{"id":464,"date":"2012-10-23T19:43:09","date_gmt":"2012-10-23T19:43:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=464"},"modified":"2013-02-08T18:03:46","modified_gmt":"2013-02-08T17:03:46","slug":"dark-water","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/dark-water\/","title":{"rendered":"3 &#8211; Intorno ad un&#8217;analisi del film Dark Water"},"content":{"rendered":"<div lang=\"it-IT\" dir=\"LTR\">\n<p>4. <em>Dark Water<\/em> di Nakata Hideo<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Applicazione testuale<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per capire come un film riesca a creare il terrore in chi lo guarda \u00e8 necessario usare lo stesso dispositivo che regola la sua interpretazione immediata. Vedremo come il genere dell\u2019orrore terrorizzi presentificando l\u2019assenza, attualizzando un mondo possibile oltre che dilatando i tempi e le attese dell\u2019enunciatario. E vedremo inoltre perch\u00e9 <em>Dark<\/em> <em>Water<\/em> di Nakata Hideo faccia pi\u00f9 paura di un qualsiasi altro horror, nel suo sfaldare i piani possibili, costruendo efficacemente lo spettatore modello e ponendolo su un punto di catastrofe da cui non pu\u00f2 uscire, nell\u2019impossibilit\u00e0 di comprendere qualcosa senza variare continuamente sistema di riferimento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si osserver\u00e0 dunque <em>Dark Water<\/em> da due diverse prospettive, notando come entrambe siano costituite da una stratificazione di piani. Da un punto di vista realistico e da uno di genere. Due momenti particolarmente terrificanti della pellicola saranno spiegati con la molteplicit\u00e0 di piani che pongono lo spettatore su una zona di confine instabile da cui non \u00e8 possibile interpretare ci\u00f2 che avviene, se non parzialmente.<\/p>\n<p><strong>4.1 Sinossi<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Una madre divorziata, Yoshimi, in lotta per mantenere l\u2019affidamento della figlia, Ikuko, si trasferisce in una zona residenziale di Tokyo dove trova lavoro e manda all\u2019asilo la figlia. Da subito una grande macchia di umidit\u00e0 sul soffitto del nuovo appartamento la inquieta. La macchia cresce costantemente, strani passi si sentono dal piano di sopra, in una casa che dovrebbe essere disabitata. Ci viveva una bambina, abbandonata dalla madre e poi scomparsa, Mitsuko. La piccola Ikuko intanto ha problemi all\u2019asilo, dove parla da sola (o con un\u2019altra bambina?) e a volte trova una misteriosa borsa rossa, apparentemente quella che portava Mitsuko il giorno della scomparsa. Sembra che lo spirito di Mitsuko voglia vendicarsi su madre e figlia di esser stata abbandonata. Yoshimi, sempre pi\u00f9 confusa, tra il timore di esser presa per pazza perdendo l\u2019affidamento e il terrore dello spirito che vede ovunque, va alla ricerca della piccola scomparsa, scoprendo che la bimba era caduta nella cisterna dell\u2019acqua il giorno in cui, sparita la madre, era tornata a casa dall\u2019asilo da sola. Nel finale, mentre scende dalla cisterna, dei colpi provengono dall\u2019interno come se qualcuno tentasse di uscire. Sconvolta dalla paura si precipita in casa dove trova la figlia, Ikuko, svenuta accanto alla vasca da bagno piena d\u2019acqua scura. La prende in braccio e scappa in ascensore per andarsene. Ma in ascensore vede la vera Ikuko uscire in corridoio e si rende conto che Mitsuko si \u00e8 sostituita a lei e si trova al suo fianco al posto della figlia. In un drammatico abbraccio lo spirito la chiama mamma, e lei, Yoshimi, non pu\u00f2 che accettare la sua nuova condizione, quella di diventar madre dello spirito di una bambina che era stata abbandonata. Dieci anni dopo, Ikuko, tornata per caso in quell\u2019edificio, ormai diroccato, incontra lo spirito della madre e capisce che si \u00e8 sacrificata per salvarla.