere di non meritare nessuna ammirazione. Come abbiamo visto prima nel caso del corpo frainteso sostanzialmente la gente non lo capisce, \u00e8 abbagliata dalla stranezza e dall\u2019innaturalit\u00e0 del suo corpo che considera non certo arte ma fenomeno da baraccone (non \u00e8 un caso infatti che il suo declino coincider\u00e0 con il circo, il grande baraccone, insomma).<\/p>\n<p>Ripetiamo, lui \u00e8 l\u2019unico a poter essere lo spettatore della sua arte e questa condizione ineluttabile lo consuma, lo fa trincerarsi dentro di s\u00e9, in quel teatro interiore del S\u00e9 che Fontanille chiama, in una topica somatica, <em>S\u00e9-campo interno<\/em>. Si richiude e si rinchiude in se stesso non potendo trovare conforto nell\u2019altro, si trincera dentro l\u2019unico teatro che pu\u00f2 apprezzare la sua arte senza ormai far entrare pi\u00f9 nessuno, anzi tenendo la gente alla larga col deterrente del proprio demerito. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 comunicazione con il fuori, il corpo proprio spettacolarizzato viene rinnegato e tenuto fuori anch\u2019esso, e la stessa sorte tocca al Me-carne; c\u2019\u00e8 solo un corpo ripiegato su se stesso che lentamente si finisce, <strong>un corpo chiuso<\/strong>.<\/p>\n<p>Abbiamo visto la successione di tre figure del corpo e ognuna di esse contiene o rappresenta una problematica, un intoppo nella teoria del corpo come unico operatore di semiosi. Nel corpo spettacolarizzato materia ed energia sono in un rapporto degenerativo, nel corpo frainteso l\u2019involucro non assicura la comprensione della funzione segnica e nel corpo chiuso le due istanze fondamentali dell\u2019attante vengono negate da un corpo che ribatte su se stesso e che fa cigolare la topica somatica assumendo il campo interno come unico luogo figurativo.<\/p>\n<p>Che cosa ci dice dunque questo concatenarsi di s-figure del corpo? Ossia \u2013 e questa dovrebbe essere la domanda ultima di ogni analisi semiotica che voglia dirsi tale \u2013 qual \u00e8 l\u2019effetto di senso di questo testo?<\/p>\n<p>Ci si interroga molto sullo statuto del corpo: quello che stiamo facendo oggi \u00e8 interrogarci sullo statuto del corpo del digiunatore, ossia sulle ragioni d\u2019essere di un\u2019istanza che si magnifica proprio per il suo annichilimento. Il corpo del digiunatore, figura di un\u2019assenza bramata, \u00e8 il centro gravitazionale delle attenzioni di tutti i personaggi di questo racconto: spettatori ammaliati e impresari senza scrupoli, guardie sospettose e \u201ciniziati\u201d comprensivi, bambini curiosi e vallette disgustate. Verrebbe da dire, a voler fare gli strutturalisti, che il corpo del digiunatore \u00e8 la casella vuota: tiene in tensione reciproca tutte le serie, le fa muovere. Ma il movimento \u00e8 disarmonico, perch\u00e9 il corpo \u2013 pur rinsecchito, rifiutato \u2013 <em>c\u2019\u00e8<\/em>, e la sua carne \u00e8 il sabotaggio degli ingranaggi dell\u2019inquietante <em>showbusiness<\/em> circense. Come giustifichiamo questa disarmonia? E\u2019 sufficiente dire che questa casella vorrebbe essere vuota ma non ci riesce, e allora le serie non sono libere di circolare come vorrebbero?<\/p>\n<p>Evidentemente no, se no avremmo gi\u00e0 finito di parlare. Quello che ci pare di notare nell\u2019incrociarsi di sguardi su questo scheletro ambulante \u00e8 la manifestazione figurativa di uno scontro tra <em>logiche incommensurabili<\/em>: la logica del digiunatore smantella la logica della gente (cio\u00e8 <em>il senso comune<\/em>), e viceversa.