{"id":466,"date":"2012-10-23T19:44:59","date_gmt":"2012-10-23T19:44:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=466"},"modified":"2013-02-08T18:03:46","modified_gmt":"2013-02-08T17:03:46","slug":"enunciazione-e-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/enunciazione-e-cinema\/","title":{"rendered":"4 &#8211; Enunciazione e cinema"},"content":{"rendered":"<div lang=\"it-IT\" dir=\"LTR\">\n<p><em>Soggetto dell\u2019interpretazione<\/em><\/p>\n<p>Ogni discussione sulla soggettivit\u00e0 in semiotica dovrebbe partire dal non disambiguare alcune nozioni di soggetto. Parliamo di soggetto epistemologico, per indicare il soggetto dell\u2019analisi, soggetto dell\u2019enunciazione e soggetto dell\u2019enunciato (nell\u2019enunciato) (vedi Marsciani, introduzione alla Semiotica delle passioni<sup><a name=\"0.17_sdfootnote1anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote1sym\"><\/a><sup>1<\/sup><\/sup>). Se la prospettiva semiotica s\u2019interessa dei punti di vista interpretativi, il soggetto dell\u2019enunciazione sar\u00e0 un soggetto che mira all\u2019emersione del senso. L\u2019enunciazione stessa diviene il processo di manifestazione del senso nell\u2019interpretazione, distanziandosi sempre pi\u00f9 dall\u2019idea di produzione empirica dell\u2019enunciato che resta fuori dagli interessi semiotici. La base di ogni discussione dovrebbe dunque essere la presa di coscienza che il soggetto dell\u2019enunciazione \u00e8 un interprete per evitare una deriva ontologica in cui si cerchino le strutture soggiacenti al segno e alla narrativit\u00e0. Anche il percorso generativo sarebbe dunque un percorso d\u2019interpretazione.<\/p>\n<p><em>Deittici<\/em><\/p>\n<p>Come viene vista l\u2019enunciazione nella teoria generativa? Essenzialmente sotto due aspetti<sup><a name=\"0.17_sdfootnote2anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote2sym\"><\/a><sup>2<\/sup><\/sup>. Un primo di tipo linguistico: riferendosi a Benveniste, si parla di qualcosa che si trova tra due poli. Tra un io e un tu, i deittici. L\u2019enuciazione \u00e8 dunque l\u2019istanza che rende possibile lo scambio comunicativo e l\u2019enunciato \u00e8 il luogo in cui si vengono a trovare i simulacri dei due poli assenti.<\/p>\n<p>Oltre a questa concezione linguistica Greimas parla di enunciazione come d\u2019istanza di passaggio tra strutture virtuali e strutture attuali. Di questa seconda accezione parleremo in seguito.<\/p>\n<p>Qui vorrei solo soffermarmi sulla questione specifica dei deittici, osservando come questa non possa diventare il fulcro di ogni indagine semiotica, n\u00e9 la base di una teoria che abbia nell\u2019analisi testuale il suo obiettivo primario. Gli esempi migliori vengono dal campo che mi \u00e8 pi\u00f9 vicino, il cinema. Applicando strenuamente e anche con grande acume la teoria dei deittici al cinema, il pi\u00f9 grande semiotico del cinema italiano, Casetti<sup><a name=\"0.17_sdfootnote3anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote3sym\"><\/a><sup>3<\/sup><\/sup> costruisce un intero sistema di interpretazione usando quattro categorie di \u201csguardo cinematografico\u201d. Il suo obiettivo \u00e8 quello di ritrovare le due posizioni di enunciatore ed enunciatario, ma esplicitamente, nel caso di Casetti, di spettatore, quasi empirico si direbbe, all\u2019interno del testo. Osservare dunque il testo come un messaggio stretto tra i due poli di emittente e ricevente, messaggio che incarna il suo enunciatore ma anche il suo enunciatario che manifesta. Cos\u00ec nascono le nozioni di soggettiva, oggettiva, oggettiva irreale e interpellazione (lo sguardo in macchina che chiama direttamente in causa l\u2019enunciatario).