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>4.2 Realismo terrificante<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La particolarit\u00e0 di <em>Dark Water<\/em> \u00e8 insita nella sua natura ambivalente. Quello che si autodichiara, e che a tutti gli effetti \u00e8, un film dell\u2019orrore nasconde un senso di estremo realismo. Ma non si tratta solo di un film horror particolarmente realistico. Si potrebbe facilmente sostenere che la vicinanza alla realt\u00e0 renda pi\u00f9 semplice l\u2019immedesimazione nei personaggi e dunque il coinvolgimento. Senza dubbio \u00e8 cos\u00ec ma non solo. <em>Dark Water<\/em> \u00e8 una sorta di termine estensivo tra il realismo e il genere horror. Il suo compito \u00e8 quello di sfaldare le gerarchie tra un realismo terrificante, dove il nostro sistema interpretativo vede una storia reale con alcuni elementi paurosi, e un terrore realistico, dove interpretiamo un film di genere horror con elementi realistici. Come il \u201cfumioso\u201d di Humpty Dumpty in <em>Attraverso lo Specchio<\/em> di Lewis Carrol \u00e8 una sintesi disgiuntiva tra fumante furioso e furioso fumante (e non solo tra fumante e furioso che sarebbe un termine complesso definibile con un quadrato semiotico), <em>Dark Water<\/em> \u00e8 l\u2019unione di due gerarchie interpretative<sup><a name=\"0.26_sdfootnote1anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote1sym\"><\/a><sup>1<\/sup><\/sup>. Occupiamoci innanzi tutto del primo sistema, il realismo terrificante, osservando la sovrapposizione di piani di cui \u00e8 costituito e il modo in cui una storia <em>normale<\/em> \u00e8 sfaldata in tempi e versioni attuali e virtuali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>4.2.1 Una bimba attende la madre all\u2019uscita dall\u2019asilo. La madre non arriva.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si potrebbe riassumere cos\u00ec <em>Dark Water<\/em>, film che \u00e8 innanzi tutto la storia di una madre che non riesca ad accettare il suo ruolo e della sindrome di abbandono della figlia. Nakata Hideo sfalda i piani fondendo attuale e virtuale, passato, presente e futuro possibile. <em>Dark Water<\/em> da un\u2019ottica deleuziana \u00e8 un\u2019immagine-cristallo, capace di trasmettere una percezione diretta del tempo<sup><a name=\"0.26_sdfootnote2anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote2sym\"><\/a><sup>2<\/sup><\/sup>. La sensazione d\u2019instabilit\u00e0 provocata dal film \u00e8 data dal tenere costantemente attivi i passaggi da un piano all\u2019altro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In <em>Lector in Fabula<\/em> Eco applica la teoria dei mondi possibili ai testi, sostenendo che le aspettative create nel lettore per l\u2019attualizzazione di uno o pi\u00f9 mondi possibili regolano l\u2019interpretazione creando effetti di tensione o di sorpresa nel realizzare o non realizzare i mondi che il lettore si aspetta<sup><a name=\"0.26_sdfootnote3anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote3sym\"><\/a><sup>3<\/sup><\/sup>. <em>Dark Water <\/em>\u00e8 una sorta di punto di accessibilit\u00e0 tra diversi mondi che tiene aperte tutte le potenzialit\u00e0, ponendo lo spettatore in una situazione d\u2019inquietudine data dall\u2019impossibilit\u00e0 di prevedere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma torniamo al periodo che titola questo paragrafo: \u201cuna bimba attende la madre all\u2019uscita dall\u2019asilo. La madre non arriva.\u201d La bimba \u00e8 Ikuko e la madre Yoshimi. Nel film vedremo Ikuko aspettare fuori dell\u2019asilo; Yoshimi \u00e8 in ritardo e a portarla a casa sar\u00e0 il padre. Ma Hideo dice di pi\u00f9. La stessa cosa accadde a Yoshimi da bambina. La madre la abbandon\u00f2 e non venne a prenderla. E, ancora, a Mitsuko, la bimba scomparsa il cui spirito vaga per l\u2019edificio. La madre di Mitsuko non viene a prenderla, lei sotto la pioggia e con l\u2019impermeabile giallo torna a casa da sola, sale sul tetto, vede il serbatoio dell\u2019acqua aperto, ci precipita dentro. In questo contesto non \u00e8 necessario che la madre abbandoni o no la figlia. E\u2019 accaduto nel caso di Mitusko e di Yoshimi: lo dice Hideo per voce di personaggi maschili, che interpretano il ruolo del padre a sanzionare il comportamento della madre. Per la bambina l\u2019esser dimenticata all\u2019asilo dalla madre consiste nell\u2019abbandono, poco importa se questo sia