<\/p>\n<p>Che cosa vuole fare il digiunatore? Ovviamente digiunare. Non solo, egli \u00e8 un artista del digiuno, e pretende quindi che la gente riconosca la sua arte, il suo talento. Meglio: la sua virt\u00f9. Dice Paolo Fabbri che la differenza tra il talentuoso e il virtuoso \u00e8 tutta qui: il talentuoso ti fa vedere quanto \u00e8 bravo; il virtuoso non solo ti fa vedere quanto \u00e8 bravo, ma ti fa vedere anche con quanta facilit\u00e0 esegue manovre che tu non riusciresti mai ad eseguire, ti mostra dove tu avresti sbagliato andando liscio dove tu inciamperesti.<\/p>\n<p>Che cosa vuole fare la gente? Ovviamente mangiare. Conservare il corpo. <em>Mens sana in corpore sano<\/em>, il tempio del corpo, sei ci\u00f2 che mangi: il senso comune ci dice che se vogliamo vivere dobbiamo nutrirci. Ma di fronte a noi abbiamo una persona che si guadagna il pane non mangiandoselo, e che in definitiva disconosce il nostro sistema di valori alla radice. Per questo lo guardiamo con distacco: compassione\/compiacenza nella migliore delle ipotesi (il sorvegliante che raccoglie la sua ultima confessione), dichiarata sfiducia nella peggiore (l\u2019alternarsi dei turni di guardia e il perenne sospetto che possa mangiare di nascosto).<\/p>\n<p>Si tratta dunque, come dicevamo, di un fronteggiarsi di logiche antitetiche: le sbarre della gabbia separano due atteggiamenti incompossibili, che si ritrovano ad esistere insieme e per questo stridono. Parliamo di scontro tra logiche proprio perch\u00e9 il problema \u00e8 nel modo in cui i personaggi di questo racconto danno senso al mondo:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il digiunatore \u00e8 martire \u201cin un altro senso\u201d, dimagrisce per insoddisfazione e non per mancanza di cibo, ma nessuno sembra capirlo;<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 i suoi sporadici accessi d\u2019ira sono la conseguenza della fine anticipata del digiuno, e non la causa (cause scambiate per conseguenze: la questione \u00e8 squisitamente logica);<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 per gli impresari i quaranta giorni di digiuno sono solo la preparazione al grande spettacolo del primo \u201cpranzo da malato\u201d del digiunatore, ossia si cerca lo spettacolo dove non \u00e8 (un\u2019arte del procrastinare non pu\u00f2 per definizione trovare compimento, un po\u2019 il penultimo bicchiere dell\u2019alcolizzato per Deleuze);<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cIl digiunatore non imbrogliava, lavorava onestamente, ma il mondo lo defraudava del suo premio\u201d: De Quincey ha scritto un trattato intitolato \u201cL\u2019assassinio come una delle belle arti\u201d, dicendo che ci sono modi pi\u00f9 o meno belli per togliere la vita a una persona, ossia che si pu\u00f2 fare dell\u2019estetica anche in assenza di etica. Ma la gente non potr\u00e0 mai capire la bellezza di un assassinio, perch\u00e9 la logica dominante \u00e8 la preservazione della vita: allo stesso modo il mondo defrauda il digiunatore, perch\u00e9 non pu\u00f2 apprezzare esteticamente qualcosa che non pu\u00f2 (logicamente) comprendere;<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il desiderio del digiunatore non \u00e8 quello di diventare \u201cil pi\u00f9 grande digiunatore di tutti i tempi, il che probabilmente gi\u00e0 era, ma di oltrepassare persino se stesso, fino all\u2019inconcepibile, dal momento che non sentiva nessun limite per le sue capacit\u00e0 di digiunare\u201d: il suo destino \u00e8 segnato, desiderare l\u2019inconcepibile \u00e8 condannarsi all\u2019incomprensione.