{"id":462,"date":"2012-10-23T19:39:36","date_gmt":"2012-10-23T19:39:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=462"},"modified":"2013-02-08T18:03:46","modified_gmt":"2013-02-08T17:03:46","slug":"soggetto-trascendentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/soggetto-trascendentale\/","title":{"rendered":"2 &#8211; Ancora sul soggetto trascendentale, pi\u00f9 estesamente"},"content":{"rendered":"<div lang=\"it-IT\" dir=\"LTR\">\n<p align=\"JUSTIFY\">Il problema di un soggetto trascendentale sembrerebbe cassato da una semiotica, quella generativa, che riconosce il primato fenomenico della discorsivit\u00e0 (se qualcosa si da, si da a mezzo di discorso), stando al quale il soggetto appare al pi\u00f9 o come il riflesso strategico di posizionamenti pragmatici (enunciazione) o come uno dei nodi figurativizzabili della sintassi attanziale (enunciato).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In realt\u00e0, come spesso accade in questo strano mondo della semiotica in cui uscire dalla porta e rientrare dalla finestra sembra essere lo sport nazionale, il soggetto trascendentale si riaffaccia e chiede udienza attraverso il pertugio epistemologico. A ben vedere, infatti, il programma greimasiano mirante <em>al senso del senso <\/em>si serve del percorso generativo come di una camera iperbarica in cui l\u2019emersione del discontinuo possa avvenire in condizioni sterili. Evoluzione peraltro curiosa del pensiero strutturalista, se pensiamo ai termini in cui Saussure parlava della lingua:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">essa corre tra gli uomini, \u00e8 sociale. Se faccio astrazione da questa condizione, se mi diverto per esempio a scrivere una lingua chiuso nel mio studio, niente di quel che vado a dire su \u201cla lingua\u201d sar\u00e0 vero. (scritti inediti, p. 107)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0In ogni caso il percorso generativo tiene grazie al quadrato semiotico, le cui articolazioni sono primariamente discriminate a livello timico, in virt\u00f9 cio\u00e8 di un\u2019intenzione trascendentale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c8 esattamente questo che ci convince a prendere sul serio l\u2019ipotesi che nel paradigma generativo possa farsi strada, ancorch\u00e9 nel silenzio della bibliografia imputata (e imputabile), una preoccupazione coscienziale o proto-coscienziale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Essa permea la definizione stessa di assiologia e, da l\u00ec, si trasmette a tutti i successivi oggetti teorici della teoria, come una stringa di codice virale che passa di file in file. Questa trasmissione \u00e8 resa possibile dal fatto che la semiotica di stampo strutturale e generativo, come dicono Greimas e Fontanille (1991), \u00e8 deduttiva \u201cquanto alla forma che assume il dispiegamento del suo percorso\u201d, sicch\u00e9 determinate assunzioni \u2013 pi\u00f9 o meno implicite \u2013 a livello profondo si riverberano nella conversione prima e nella convocazione poi. Non \u00e8 quindi un caso ritrovare il tarlo del soggetto trascendentale nelle modalit\u00e0, dove l\u2019affermazione o la negazione di un qualche quadro competenziale non possono nemmeno essere imbastite se non a patto di una concezione che riconosce gli oggetti del mondo solo in termini di accessibilit\u00e0, disponibilit\u00e0, possesso o mancanza. Ecco i prodromi preoccupanti di una semiotica del consumo, che inevitabilmente diventa consumo della semiotica, semiotica consunta, ridotta a vettori d\u2019acquisizione. Il mondo si incurva attorno a un centro d\u2019indeterminazione (cfr. Deleuze ne L\u2019immagine-movimento), diventa orizzonte e periferia e non ha altra esistenza semiotica al di fuori delle pregnanze a cui \u00e8 eletto dai programmi di realizzazione del soggetto. Il problema non \u00e8 alieno all\u2019<em>espistemologia rovesciata <\/em>di cui parla Basso, per cui si passerebbe da un dominio ontologico in cui la coscienza viene prodotta a un dominio semiotico in cui \u00e8 la coscienza (o il corpo attante) a produrre pertinenze, prima nell\u2019ordine del saliente e poi del