concreto o solo virtuale. Il risultato sarebbe lo stesso per Mitsuko, che comunque morirebbe nella cisterna. Ikuko vive invece su un punto di passaggio, tra l\u2019abbandono e il non abbandono: viene dimenticata all\u2019asilo, \u00e8 accompagnata dal padre, ma continua a vivere con la madre, Yoshimi. I genitori sono separati e Yoshimi non riesce a gestire questa situazione. Alla fine Yoshimi abbandoner\u00e0 Ikuko, perch\u00e9 d\u2019altronde la storia \u00e8 sempre la stessa, e la bimba verr\u00e0 affidata al padre. Quello che il film descrive \u00e8 dunque lo stato di frontiera, il passaggio dalla presenza della madre all\u2019abbandono. Per questo \u00e8 una storia terrificante, la pi\u00f9 terrificante possibile.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mitusko e Ikuko sono d\u2019altra parte la stessa bambina. Mitusko \u00e8 la proiezione, l\u2019incubo, di Yoshimi, il suo mondo possibile nel caso in cui perdesse la figlia: W<sub>nc<\/sub> (ovvero il mondo possibile del personaggio nella definizione di Eco). Non \u00e8 un caso che Mitusko sia un essere terrificante, l\u2019incubo peggiore per una madre \u00e8 quello di perdere la propria figlia. Ikuko \u00e8 lo stato di transizione che tende al perdersi, all\u2019abbandono: gioca con Mitusko, parla con lei, usa la sua borsa rossa e Mitusko, l\u2019incubo virtuale di un possibile abbandono, la chiama a s\u00e9. Yoshimi fa di tutto per impedirlo, per non perdere la bambina e mantenere l\u2019affidamento, per allontanarla da Mitusko. Perch\u00e9, d\u2019altronde, tutto quell\u2019astio, fin dall\u2019inizio, nei confronti della borsa rossa? Atteggiamento che provoca sconcerto persino nel portinaio. Perch\u00e9 Yoshimi vuole impedire a Ikuko di andarsene, ma, cosa tremenda, non ci riesce. E la borsa rossa \u00e8 un punto di contatto con l\u2019altro mondo, con lo smarrimento della figlia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Guardando indietro vediamo invece Yoshimi da piccola, abbandonata a sua volta dalla madre. Yoshimi tenta di impedire che la stessa cosa accada alla figlia, eppure <em>deve impedire a se stessa di abbandonarla<\/em>. E non pu\u00f2 farlo perch\u00e9 il fatto, appunto, \u00e8 gi\u00e0 accaduto. Dark Water mostra una sorta di presente perpetuo, di compresenza dei piani. Perch\u00e9 Mitsuko e Ikuko sono la stessa bambina, ma la madre rester\u00e0 con Mitsuko, si <em>sacrifica.<\/em> Per impedire a Ikuko di entrare in contatto con lo spirito maligno, diventa la madre che Mitsuko aveva perso. Ma Mitsuko \u00e8 la presentificazione virtuale di un incubo. Accettando quel mondo Yoshimi abbandona Ikuko a se stessa. Il peggiore degli errori Yoshimi lo fa nel finale, correndo sul tetto a cercare Mitusko. In quel momento lascia la figlia da sola in casa e quando torna Ikuko non sar\u00e0 pi\u00f9 se stessa. La vera Ikuko, d\u2019altra parte, uscir\u00e0 dalla porta della casa dove viveva Mitsuko. I piani si confondono. Il ruolo tematico di Mitsuko diventa quello di Ikuko e viceversa<sup><a name=\"0.26_sdfootnote4anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote4sym\"><\/a><sup>4<\/sup><\/sup>. Yoshimi sbaglia perch\u00e9 nel finale non sceglie. Non sceglie di essere madre, non riesce ad accettare il suo ruolo. Il finale \u00e8 cos\u00ec insopportabile alla visione, perch\u00e9 Yoshimi non muore e non vive, accade la peggiore delle cose. Yoshimi \u00e8 costretta a vivere su un punto di frontiera.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Yoshimi va dunque incontro al suo incubo, a una nuova figlia, Mitsuko, che \u00e8 devoltificata, perch\u00e9 privata di espressione e dunque della pi\u00f9 basilare affezione. I capelli neri nascondono il volto perch\u00e9 questo \u00e8 un\u2019immagine-affezione, segno iconico che rinvia a se stesso secondo Deleuze, primit\u00e0 peirciana<sup><a name=\"0.26_sdfootnote5anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote5sym\"><\/a><sup>5<\/sup><\/sup>. E\u2019 la figlia privata degli affetti, o dell\u2019amore materno. La bimba \u00e8 dunque sfaldata su diversi piani sovrapposti, strutture temporali e mondi possibili. Mitsuko \u00e8 Ikuko privata della sua identit\u00e0, una figlia senza madre n\u00e9 padre, abbandonata e dunque priva dei termini relazionali che la definiscono. Il fatto di non riuscire a scegliere, ad accettare per Ikuko il ruolo di figlia e per se stessa quello di madre, porter\u00e0 Yoshimi a vivere sulla frontiera, a restare nell\u2019ascensore e a dissolversi nell\u2019acqua.