<\/p>\n<p>Una interessante critica a questa concezione di enunciazione applicata al cinema la fa Metz ne L\u2019enunciaizone impersonale<sup><a name=\"0.17_sdfootnote4anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote4sym\"><\/a><sup>4<\/sup><\/sup>. Risulta abbastanza evidente che il mezzo cinematografico ben si distingue dalla comunicazione orale dove la coppia deittica riveste un ruolo ben pi\u00f9 importante (per non parlare di quella <em>differanza<\/em> dell\u2019enunciato dal voler-dire dell\u2019enunciante che sempre con questo tipo di analisi anche nel caso della comunicazione orale sarebbe oscurata). Ma lo stesso modello comunicativo standard su cui si basa Benveniste, quello ripreso da Jakobson di Emittente-Messaggio-Ricevente \u00e8 stato superato dall\u2019idea di enciclopedia di Eco o di semiosfera di Lotman. Autore modello e lettore modello sarebbero strategie testuali interne al testo, categorie interpretative pi\u00f9 che rinvii a un fuori del testo.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che nel film non c\u2019\u00e8 alcun enunciatore empirico a cui si tenda a rinviare uno sguardo. Allo stesso tempo il film rinvia piuttosto a se stesso, attraverso le cosiddette marche enunciative, o discorsi metafilmici. C\u2019\u00e8 uno sbilanciamento messaggio-ricevente secondo Metz, dove si dovrebbero osservare piuttosto le pratiche di ricezione. Ma l\u2019idea di Metz di ripiegamento del testo su se stesso si supera attraverso le stesso Metz: anche i casi di enunciazione enunciata sono finzioni, che non riniviano mai a un\u2019enunciazione originale. D\u2019altronde lo stesso Greimas afferma nel Dizionario che l\u2019enunciazione enunciata totale \u00e8 impossibile. Si tratta dunque di casi, interessanti, spiegabili anche con il famoso straniamento brechtiano ma su cui non si pu\u00f2 costruire un\u2019intera teoria di analisi semiotica. Il film, ma questa concezione \u00e8 chiaramente estendibile a tutti i tipi di significazione, non \u00e8 un banale messaggio stretto tra i due poli di emittente e ricevente che contiene come posti vuoti al proprio interno.<\/p>\n<p><em>Semisoggettiva<\/em><\/p>\n<p>Per capire il vero sguardo cinematografico e il modo di essere del film si deve ricorrere alla fertile idea di semisoggettivit\u00e0, cos\u00ec come l\u2019aveva definita Mitry nel cinema, e Pasolini in letteratura secondo l\u2019idea di discorso libero indiretto, poi ripresa da Deleuze (Deleuze arriver\u00e0 a definire il film come un percetto, una percezione al quadrato, percezione di una percezione)<sup><a name=\"0.17_sdfootnote5anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote5sym\"><\/a><sup>5<\/sup><\/sup>. La macchina da presa <em>\u00e8<\/em> infatti sempre <em>con<\/em> lo spettatore. Il suo sguardo non \u00e8 mai disambiguato, mai oggettivo, c\u2019\u00e8 sempre una messa in scena che decreta un punto di vista, certo, un\u2019aspettualizzazione se vogliamo, ma costitutiva dell\u2019enunciato. In quel punto, in quell\u2019essere insieme di enunciatore ed enunciatario svaniscono i poli deittici e resta solo il film, svanisce la differenza tra soggetto dell\u2019enunciazione e soggetto epistemologico, e questi vedono con gli stessi occhi. Quelli descritti da Casetti sono dunque casi di relazione pronominale che possono naturalmente esserci ma che non sono costitutivi dell\u2019essere del film<sup><a name=\"0.17_sdfootnote6anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote6sym\"><\/a><sup>6<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019enunciazione \u00e8 dunque in questo sguardo, allo stesso tempo enunciante e interpretante, \u00e8 un punto di vista, una prospettiva o mettendola peircianamente un segno interpretante, dove un enunciato \u00e8 detto sotto un certo rispetto. E\u2019 dunque quel certo rispetto a costituire il concatenamento che mette in connessione due piani (uso qui termini deleuziani perch\u00e9 \u00e8 nel concatenamento tra i piani che emergono gli effetti di senso, o effetti di superficie<sup><a name=\"0.17_sdfootnote7anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote7sym\"><\/a><sup>7<\/sup><\/sup>).