pregnante, in grado di conferire significativit\u00e0 al mondo. Ne <em>L\u2019immagine-movimento<\/em> Deleuze evitava questo rovesciamento epistemologico perch\u00e9 i due momenti della coscienza, prodotta e produttrice, anzich\u00e9 afferire a due diversi domini erano sussunti nel dispiegarsi d\u2019un unico piano d\u2019immanenza (ripreso da Bergson), tanto che alcuni autori di cinema potevano anche ripercorre all\u2019indietro il processo di discretizzazione delle diverse immagini (<em>Film<\/em> di Beckett) senza che il ritorno allo \u201csciabordio universale\u201d segnasse lo sconfinamento in una zona priva di interesse semiotico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sotto un altro profilo, \u00e8 curioso che proprio l\u2019ultimo esito della ricerca generativa approdi con Zielberberg e, pi\u00f9 compiutamente, con Fontanille, a una svolta teoria che finalmente esplicita questo ordine di preoccupazioni trascendentali e coscienziali. Quanto verr\u00e0 poi smussato in Figure del Corpo (2004), \u00e8 invece lampante in Semiotica delle Passioni (1991), dove le passioni conoscono una nuova sistemazione, non sopraggiungendo pi\u00f9 soltanto al carico modale degli attanti, bens\u00ec descrivendo l\u2019ambiente stesso delle precondizioni della significazione. Ne risulta una singolare situazione, ben illustrata nella premessa di Marsciani e Pezzini, in cui coabitano elementi di continuit\u00e0, ascrivibili all\u2019andamento tensivo con cui si dispiega l\u2019attrazione universale degli enti, e elementi di discontinuit\u00e0, ascrivibili alla foria che asimmetrizza il rapporto soggetto-mondo indicando al primo l\u2019operabilit\u00e0 del secondo. Si legge appunto nella premessa:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u2026 <span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\">assistiamo a una sorta di drammatizzazione della prima emergenza del senso, dove la <em>patemizzazione<\/em> funziona come polarizzazione dell\u2019energia. Un proto-attante, un <em>quasi-soggetto<\/em>, dotato di un innesco di intenzionalit\u00e0, la <em>protensivit\u00e0<\/em>, si polarizza verso un <em>quasi-oggetto<\/em>, dotato dal canto suo di una <em>potenzialit\u00e0<\/em>, un\u2019ombra di <em>valore<\/em>\u2026 (p.38)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Poco prima si legge che la foria, cui spetta appunto di \u201cdirigere le tensioni\u201d, \u201ccorrisponde a un concetto vitalista-organicista proprio delle scienze biologiche\u201d. Ci permettiamo di precisare che il concetto di foria, opportunamente tradotto nell\u2019idioma di riferimento, \u00e8 proprio di un particolare approccio interno alle scienze biologiche, quello sistemico, e ne sottolinea lo specifico in opposizione a un altro approccio, quello darwiniano-evoluzionista. Mentre in quest\u2019ultimo \u00e8 l\u2019ambiente a dettare le regole del gioco, imponendo alle specie i parametri da soddisfare per sopravvivere, nel primo approccio \u00e8 il sistema vivente che dinanzi agli stimoli ambientali opera una selezione filogenetica che preservi i propri cicli ontogenetici. Questo meccanismo \u00e8 studiato, fra gli altri, da Maturana e Varela e concerne un\u2019informazione che non \u00e8 mai ambientale ma \u00e8 sempre sistemica, perch\u00e9 coincide in ogni momento con una particolare \u201ccompensazione strutturale\u201d che adegua lo stimolo ambientale a una funzione di organizzazione interna cui tutto rimanda. Il debito che Fontanille non paga \u00e8 esattamente questo, perch\u00e9 le sue \u201csoglie di inerzia\u201d, ossia la resistenze in cui si manifesta la \u201cvicenda basilare della passivit\u00e0\u201d \u2013 necessaria a condensare un minimum attanziale \u2013 altro non sono che la traduzione in altra forma del meccanismo della \u201ccompensazione strutturale\u201d, che \u00e8 nozione di pertinenza strettamente biologica. Ma al di l\u00e0 dei travasi interdisciplinari, pi\u00f9 o meno leciti perch\u00e9 legati all\u2019imporsi di una questione ontologica che fa problema dentro la semiotica, resta il fatto che l\u2019importanza fondante assegnata alla foria tradisce alle