<\/p>\n<p>E quindi l\u2019ignoranza diventa diffidenza: se nei bei tempi passati il digiuno era apprezzato come arte (la marcatura del racconto tra un passato nostalgico ed euforico e un presente disincantato e disforico \u00e8 evidente), oggi nessuno guarda pi\u00f9 il digiunatore. La distanza tra (logica del) digiunatore e (logica del) pubblico si fa manifesta e incolmabile proprio nella diserzione degli spettacoli: \u201cun giorno il digiunatore (\u2026) fu abbandonato dalla folla amante dei divertimenti, che piuttosto accorreva ad altri spettacoli\u201d. Viene tagliato l\u2019ultimo legame tra digiunatore e mondo: il digiuno smette di essere uno strano e affascinante spettacolo, e diventa una cosa noiosa che non incuriosisce pi\u00f9 nessuno. La gente non lo capisce, e quindi non lo apprezza. L\u2019incommensurabilit\u00e0 tra prospettive \u00e8 totale: \u201cse devi chiedere che cos\u2019\u00e8 il jazz non lo saprai mai\u201d diceva Louis Armstrong; \u201cTenti qualcuno di spiegare l\u2019arte del digiuno! A chi non la sente, non la si pu\u00f2 far capire\u201d dice Kafka. Fatte le dovute proporzioni, la forma di relazione soggiacente \u00e8 la stessa: se non la senti non la capisci, ossia la tua logica non baster\u00e0 mai per categorizzare un paradigma radicalmente <em>altro<\/em>.<\/p>\n<p>Per questo il digiunatore pu\u00f2 meravigliare veramente il mondo solo nel momento in cui il mondo rinuncia a farsi meravigliare: diventato un semplice \u201costacolo sulla via che portava alle stalle\u201d, l\u2019artista pu\u00f2 finalmente esprimersi in tutta libert\u00e0 e digiunare per sempre, oltrepassare persino se stesso nel disinteresse del mondo che, come detto, rinuncia a striare lo spazio della sua <em>performance<\/em>.<\/p>\n<p>Verrebbe da dire che il digiunatore si afferma negandosi, ma rifuggiamo da questo binarismo spicciolo per notare qual \u00e8 la vera profondit\u00e0 della sua arte: egli non afferma la propria negazione, gesto che in quanto tale richiederebbe una volont\u00e0 autoriale e che sarebbe tutto sommato comprensibile (ossia incasellabile sotto un <em>logos<\/em>, seppur perverso). Il digiunatore si toglie il merito del proprio digiuno, si nega in quanto autore: il suo \u00e8 un fanatismo, non una scelta consapevole. Il digiunatore non fa il digiuno: \u00e8 s-fatto dal digiuno. Il digiuno \u00e8 pi\u00f9 forte di lui, e lui non pu\u00f2 farci nulla: \u201cNon riuscivo a trovare la pietanza che mi piacesse. Se l\u2019avessi trovata, credimi, non avrei fatto tanto chiasso e mi sarei rimpinzato come te e tutti\u201d. Queste sono le ultime parole che sussurra all\u2019orecchio del sorvegliante, \u201ccon le labbra appuntite come per un bacio\u201d: morto il corpo, annichilita la carne, il digiunatore disconosce anche l\u2019energia vitale che informava attivamente questo corpo, mantenendosi coerente fino in fondo alla sua logica autoriale. Ci pare quasi una caricatura della superiorit\u00e0 dell\u2019<em>intentio operis<\/em> sull\u2019<em>intentio auctoris<\/em>. Non \u00e8 merito mio, non sono io, ecco la mia opera, ecco che scompaio: il digiunatore ha oltrepassato persino se stesso, diventa paglia e muore.<\/p>\n<p>Dice Claudio Magris che l\u2019ebreo Kafka \u00e8 come Mos\u00e8: pur anelando alla Terra Promessa, morir\u00e0 prima di poterla calpestare. E\u2019 il senza terra, lo sradicato, la perenne tensione irrisolta. Per questo ci inquieta: noi stasera torneremo a casa, lui una casa dove tornare non ce l\u2019ha. E magari per questo potrebbe rubarci la nostra. Noi abbiamo un corpo, i pi\u00f9 fanatici tra noi ne parlano addirittura come del veicolo del nostro stesso essere al mondo: dal corpo partiamo e al corpo ritorniamo, se vogliamo capire qualcosa di questo Senso che ci avvolge. E invece c\u2019\u00e8 qualcuno che non ha un corpo\/casa a cui ritornare con il proprio bottino, e muore disseminandosi come la paglia in una gabbia vuota: mostrarci che esistono altre logiche (apparentemente) inconcepibili \u00e8 a nostro parere il compito ultimo di un grande artista. O per lo meno di un grande racconto: \u201cSe il libro che leggiamo non ci sveglia come un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?