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Dark Water<\/em> \u00e8 una storia circolare, dove una bambina lasciata dalla madre costruisce il mondo ipotetico in cui avviene l\u2019abbandono per darne una giustificazione. In questo mondo ipotetico la madre, in cui ovviamente s\u2019immedesima la bambina stessa, si costruisce a sua volta un mondo-incubo in cui perde la figlia. Paradossalmente per impedire che questo mondo-incubo si avvicini alla figlia stessa, combattuta dal timore di perdere la propria identit\u00e0 occupando il suo ruolo materno, \u00e8 costretta a entrare nell\u2019incubo, abbandonandola. Ma visto in quest\u2019ottica, che \u00e8 totalmente illogica, ma forse stranamente vicina all\u2019oscuro labirinto della mente, l\u2019abbandono \u00e8 un sacrificio. E il sacrificio \u00e8 accettabile perch\u00e9 sanziona l\u2019amore della madre.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>4.2.2 L\u2019ascensore<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Come a sottolineare la specifica funzione del termine, quella di connettere pi\u00f9 piani, l\u2019ascensore \u00e8 un punto di frontiera. Consente la messa in contatto tra il sesto e il settimo piano, tra l\u2019abitazione di Ikuko e Yoshimi e quella di Mitsuko. Non \u00e8 un caso che nel finale l\u2019ascensore s\u2019identifichi con l\u2019acqua, il continuum per eccellenza. E\u2019 una citazione da <em>Shining<\/em>, di Stanley Kubrick, il momento in cui le porte si aprono e invece di Yoshimi e Mitsuko solo una cascata d\u2019acqua scura esce travolgendo Ikuko in lacrime. E l\u2019acqua, l\u2019isotopia fondamentale del film, \u00e8 onnipresente con allagamenti, umidit\u00e0 e pioggia. Tutto dovuto al fatto che Mitsuko \u00e8 annegata nel serbatoio sul tetto dell\u2019edificio. La macchia d\u2019umidit\u00e0 sul soffitto altro non \u00e8 se non un mettere in connessioni i due piani diversi. Le gocce che attraversano il pavimento sono l\u2019immagine del collasso dei mondi in direzione di un continuum indeterminato, verso tutte le direzioni possibili.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019ascensore, d\u2019altra parte, \u00e8 il primo luogo in cui compare Mitsuko, sotto forma di fantasma. Qui i piani entrano in contatto e pu\u00f2 accadere di tutto. Ancora prima di abitare la casa nuova, accompagnate da un agente immobiliare, Yoshimi e Ikuko salgono sull\u2019ascensore. Ikuko stringe la mano alla mamma. Arrivati al sesto piano le porte si aprono e Ikuko corre fuori. Ma Yoshimi sente ancora la sua mano e non capisce chi gliela stia dando. Fin dall\u2019inizio era Mitsuko a toccarla cos\u00ec come era sua la pozza d\u2019acqua sul pavimento. Proprio sul punto di frontiera, dunque, Ikuko si sdoppia; contemporaneamente corre nel corridoio e resta nell\u2019ascensore. Sono i primi sintomi di uno sfaldamento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nelle telecamere a circuito chiuso che il portinaio costantemente osserva, inoltre, si vede spesso la nuca di una bambina che non \u00e8 Ikuko accanto a Yoshimi nell\u2019ascensore. Ma il portinaio non vede la differenza tra Mitsuko e Ikuko e non si turba. Per lui, l\u00e0 dentro c\u2019\u00e8 <em>la<\/em> <em>stessa<\/em> bambina.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell\u2019ascensore infine la storia giunge al termine. Mitsuko e Ikuko s\u2019invertono, inspiegabilmente a una visione superficiale, i ruoli. Sul punto di frontiera basta un minimo perturbamento per cadere da una parte o dall\u2019altra, perch\u00e9 Ikuko diventi Mitsuko. E Yoshimi \u00e8 costretta ad abbracciarla, a urlare a Ikuko di non avvicinarsi, di non varcare la porta. Restando nell\u2019ascensore Yoshimi accetta di vivere su un punto di frontiera, frontiera tra diversi mondi e tra la vita e la morte.