{"id":468,"date":"2012-10-23T19:46:29","date_gmt":"2012-10-23T19:46:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=468"},"modified":"2013-03-20T17:43:15","modified_gmt":"2013-03-20T16:43:15","slug":"note-estemporanee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/note-estemporanee\/","title":{"rendered":"5 &#8211; Note estemporanee"},"content":{"rendered":"<div lang=\"it-IT\" dir=\"LTR\">\n<p align=\"JUSTIFY\">Nelle ossessioni dei Maestri di cui si discuteva, ossessioni che come tali sono derive estreme del loro pensiero sicuramente attenuate dall\u2019organon della teoria specifica, si delineano elementi che possono suscitare critiche e osservazioni interessanti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Eco<\/strong>. Alla sua smania onnisciente (probabilmente il riflesso della sua cultura personale molto ampia, per usare un eufemismo), alla sua ossessione disambiguante, si appigliano bene le critiche di Fabbri alla sua presunta esagerata tassonomia, a una teoria semiotica principalmente conoscitiva che pretende di arrivare a fondo dei problemi per poi voltare pagina. Vista cos\u00ec sembra una tracotanza semiotica certamente dannosa per lo spirito di ricerca e di giusto fallibilismo (la semiotica , sempre che poi lo sia veramente, \u00e8 una mezza scienza) e per lo studio di processi di significazione che forse per loro stessa definizione non sono esauribili fino in fondo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Greimas<\/strong>. Egli ritiene che il senso gli si sciolga attorno, desemantizzandosi continuamente e la sua teoria mira alla risemantizzazione un po\u2019 di tutto. Oltre a buttarsi un po\u2019 troppo gi\u00f9 nel baratro del pessimismo, Greimas d\u00e0 adito a derive teoriche devianti come la sociosemiotica per la quale (cfr. Marrone) il significante \u00e8 gi\u00e0 dato, \u00e8 posto davanti al soggetto a cui rimane solo da riempirlo di significato, quest\u2019ultimo suscettibile di riscivolamenti e reimmissioni diacroniche nel tempo. Anche lo stesso Eco scivola in questa deriva nella sua Struttura Assente in cui parla del segno architettonico come significante suscettibile di riempimento progressivo di significati cangianti nel corso del tempo e delle culture.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma la semiotica deve rifuggere dall\u2019inattingibile e dall\u2019apriorismo, \u00e8 una soluzione troppo comoda, la correlazione tra espressione e contenuto si instaura contemporaneamente visto che uno non pu\u00f2 darsi senza l\u2019altro. La semiotica di Greimas sembra pi\u00f9 elastica, pi\u00f9 disillusa e consapevole dell\u2019inafferrabilit\u00e0 del senso ma inevitabilmente scivola nell\u2019indicibile, nelle condizioni di possibilit\u00e0 e nelle reti calate dall\u2019alto. Le reti invece vanno calate dal basso. La salienza del senso, la sua \u201cprimit\u00e0\u201d (come la macchia d\u2019inchiostro nera o liquida) non \u00e8 tanto l\u2019inafferabilit\u00e0 quanto la sua circolazione. Il senso circola costantemente in un rizoma.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ovviamente qui si \u00e8 estremizzato per capire le derive opposte che possono prendere le due teorie e per individuare meglio un punto di mediazione. Vediamo di apportare qualche aggiustamento di tiro e di mira.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Eco sembra troppo onnicomprensivo, ci vuole un taglio LOCALE.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Greimas sembra troppo fatalista e in bal\u00eca del senso e dei suoi capricci, ci vuole una correlazione forte tra espressione e contenuto e l\u2019eliminazione dei reticoli dall\u2019alto e del soggetto trascendentale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Come mettere insieme le due cose?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Una definizione di enunciazione emersa un po\u2019 tra le righe dal corso di Paolucci e da mie discussioni con lui: l\u2019enunciazione \u00e8 il portare a compimento l\u2019encicopedia. Che \u00e8 come dire che:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">si deve operare localmente facendo porzioni enciclopediche (il \u201cfuori\u201d del testo)<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">si deve rendere conto e bisogna rifarsi ad esse (invece di definire limiti o propriet\u00e0 intrinseche al testo, che non hanno senso, e lambiccarsi con il suo rapporto col contesto)<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">l\u2019enunciazione e la semiosi risulta avere come sfondo, come \u201ccondizione di possibilit\u00e0\u201d tra molte virgolette, ci\u00f2 che di pi\u00f9 immanente esiste, l\u2019enciclopedia, una rete che ci attraversa e che noi attivamente creiamo. In pratica noi. (mi viene in mente Wilkipedia, in cui ognuno pu\u00f2 aggiungere una voce e connetterla con tutte le altre, si pu\u00f2 dire che se aggiungo una voce al novero di tutte le altre io <em>diventi<\/em> Wilkipedia? Che io <em>sia<\/em> Wilkipedia? Direi di s\u00ec).<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019enciclopedia \u00e8 una molteplicit\u00e0 piatta immanente in cui sono registrate e interconnesse a rizoma tutta la conoscenza umana, le culture, gli abiti, le interpretazioni. Ogni punto \u00e8 in contatto (diretto o mediato) con qualsiasi altro e non ha n\u00e9 inizio n\u00e9 fine. Inoltre, come succede con le formiche di Deleuze e Guattari, con le quali non \u00e8 mai finita, se rompiamo la rete e la dividiamo, essa si ricompone senza danni e senza ripensamenti, riadattandosi ad altre connessioni.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ecco quindi da cosa parte l\u2019enunciazione, dall\u2019enciclopedia, da una condizione di possibilit\u00e0 che non si trova in alto ma in basso, che non si trova sopra o all\u2019inizio (come il soggetto trascendentale) ma costitutivamente \u201ctra\u201d. Tra le culture, tra le conoscenze, tra di noi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In questo modo non serve pi\u00f9 un soggetto (per quanto assente) che dia il la alla produzione, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 necessit\u00e0 di un soggetto fondatore che si debraya, ma al contrario c\u2019\u00e8 l\u2019enciclopedia che si porta a compimento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E\u2019 qui che si ritrova il significato della teoria per cui il soggetto dell\u2019enunciazione \u00e8 sempre debraiato ed entra nello stesso processo semiosico dell\u2019enunciazione e dell\u2019enunciato, rimanendone invischiato. E questo si vuole dire quando, citando Carmelo Bene, si sostiene che noi siamo attraversati e parlati dalle parole.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non siamo certo semplici catalizzatori-amebe n\u00e9 strumenti in mano a un flusso incontrollato di senso, ma costruttori e rifinitori in divenire di enciclopedie che non ci preesistono, non sono date a priori e ci permettono di lavorare coerentemente con il fuori del testo perch\u00e9, in verit\u00e0, il senso e la semiosi che stiamo cercando al suo interno \u00e8 in realt\u00e0 tutta fuori.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questo perch\u00e9 l\u2019enciclopedia \u00e8 un rizoma, questo perch\u00e9 l\u2019enciclopedia siamo noi, debrayati e rinviati, senza inizio n\u00e9 fine.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"text-decoration: underline;\">\u201cCertamente c\u2019\u00e8 una storia universale ma \u00e8 quella della contingenza\u201d<\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Nelle ossessioni dei Maestri di cui si discuteva, ossessioni che come tali sono derive estreme del loro pensiero sicuramente attenuate dall\u2019organon della teoria specifica, si delineano elementi che possono suscitare critiche e osservazioni interessanti. 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