proprie spalle il principio dell\u2019intenzione fenomenologica e, poco pi\u00f9 in l\u00e0, la solita coscienza trascendentale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Figure del corpo<\/em>, opera cui appartengono le questioni relative alle \u201csoglie di inerzia\u201d, segna tuttavia un mutato atteggiamento epistemologico. Vi scompare il riferimento a una nebulosa primordiale e pre-semiotica, che invece circolava in Semiotica delle Passioni, e si fa consapevole la necessit\u00e0 di riferirsi a una enunciazione in atto che sia in grado di porre la teoria semiotica al riparo da scivoloni trascendentalisti. In questa direzione va intesa la costituzione semiotica del corpo. Il corpo, infatti, prende posizione nel mondo affacciandosi a un tempo su un dominio interno e su uno esterno e fondando di volta in volta su questo dualismo la correlazione tra un\u2019espressione e un contenuto. \u00c8 il corpo a rendere conto della timia a livello di manifestazione, operandone e analizzandone le atmosfere:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">(esso, il corpo) converte in figure semiotiche gli stati d\u2019animo diffusi nel mondo percepito. E questa analisi viene condotta dal corpo attraverso un adattamento che produce delle equivalenze figurative. (p.212)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Come si vede, la figurativit\u00e0 &#8211; su cui (non senza problemi) collassa il corpo-attante \u2013 schiaccia uno sull\u2019altro due livelli del percorso generativo e in modo nuovo ribadisce quello che sopra abbiamo definito primato fenomenico della discorsivit\u00e0, per cui se di soggetto si parla sar\u00e0 senz\u2019altro un soggetto gi\u00e0 inscritto nelle pratiche discorsive. Due, tuttavia, i problemi.<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">La figura \u00e8 solo una faccia dello statuto semiotico del corpo, di cui l\u2019altra faccia, rivendicata da Fontanille come decisiva, \u00e8 quella del corpo come substrato della semiosi, la quale rinvia pur sempre a un soggetto ponente.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">La produzione di equivalenze figurative \u00e8 s\u00ec il modo con cui il corpo manifesta le questioni timiche (che in <em>Semiotica delle passioni<\/em> restavano prerogativa di uno spazio teorico immaginario e, in definitiva, di una dimensione pre-discorsiva). Tuttavia questa produzione di equivalenze figurative avviene a mezzo di quello che Fontanille chiama \u201cadattamento ipoiconico\u201d e, solo in virt\u00f9 di questo, le si pu\u00f2 ascrivere la fondazione di un minimum attanziale. L\u2019adattamento ipoiconico \u00e8 da intendersi come<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\">ricoprimento\u201d della sensazione di contatto da parte del movimento corporale. Si tratta di una sola e unica esperienza della stessa struttura attanziale, quella del dialogo tra il soggetto e la cosa. (p. 212)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ben si vede come questo adattamento non soltanto schiacci la sintassi attanziale su quella figurativa, fossilizzando tutto il dinamismo strutturale della prima, ma &#8211; in definitiva &#8211; faccia aderire l\u2019intero dominio semiotico all\u2019essere, tant\u2019\u00e8 che si parla di dialogo tra soggetto e cosa e non tra soggetto e oggetto. Molti aspetti poco chiari si riallineano cos\u00ec lungo un unico filo rosso, che ne mette a fuoco il senso: il rimando alle teorie biologiche, il senso di quell\u2019<em>orizzonte ontico<\/em> che gi\u00e0 in <em>Semiotica delle Passioni<\/em> campeggiava un po\u2019 ovunque, nonch\u00e9 l\u2019equivalenza tra senso ed essere che gi\u00e0 allora Marsciani e Pezzini individuavano nella teoria di Fontanille (forse, velatamente, denunciandone l\u2019azzardo).