<\/p>\n<p>Per questo genere di teoria del cinema tornano utili alcuni film che mettono ben in mostra un tipo di narrativit\u00e0 non processuale ma rizomatica come L\u2019anno scorso a Marienbad di Alain Resnais che mi \u00e8 capitato di analizzare anche seguendo i bei pezzi che Deleuze vi dedica<sup><a name=\"0.17_sdfootnote8anc\" href=\"https:\/\/mail-attachment.googleusercontent.com\/attachment\/u\/0\/?ui=2&amp;ik=f6f833035f&amp;view=att&amp;th=13a8e954ca3e73c4&amp;attid=0.17&amp;disp=inline&amp;realattid=f_h8n8qtkd16&amp;safe=1&amp;zw&amp;saduie=AG9B_P8vFcmJ0uDU51ZtNlqfXzwS&amp;sadet=1351021437537&amp;sads=YZhLo47GOI2m4J3UJ4SIKD8OW8c#0.17_sdfootnote8sym\"><\/a><sup>8<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p><em>Parentesi su L\u2019anno scorso a Marienbad<\/em><\/p>\n<p>Giusto per fare qualche brevissimo accenno, in Marienbad gli stessi enunciati filmici, due persone che si incontrano, sono ripetuti in diversi mondi possibili, diversi spazi e tempi, attuali e virtuali. Le parole pronunciate dalle persone vagano nel vuoto, vengono costantemente ripetute da altre persone in altri contesti. Non \u00e8 pi\u00f9 chiaro il tempo della voce fuori campo o quello della diegesi, la memoria e la realt\u00e0 si confondono, la finzione diventa realt\u00e0 e non \u00e8 pi\u00f9 possibile ricondurre il tutto a un centro o polo fisso di pertinentizzazione. L\u2019idea migliore per descrivere questo stato di cose \u00e8 un insieme di spazi di Riemann, dove ogni spazio riguarda una prospettiva diversa (che pu\u00f2 essere temporale o spaziale o dell\u2019enunciazione). Prendendola da una prospettiva temporale vedremo uno sfaldarsi dell\u2019enunciato in diversi mondi possibili che riguardano diversi momenti in cui la cosa accade oppure da un punto di vista spaziale, rivedremo la stessa scena in diversi luoghi. In questo che definirei uno sfaldamento, dove non ci sono diverse prospettive su una stessa vicenda ma diverse vicende in diversi mondi, si apre una concezione di narrazione non processuale. A mancare \u00e8 proprio un polo di pertinentizzazione come pu\u00f2 essere un soggetto dell\u2019enunciazione inteso greimasianamente, come originario io-qui-ora cui tutto ricondurre.<\/p>\n<p>1Marsciani, F. &amp; Pezzini, I. Premessa a Greimas &amp; Fontanile, <em>Semiotica delle Passioni<\/em>, Milano: Bompiani, p. XLIV<\/p>\n<div>\n<p>2Greimas A.J. &amp; Court\u00e8s, <em>Dizionario ragionato di teoria del linguaggio<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>3Casetti, F. <em>Dentro lo sguardo<\/em>, Milano: Bompiani e <em>Analisi del film<\/em>, Milano: Bompiani<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>4Metz, C. <em>L\u2019enunciazione impersonale<\/em>, Napoli: Edizioni scientifiche italiane, 1993<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>5Deleuze, G. <em>L\u2019immagine movimento<\/em>, Milano: Ubu Libri, 1985<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>6Vedi anche Pescatore, G. <em>Il narrativo e il sensibile<\/em>, Bologna: Hybris, 2003<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>7Deleuze, G. <em>Logica del senso<\/em>, Milano: Feltrinelli<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>8Deleuze, G. <em>L\u2019immagine tempo<\/em>, Milano: Ubu Libri, 1989, pp.113-142<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Soggetto dell\u2019interpretazione Ogni discussione sulla soggettivit\u00e0 in semiotica dovrebbe partire dal non disambiguare alcune nozioni di soggetto. Parliamo di soggetto epistemologico, per indicare il soggetto dell\u2019analisi, soggetto dell\u2019enunciazione e soggetto dell\u2019enunciato (nell\u2019enunciato) (vedi Marsciani, introduzione alla Semiotica delle passioni1). Se la prospettiva semiotica s\u2019interessa dei punti di vista interpretativi, il soggetto dell\u2019enunciazione sar\u00e0 un soggetto che mira all\u2019emersione del senso.&hellip;<\/p>\n<p class=\"more-link-p\"><a class=\"btn btn-default\" href=\"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/enunciazione-e-cinema\/\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-466","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ed2005-2006"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/466","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=466"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/466\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":916,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/466\/revisions\/916"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=466"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=466"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=466"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}