\u201d (Kafka, <em>Lettere<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Conclusioni.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con questo breve lavoro non pretendiamo certo di aver trovato critiche determinanti alle fondamenta teoriche del corpo semiotico fontanilliano. Vogliamo piuttosto da un lato ribadire il fatto che, nella testualit\u00e0, considerata da Basso come \u201cterreno di irradiazione e gestione locale di correlazioni semiotiche [\u2026] dotata di una specifica organizzazione e di proprie configurazioni\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>, risulta decisamente pi\u00f9 euristico pensare il corpo come figura locale del discorso, considerarla come tale e analizzare gli effetti di senso che se ne producono e dall\u2019altro sottolineare l\u2019eccessiva rigidit\u00e0 delle lessicalizzazioni e dei modelli teorici di Fontanille riguardo al corpo come unico operatore della semiosi (dire che ne \u00e8 l\u2019operatore primo e il referente ultimo significa appunto affermare la sua esclusivit\u00e0). Localmente, nei testi specifici, non funziona sempre cos\u00ec, non sempre materia ed energia cooperano per stabilizzare una forma attanziale, non sempre il corpo risulta essere un\u2019efficace membrana tra l\u2019interno e l\u2019esterno, non sempre si d\u00e0 una topica somatica dei modi del sensibile coerente e ben disposta. Risulta dunque pi\u00f9 utile semioticamente andare a vedere nei testi come il corpo viene figurativizzato e desumerne localmente le categorie e gli effetti di senso di cui quest\u2019ultimo, in quanto superba figura discorsiva, \u00e8 di certo inesauribile produttore.<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> J.L. Borges, <em>L\u2019invenzione della poesia<\/em>, Milano, Mondatori, 2004, p. 50.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> J. Fontanille, <em>Figure del corpo<\/em>, Roma, Meltemi, 2004.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> M.P. Pozzato, <em>Semiotica del testo<\/em>, Roma, Carocci, 2001, pp. 50-51.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> S. Cavicchioli, a cura di, Le sirene, Bologna, CLUEB, 1997, p. 32.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Ivi, p. 33.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> P. Basso, \u201cAnalisi, interpretazione, testualit\u00e0\u201d in A. Frigerio e S. Raynaud, <em>Significare e comprendere<\/em>, Roma, Aracne, 2005, p.3.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Martire in tutt\u2019altro senso. Considerazioni intorno a Un digiunatore di Franz Kafka. Introduzione: semiotica del corpo e precisioni metodologiche. Borges diceva di Kafka che \u201cin realt\u00e0 lui voleva scrivere un libro felice e vincente, ma sapeva che non ci sarebbe riuscito. Avrebbe potuto scriverlo, certo, ma la gente avrebbe avuto l\u2019impressione che non dicesse la verit\u00e0. Non la verit\u00e0 dei&hellip;<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"btn btn-default\" href=\"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/un-digiunatore-cirillo-rossi\/\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-446","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ed2006-2007"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/446","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=446"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/446\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":965,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/446\/revisions\/965"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=446"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=446"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=446"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}