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Anche tra noi abbiamo avuto modo di porre il problema della fisicit\u00e0, cercando di capire se e come intervenga a definire il testo nelle sue chiusure o se piuttosto non gli sopraggiunga lasciando che sia la prensione analitica a istituirlo e a tracciarne i limiti. Non serve citare Hjelmslev e la sua funzione segnica, che \u00e8 sempre solo un rapporto tra forme e mai tra sostanze, le sostanze \u2013 comunque \u2013 ben distinguendosi dalla mera materia. Era gi\u00e0 Saussure, su questo punto, a non ammettere fraintendimenti. La sua sfortunata definizione del significante come \u201cimmagine acustica\u201d si \u00e8 involontariamente prestata a una vulgata semiotica che, nella prassi, ha finito per reificare le varie manifestanti del senso. Saussure stesso presentiva questi rischi e, ci dice De Mauro, \u201candava in traccia di termini per liberarsi dagli equivoci, a suo avviso difficilmente evitabili, di <em>signe, <\/em>destinato sempre a slittare dalla nozione di entit\u00e0 complessa, bifacciale, a quella di forma esterna della parola.\u201d Prima di approdare a <em>segno, significante e significato<\/em>, Saussure aveva avanzato la distinzione tra <em>sema<\/em> (entit\u00e0 bifacciale di pertinenza linguistica) e <em>soma<\/em> (spoglia esterna del seme). Altro termine per indicare la fisicit\u00e0 del supporto, e dunque per tradurre soma, fu provvisoriamente <em>k\u00e9noma<\/em> \u2013 che in greco significa \u201cvuoto\u201d. Era, come spiega de Mauro, \u201cil guscio sonoro svuotato di significazione\u201d, un \u201cvuotema\u201d che non doveva interessare le preoccupazioni dell\u2019analista. Cos\u00ec Saussure negli scritti inediti:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Si commette questo errore di credere che vi sia 1. una parola come per esempio <em>voir<\/em> esistente in s\u00e9, 2. una significazione, che \u00e8 la cosa <em>associata<\/em> a questa parola.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ora, <em>in s\u00e9<\/em> voir <em>non \u00e8 niente<\/em>, vale a dire che \u00e8 l\u2019associazione stessa che fa la parola, e che fuori di questa non c\u2019\u00e8 niente.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La miglior prova \u00e8 che [vwar] in un\u2019altra lingua avrebbe altro senso: di conseguenza non \u00e8 niente in s\u00e9: e di conseguenza \u00e8 una parola solo nella misura in cui evoca un senso. Ma, visto questo, \u00e8 ben chiaro che voi non avete pi\u00f9 il diritto di dividere, e di ammettere da un alto la parola, dall\u2019altro la sua significazione. \u00c8 un tutt\u2019uno. Voi potete soltanto constatare il <em>k\u00e9noma<\/em> e il sema associativo. (p.105) <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Insomma, la natura binaria del segno non articola due differenti domini esistentivi ma solo due sfere funzionali:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il dualismo di cui partecipa il linguaggio non sta nel dualismo del suono e dell\u2019idea, del fenomeno vocale e del fenomeno mentale, del fenomeno vocale e del fenomeno mentale. Questo qui \u00e8 il modo facile e pernicioso di concepirlo. (p.11)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cos\u00ec fosse, il legame dei due elementi avrebbe ben ragione di definirsi arbitrario, poich\u00e9 due diversi domini esistentivi non possono essere correlati che di diritto, non avendo in se stessi nulla che ne indichi un comune destino. Il dominio esistentivo \u00e8 per\u00f2 per Saussure uno soltanto e coincide con la dimensione dei fatti psichici. In esso la dualit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 arbitraria ma necessaria, esattamente come per una stessa medaglia di cui non sia possibile ammettere una faccia senza ammettere anche l\u2019altra. Chiarisce Saussure:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Vi \u00e8 un dominio interiore in cui esiste tanto il segno (significante) quanto la significazione (significato), l\u2019uno indissolubilmente legato all\u2019altra. (p.11)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Una successione di suoni della voce (dominio esteriore) forse \u00e8 un\u2019entit\u00e0 rientrante nel dominio dell\u2019acustica o della fisiologia. Ma a nessun titolo \u00e8, in questo stato, un\u2019entit\u00e0 linguistica. (p.10)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora, secondo noi in Fontanille si ritrova tanto la deriva del soggetto trascendentale