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>4.3 Terrore realistico<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non si pu\u00f2 parlare di terrore senza chiamare in causa la morte<sup><a name=\"0.26_sdfootnote6anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote6sym\"><\/a><sup>6<\/sup><\/sup>. La morte \u00e8 il carattere fondamentale di qualsiasi film horror: l\u2019incursione nel quotidiano dell\u2019al di l\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019horror mette in scena. Si parte sempre da una situazione ordinaria per poi rivoltarla su se stessa attraverso la fusione col piano della morte o della non-vita. La paura \u00e8 d\u2019altronde sempre paura di morire, ma pi\u00f9 di questo, \u00e8 paura che il mondo <em>altro<\/em>, separato e trascendentale invada la nostra stabile quotidianit\u00e0. E\u2019 paura per la crisi delle certezze che la presenza di un altro mondo porterebbe.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il genere costituisce \u201cun orizzonte d\u2019attesa nel testo\u201d<sup><a name=\"0.26_sdfootnote7anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote7sym\"><\/a><sup>7<\/sup><\/sup>. Si tratta di un sistema che regola l\u2019interpretazione dello spettatore, attualizzando alcuni mondi possibili. Le aspettative, il buio, l\u2019ignoto nell\u2019horror sono potenziali portatori di spaventi. Fondamento della paura nel film dell\u2019orrore \u00e8 proprio la consapevolezza che si ha di fronte un film dell\u2019orrore. Situazioni assolutamente normali assumono quindi aspetti inquietanti e anche solo voltare l\u2019angolo in casa propria diventa terrorizzante sapendo che qualcuno o qualcosa potrebbe manifestarsi da un momento all\u2019altro. Il problema non \u00e8 il <em>se<\/em> ma il <em>quando<\/em> e il <em>come<\/em>. Dilatare i tempi aumenta dunque la tensione frustrando l\u2019attesa dello spettatore. Queste semplici ed efficaci tecniche sono ben presenti in <em>Dark Water<\/em>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Occupiamoci pi\u00f9 specificamente di un sottogenere dell\u2019horror, l\u2019horror fantastico, quello in cui non sono normali assassini a inseguire i personaggi ma <em>fantasmi<\/em>. Il fantasma \u00e8 per sua natura la presentificazione di un\u2019assenza, \u00e8 l\u2019occupante senza posto che entra nel nostro mondo pur non facendone parte. La sua presenza non pu\u00f2 esser interpretata perch\u00e9 non appartiene alle leggi che regolano il nostro sistema interpretativo e questo rende un qualsiasi contatto con esso terrificante. Ma il fantasma, quando entra sul piano della vita, lo fa perch\u00e9 inquieto, perch\u00e9 non ha trovato la pace che gli consente di andarsene una volta per tutte e qualcosa ancora lo lega al mondo terreno. Gli spiriti nei film giapponesi vogliono che qualcuno li aiuti a risolvere una questione irrisolta e le tremende maledizioni non sono che una manifestazione di questa inquietudine. Nella propria prospettiva dunque il fantasma non \u00e8 cattivo, ma neanche buono, non \u00e8 una cosa n\u00e9 l\u2019altra: il fantasma appunto <em>non \u00e8<\/em>. La grandezza di Nakata Hideo \u00e8 quella di far credere tutto questo allo spettatore e dargli consapevolezza che comunque c\u2019\u00e8 del bene sotto ogni cosa, per poi scuoterlo con delle inaspettate crudelt\u00e0. Tanto che almeno met\u00e0 svolgimento di quel <em>The Ring<\/em>, che l\u2019ha reso famoso, \u00e8 un tentativo totalmente fuori strada di annullare una maledizione, il che ci narra s\u00ec le vicende legate allo spirito di Sadako, ma senza che nulla si risolva in termini narrativi. La scoperta finale \u00e8 che la maledizione resta in atto come una catena e per interromperla qualcuno deve essere sacrificato (il nonno nel caso del primo episodio). Che i propri resti siano portati fuori dal pozzo evidentemente non interessa molto allo spirito di Sadako che uccide dietro una ferrea quanto immotivata e poco fantasmagorica logica: quella della \u201ccatena di Sant\u2019Antonio\u201d, chi vede il video deve mostrarlo a qualcun altro entro una settimana, pena la morte. I test spam che ogni giorno invadono la casella di posta elettronica di qualsiasi spettatore assumono una dimensione mortifera. La loro semplice logica viene applicata a un mondo <em>altro.<\/em> L\u2019innovazione che i film giapponesi portano al genere \u00e8 una fusione con i caratteri attuali della societ\u00e0 e con una filosofia che deriva dal mito e dagli spiriti orientali<sup><a name=\"0.26_sdfootnote8anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote8sym\"><\/a><sup>8<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">The Ring \u00e8 dunque uno squillo del telefono, se ascoltiamo il genere horror, l\u2019arrivo del terrore atteso. Ma \u00e8 anche, sotto un\u2019altra prospettiva o base di riferimento, l\u2019anello. Anello che solo la morte pu\u00f2 spezzare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Portato per mano fin nel profondo del genere lo spettatore \u00e8 costretto a uscirne per usare un carattere del reale estremamente attuale. Se un qualsiasi Nightmare vuole uccidere un gruppo di ragazzi per vendetta, perch\u00e8 la sua anima possa riposare in pace una volta vendicatane la morte, Sadako uccide sostanzialmente a caso, forse s\u00ec per vendetta ma contro il mondo intero. Mitsuko vuole una madre, ma il motivo per cui in almeno due casi si salta sulla sedia sono proprio i comportamenti non giustificabili da quest\u2019ottica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se l\u2019horror fonda i propri meccanismi sull\u2019impostazione di criteri interpretativi basati sull\u2019appartenenza al genere, i fantasmi di Hideo sono comprensibili solo con due prospettive diverse. E\u2019 l\u2019impossibilit\u00e0 di usarle entrambe in contemporanea che ce li rende sfuggenti e insopportabili. Mitsuko \u00e8 Ikuko e Yoshimi ma \u00e8 al tempo stesso un fantasma, \u00e8 il mondo della morte che vuole sovrapporsi a quello della vita.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>4.3.1 Tre colpi dall\u2019interno della cisterna<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Yoshimi abbandona Ikuko. Corre sul tetto e sale la scala a pioli della cisterna, vuole capire cos\u2019\u00e8 accaduto a Mitsuko. Legge la data dell\u2019ultima pulitura del serbatoio: 14 settembre. Lo stesso giorno della scomparsa di Mitsuko. Le immagini della bambina che sale sulla scaletta e cade nell\u2019acqua scorrono nella mente di Yoshimi. Capisce che Mitsuko \u00e8 rimasta l\u00e0 dentro e in quel momento il mondo possibile del personaggio coincide con quello dello spettatore, W<sub>nc<\/sub>=W<sub>r<\/sub><sup><a name=\"0.26_sdfootnote9anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote9sym\"><\/a><sup>9<\/sup><\/sup>. Sappiamo che dentro la cisterna potrebbe esserci qualcosa, forse lo spirito di Mitsuko. Alcuni deboli colpetti si percepiscono dall\u2019interno. Nello spettatore cresce l\u2019aspettativa per qualcosa d\u2019inquietante, ma in fondo si sa che le intenzioni sono sempre quelle di una bimba che ha perso la madre. Proprio in quel momento Mitsuko batte tre colpi sulla cisterna, come tentando di uscire, e il metallo si modella sui suoi pugni. Sintomo di una potenza e una cattiveria sconosciuta. Il terrore suscitato da questa inaspettata brutalit\u00e0 precipita lo spettatore su un altro piano. Da qui in poi ci sar\u00e0 la sensazione che qualsiasi cosa potrebbe accadere. La narrazione non fornisce alcuna informazione sul seguito; si \u00e8 in balia degli eventi. La paura diventa paura dell\u2019ignoto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>4.3.2 Sul punto di frontiera <\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per capire qualcosa, dunque, lo spettatore deve far riferimento a due sistemi interpretativi non compatibili. Quando Yoshimi prende in braccio Ikuko e scappa nell\u2019ascensore un\u2019infinit\u00e0 di mondi possibili sono attualizzati. E, infatti, accadr\u00e0 qualcosa che non dovrebbe poter accadere: Mitsuko prender\u00e0 il posto di Ikuko e viceversa. A una visione superficiale questo scambio sembrerebbe giustificato da qualche oscura capacit\u00e0 sovrannaturale dello spirito. Ma sarebbe una spiegazione approssimativa che non rende giustizia alla qualit\u00e0 dell\u2019opera. Un criterio di genere di verosimiglianza narrativa non \u00e8 sufficiente<sup><a name=\"0.26_sdfootnote10anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote10sym\"><\/a><sup>10<\/sup><\/sup>. La prova di questo \u00e8 la sensazione d\u2019incomprensione che si prova alla sostituzione delle bambine.