quanto lo schiacciamento del dominio semiotico sull\u2019essere. Fra le due cose, dopotutto, potrebbe esserci un qualche legame, anche se non in forma di filiazioni dirette o consequenzialit\u00e0 immediate. L\u2019attante rinuncia a quella vocazione genuinamente sintattica che gli derivava dal classico livello semionarrativo e finisce per irrigidire il proprio potenziale strutturale in una figura del corpo. Alla casella vuota deleuziana, che grosso modo Greimas riprendeva, si sostituisce una casella piena, programmaticamente piena, che \u2013 a un tempo \u2013 pretende di fondare il dominio semiotico e si presta a un facile antropomorfismo. Contro ogni provvida cautela strutturalista, l\u2019entit\u00e0 semiotica depone la propria natura relazionale e comincia a definirsi per conto proprio, quasi allo specchio, come ci\u00f2 che non pu\u00f2 non essere, allo stesso modo in cui una certa coscienza si definisce a partire dalla sua presenza a s\u00e9. Pi\u00f9 in generale, tutte le derive fisiciste rischiano di ipostatizzare una sostanza all\u2019interno della manifestazione del senso: si produce un pensiero dell\u2019essere che assegna il primato non pi\u00f9 ai rapporti bens\u00ec alle loro singolarit\u00e0 o, peggio ancora, agli individui in cui esse si incarnano. E tutto ci\u00f2, di nuovo, contro il dettato saussuriano (in pi\u00f9 punti):<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La negativit\u00e0 dei termini del linguaggio pu\u00f2 essere considerata prima di farsi una idea del luogo del linguaggio; per questa negativit\u00e0 si pu\u00f2 ammettere provvisoriamente che il linguaggio esista fuori di noi e dello spirito, perch\u00e9 si insiste soltanto sul fatto che i differenti termini del linguaggio, invece di essere termini differenti come le specie chimiche ecc., sono soltanto delle differenze determinate tra termini che sarebbero vuoti e indeterminati senza queste differenze. (p.70)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In un altro punto, Saussure ribadisce lo stesso concetto, cio\u00e8 la natura relazionale, negativa e differenziale di ogni entit\u00e0 ascrivibile al linguaggio, pur ammettendo che nel suo uso comune si sospenda una simile consapevolezza in favore di un atteggiamento pi\u00f9 positivo, per certi versi evocante forse qualcosa di simile all\u2019illusione referenziale:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Mi sembra che lo si possa affermare e proporre all\u2019attenzione: non ci si compenetrer\u00e0 mai abbastanza dell\u2019essenza puramente negativa, puramente differenziale, di ciascuno degli elementi del linguaggio ai quali noi accordiamo precipitosamente una esistenza: non ce n\u2019\u00e8 nessuno, in nessun ordine, che possegga questa esistenza presupposta \u2013 quantunque forse, lo ammetto, siamo chiamati a riconoscere che, senza questa finzione, lo spirito si rivelerebbe letteralmente incapace di controllare una simile somma di differenze in cui non c\u2019\u00e8 mai in nessun momento un punto di riferimento positivo e fermo. (p.70-71)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si tratta cio\u00e8 di pensare alla relazione non come a qualcosa che si instaura a valle fra elementi dati ma come a qualcosa che instaura gli elementi stessi. Non <em>relazione-fra<\/em>, ma <em>relazione-che-fa-il-suo-fra.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ora c\u2019\u00e8 questo di primordiale e di inerente alla natura del linguaggio che, da qualunque lato si cerca di attaccarlo \u2013 giustificabile o no \u2013 non ci si potr\u00e0 mai scoprire degli <em>individui<\/em>, cio\u00e8 degli esseri (o delle quantit\u00e0) determinati in se stessi sui quali si operi poi una generalizzazione. Ma c\u2019\u00e8 DALL\u2019INIZIO la generalizzazione, e non c\u2019\u00e8 niente fuori di essa\u2026 (p.14)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La questione \u00e8 di tutto rilievo perch\u00e9 mette in luce un aspetto importante dell\u2019episteme strutturalista. Una visione statica dello strutturalismo definisce un elemento di un sistema come ci\u00f2 che gli altri elementi non sono all\u2019interno