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In un contesto di tensione esasperata, nell\u2019ascensore con la presunta figlia, Yoshimi vedr\u00e0 la porta dell\u2019appartamento aprirsi. L\u2019ascensore non si muove, l\u2019acqua ha mandato in cortocircuito il pannello di controllo. E\u2019 interessante che Yoshimi non pensi neppure di correre gi\u00f9 per le scale. In questo momento l\u2019attesa dello spettatore \u00e8 per un qualcosa di terribile o, semplicemente, per Mitsuko pronta a uscire dalla porta. Inaspettatamente vedremo apparire Ikuko, fradicia e con gli occhi chiusi che chiama la madre. Il massimo della tensione viene raggiunto dall\u2019adesione del sapere del personaggio Yoshimi con quello dello spettatore. Yoshimi guarda Ikuko e fa per voltarsi alle sua sinistra. In quel momento <em>capiamo insieme<\/em> a lei che nell\u2019ascensore non c\u2019\u00e8 Ikuko ma Mitsuko, che la sostituzione \u00e8 avvenuta e che, questa volta, sar\u00e0 impossibile scappare. Impossibile per Yoshimi ma anche per lo spettatore che guarda. Mitsuko riveler\u00e0 il suo vero volto, quello di un corpo semi-putrefatto, e abbraccer\u00e0 Yoshimi. Di nuovo, siamo costretti a usare un altro riferimento per comprendere ci\u00f2 che avviene. Yoshimi dir\u00e0, \u201csono io la tua nuova madre\u201d. Ma cosa significa abbracciare e accarezzare un cadavere? Yoshimi diventa la madre di uno spirito? Lo spirito \u00e8 morto, Ikuko \u00e8 viva, Yoshimi dove vivr\u00e0? Nella vita o nella morte? E questo abbraccio \u00e8 l\u2019abbandono di Ikuko o il sacrificio per dare pace a Mitsuko? E le due bambine non erano la stessa?<\/p>\n<p>Siamo sul punto di frontiera dove niente \u00e8 comprensibile e tutti i piani si fondono l\u2019uno sull\u2019altro. La vita e la morte, Mitsuko, Ikuko e Yoshimi. Dovremmo usare contemporaneamente una base di riferimento reale, riguardante la storia di una madre, e quella di un film dell\u2019orrore dove un fantasma cerca la pace. C\u2019\u00e8 un senso d\u2019insoddisfazione in questa penultima sequenza, perch\u00e9 lo spettatore pu\u00f2 con certezza dire di non aver realmente capito cos\u2019\u00e8 accaduto. <em>Dark Water<\/em>, fino a questo punto, ci lascia insoddisfatti; qualcosa si \u00e8 compreso, ma non tutto, non globalmente.<strong><\/p>\n<p>4.4 (In)Conclusione<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ogni spazio liscio genera una nuova striatura. Da una situazione sfaldata in tutte le direzioni possibili deriva un nuovo taglio locale<sup><a name=\"0.26_sdfootnote11anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.26&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtmw25&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021261309&amp;sads=IDKGyMesBj4CV8aeaRurHoT2DME#0.26_sdfootnote11sym\"><\/a><sup>11<\/sup><\/sup>. Tornata in quella casa, dieci anni dopo, quando i ricordi di ci\u00f2 che era avvenuto sono ormai sbiaditi nella memoria, Ikuko ritrova il suo vecchio appartamento, perfettamente conservato pur trovandosi in un edificio ormai diroccato. Ikuko entra in contatto col suo mondo possibile nel caso in cui non fosse stata abbandonata. Parla con la madre e sente alle sue spalle la presenza disturbante di Mitsuko, o di se stessa, diversa come sarebbe stata vivendo l\u00e0 per tutto quel tempo. Il nuovo taglio \u00e8 un nuovo punto di vista sulla situazione, una nuova base di riferimento. L\u2019abbandono aveva generato un incubo, ma grazie ad esso Ikuko crea una nuova prospettiva valoriale sulla vicenda. La madre l\u2019ha s\u00ec abbandonata, ma l\u2019ha fatto per <em>proteggerla<\/em>. E sono queste le parole, che sullo schermo nero che dar\u00e0 spazio ai titoli di coda, chiudono il film.