di quel sistema. Si tratta di quella che definiremo una <em>negativit\u00e0 pigra<\/em>, perch\u00e9 in definitiva poggia ancora sul raffronto tra elementi dati, dei quali si cerca di mettere in luce una qualche differenza di ordine chimico, sostanziale. C\u2019\u00e8 poi una negativit\u00e0 che definiremo <em>vitale<\/em>, perch\u00e9 non consente un riconoscimento bens\u00ec attiva una produzione: la generalizzazione che dall\u2019inizio abita il linguaggio produce le sue singolarit\u00e0 assegnando loro un\u2019esistenza puramente relazionale. Il principio non \u00e8 molto diverso dalla \u201cdifferanza\u201d che Derrida (1967) inscrive nel cuore dell\u2019originario per far vedere che in un mondo di segni tutto \u00e8 da sempre differito, poich\u00e9 tutto &#8211; in definitiva &#8211; non \u00e8 che differimento, costituzione negativa in corso d\u2019opera, mai data una volta per tutte, sempre cangiante, al punto che l\u2019esperienza dell\u2019errore non \u00e8 da intendersi come un accidente del linguaggio bens\u00ec come la sua massima celebrazione. Quel che pi\u00f9 conta \u00e8 che una negativit\u00e0 vitale di questo tipo rende non pi\u00f9 pertinente il problema trascendentale perch\u00e9 impedisce di pensare alla nozione stessa di origine. Cosa di cui, a suo modo, lo stesso Saussure era gi\u00e0 consapevole, e in maniera tale da anticipare il rinvio alla logica stoica dell\u2019evento, cos\u00ec come esso verr\u00e0 riproposto pi\u00f9 di mezzo secolo dopo dal Deleuze di Logica del Senso. Scrive infatti Saussure:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Niente prova meglio la nullit\u00e0 di ogni ricerca sull\u2019origine della lingua. Ma su questa questione non ci si pu\u00f2 limitare a constatazioni negative.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ci\u00f2 che prova l\u2019assenza di una questione filosofica dell\u2019origine della lingua, NON \u00c8 UN FATTO NEGATIVO, \u00e8 il fatto positivo che dal primo momento un segno non vale che se \u00e8 associato a un valore, dunque a un insieme di differenze di forme in relazione con differenze di significazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Considerare la lingua e chiedersi in qual momento preciso la tal cosa \u00e8 \u201ccominciata\u201d \u00e8 intelligente quanto guardare il ruscello che viene dalla montagna e credere che risalendolo si trover\u00e0 il punto preciso dove ha la sua sorgente. <em>Cose senza numero stabiliscono<\/em> che in ogni momento il RUSCELLO esiste mentre si dice che nasce, e che reciprocamente non fa che nascere mentre si constata che esiste. (p.106)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Porre il pensiero negativo sotto l\u2019ombra di una scelta sottile, che lo faccia propendere o per un atteggiamento pigro, volto al riconoscimento inerte di individui, o per un atteggiamento vitale, che indichi una produzione incessante di relazioni, ci serve per rendere conto della posizione di un autore, che sulla questione del soggetto ci pare pi\u00f9 ambiguo di quanto forse non si credi. L\u2019autore \u00e8 Benveniste. Nei <em>Problemi di linguistica generale<\/em>, mentre dichiara che la coscienza di s\u00e9 \u00e8 un fenomeno che non pu\u00f2 trovare manifestazone al di fuori dei processi linguistici e che, in ogni caso, essa si da solo per contrasto (io-tu), Benveniste sostiene che se il linguaggio conosce una qualche attualizzazione, esso la deve in primo luogo al soggetto, che nella comunicazione fa la sua comparsa, operando i passaggi dalle alternanze alle coesistenze e, in definitiva, convertendo le virtualit\u00e0 del sistema nei diversi processi linguistici. In una parola, enunciando. Il momento relazionale in cui si costituirebbero le entit\u00e0 linguistiche, inoltre, risente &#8211; pi\u00f9 che in Saussure &#8211; della tentazione di ridurre ogni rapporto a coppie di deittici, attraverso la categoria di persona. Cos\u00ec la relazione finisce per risolversi in un principio di \u201cpolarit\u00e0 della persona\u201d, rispetto al quale fenomeni ibridi come il discorso libero indiretto possono essere spiegati solo come approssimazioni per difetto della medesima struttura polare, facendo cio\u00e8 loro perdere l\u2019autonomia e la ricchezza di cui sono portatori.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I<span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">l linguaggio &#8211; scrive Benveniste &#8211; \u00e8 organizzato in modo da permettere a ogni parlante di appropriarsi dell\u2019intera lingua designandosi come io. I pronomi personali sono il primo punto d\u2019appoggio per questa chiarificazione dela soggettivit\u00e0 nel linguaggio. Da questi pronomi dipendono a loro volta altre classi di pronomi, che partecipano dello stesso status. Si tratta degli indicatori della deissi, dimostrativi, avverbi, aggettivi, che organizzano le relazioni spaziali, e temporali attorno al \u201csoggetto\u201d preso come punto di riferimento: \u201cquesto, qui, ora\u201d, e i loro numerosi correlati \u201cquello, ieri, l\u2019anno scorso, domani\u201d, ecc. hanno in comune la propriet\u00e0 di definirsi solo in rapporto alla situazione di discorso dove sono prodotti, cio\u00e8 sotto la dipendenza dell\u2019io che vi si enuncia. (Problemi di linguistica generale, p. 314-315) <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lasciando aperta la discussione intorno a un autore che forse merita una riflessione aggiuntiva, e su cui sospendiamo volentieri il giudizio, torniamo a chiarire che il nostro sospetto circa la presenza di un\u2019istanza soggettuale e trascendentale all\u2019interno del paradigma strutturale e generativo non cerca di rinvenire un fantomatico produttore del linguaggio, n\u00e9 \u2013 di conseguenza \u2013 di considerare in termini produttivi il percorso generativo. Cosa ben diversa, il soggetto che in quella teoria secondo noi fa problema \u00e8 un soggetto che funziona, per dirla con Benveniste, \u201cpreso come punto di riferimento\u201d, quasi che ogni garanzia di intelligibilit\u00e0 del discorso e, infine, del senso sia subordinata alla sua localizzazione o, quantomeno, alla sua presentificazione. Anche quando non si da, sembra necessario poterlo porre, per far sonnecchiare, al di sotto del linguaggio, una garanzia di certezza della conoscenza. Di nuovo, proprio per il fatto che non si danno che discorsi, o \u2013 variabilmente \u2013 che tutto \u00e8 segno, dobbiamo accettare l\u2019esperienza del rinvio non come qualcosa che di tanto in tanto accade fra le singolarit\u00e0 e ne mette in luce un certo modo di stare assieme, bens\u00ec come all\u2019unico modo che tali singolarit\u00e0 hanno per emergere, per nascere, per manifestarsi e dotarsi di un senso che, costitutivamente, viene loro meno. Con Derrida, accettiamo quindi l\u2019idea che l\u2019esperienza dell\u2019errore non sia affatto un accidente del linguaggio bens\u00ec la sua massima celebrazione e che, di fronte ad esso, non valga tanto la pena ovviargli in nome di una situazione di laboratorio stabilizzata (come fa Greimas cercando il senso del senso), ma \u2013 come dice Carlo Sini e come, ad esempio nel teatro, ha fatto Carmelo Bene, provare a <em>dire il nulla<\/em> che siamo. E che ci rende cos\u00ec vivi.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Il problema di un soggetto trascendentale sembrerebbe cassato da una semiotica, quella generativa, che riconosce il primato fenomenico della discorsivit\u00e0 (se qualcosa si da, si da a mezzo di discorso), stando al quale il soggetto appare al pi\u00f9 o come il riflesso strategico di posizionamenti pragmatici (enunciazione) o come uno dei nodi figurativizzabili della sintassi attanziale (enunciato). In realt\u00e0, come&hellip;<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"btn btn-default\" href=\"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/soggetto-trascendentale\/\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-462","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ed2005-2006"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=462"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":918,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462\/revisions\/918"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}