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">D\u2019altra parte, se Hideo Nakata sfalda le gerarchie che il genere horror stabilisce tra la realt\u00e0 e la finzione orrorifica, \u00e8 proprio grazie ai suoi film che si \u00e8 prodotto un nuovo genere. Perch\u00e9 pellicole come <em>L\u2019esorcista<\/em> o <em>Rosemary\u2019s baby<\/em> quando uscirono fecero tremare gli spettatori e adesso non riescono altrettanto bene in quell\u2019opera terrorizzante? Perch\u00e8, allo stesso modo, il meccanismo horror creava diversi sguardi incompatibili su una vicenda, ma la sua standardizzazione nel tempo ha generato uno sguardo unico che permette di comprendere ogni cosa. Lo <em>j-horror<\/em> sta dunque concependo una nuova base di riferimento per l\u2019interpretazione delle sue opere, un nuovo taglio interpretativo capace di accrescere le conoscenze enciclopediche dello spettatore cos\u00ec da permettergli d\u2019interpretare i prossimi modelli dello stesso genere. I piani tendono ad appiattirsi su uno solo risultante, cos\u00ec come i sistemi interpretativi tendono a crearne uno stabile. La credenza si fissa su un abito. Sar\u00e0 solo una nuova lisciatura dello spazio, uno sfaldamento delle gerarchie a cui il nuovo sistema ha dato origine, che riporter\u00e0 lo spettatore su un punto di frontiera instabile, pronto a generare un\u2019altra striatura.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">1Deleuze, G. (1969) <em>Logica del senso<\/em> pp. 45-49<\/p>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">2Deleuze, G. (1985) <em>L\u2019immagine-tempo<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">3Vedi Eco, U. (1979) \u201cStrutture di mondi\u201d in <em>Lector in Fabula<\/em> pp. 122-173<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">4Sui ruoli tematici e figurativi degli attori vedi Gremias, A.J. (1984) \u201cGli attanti, gli attori e le figure\u201d in <em>Del Senso 2<\/em>, pp. 45-63<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">5Deleuze, G. (1983) <em>L\u2019immagine-movimento<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">6Aimeri, L. &amp; Frasca, G. (2002) <em>Manuale dei generi cinematografici<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">7Sui generi: Todorov, T. (1993) <em>L\u2019origine dei generi<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p align=\"JUSTIFY\">8<span style=\"color: #000000;\">A Nakata Hideo hanno fatto seguito molti altri tra cui Kiyoshi Kurosawa e Miike Takashi. Sullo j-horror, il nuovo horror giapponese vedi (su Wikipedia):<\/span> <span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/J-Horror\" target=\"_blank\">en.wikipedia.org\/wiki\/J-Horror<\/a><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>9Vedi Eco, U. (1979) <em>Lector in Fabula<\/em>, pp. 154-156<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>10Sulla verosimiglianza nei testi letterari vedi Mizzau, M. (2004) \u201cA proposito di (in)verosimiglianza narrativa\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>11Deleuze, G. &amp; Guattari, F. (1980) <em>Il liscio e lo striato<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">4. Dark Water di Nakata Hideo Applicazione testuale Per capire come un film riesca a creare il terrore in chi lo guarda \u00e8 necessario usare lo stesso dispositivo che regola la sua interpretazione immediata. Vedremo come il genere dell\u2019orrore terrorizzi presentificando l\u2019assenza, attualizzando un mondo possibile oltre che dilatando i tempi e le attese dell\u2019enunciatario. E vedremo inoltre perch\u00e9 Dark&hellip;<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"btn btn-default\" href=\"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/dark-water\/\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-464","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ed2005-2006"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/464","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=464"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/464\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":917,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/464\/revisions\/917"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}