{"id":480,"date":"2012-10-23T20:00:32","date_gmt":"2012-10-23T20:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/?p=480"},"modified":"2020-12-31T11:56:50","modified_gmt":"2020-12-31T10:56:50","slug":"semiotica-e-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marsciani.net\/seminario\/semiotica-e-filosofia\/","title":{"rendered":"11 &#8211; Su semiotica e filosofia"},"content":{"rendered":"<p align=\"CENTER\">Edoardo Lucatti<\/p>\n<p align=\"CENTER\">\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-size: large;\"><strong>Semiotica e filosofia<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-size: large;\"><strong>Relazione per il seminario \u201cfondamenti dell\u2019epistemologia semiotica\u201d <\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-size: large;\"><strong>01\/06\/06<\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Kurt Lewin, un noto psicologo sociale, ha detto che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 pratico di una buona teoria. L\u2019aforisma \u00e8 vero nella misura in cui \u00e8 vero anche il suo contrario, non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 teorico di una buona pratica. Per questo, in un seminario che non ha ancora avuto esperienza di analisi particolari, vorrei partire da concetti teorici per poi vedere e dimostrare effettivamente nella pratica come e se davvero funzionino.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il tema \u00e8 il rapporto tra filosofia e semiotica, un tema che ha avuto trattazioni eccellenti ma che certo non \u00e8 un classico del pensiero moderno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tra le trattazioni eccellenti di cui parlavo entra a pieno diritto quella del prof Marsciani, la lettura del di lui saggio mi \u00e8 stata calorosamente consigliata la volta scorsa. Tutto il mio percorso sar\u00e0 disseminato di puntelli provenienti dal saggio \u201cGreimas e la filosofia\u201d, per adesso basta accennare l\u2019ipotesi di sfondo: la filosofia contemporanea potrebbe trarre vantaggio dall\u2019avventura semiotica di Greimas, la quale costituirebbe uno dei suoi momenti pi\u00f9 significativi. Tutto questo \u00e8 vero e ben dimostrato ma io mi chiedo: \u00e8 vero anche il contrario? La semiotica, non necessariamente solo quella di Greimas, pu\u00f2 e deve trarre vantaggio dalla filosofia come quest\u2019ultima ha a sua volta tratto?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per questo vorrei innanzitutto dare a questo rapporto un canone scientifico, ponendo la scienza come elemento terzo (visto che le triadi ci piacciono molto), di modo che possa fare da tramite tra le due contendenti e disambiguare la loro relazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Che rapporto c\u2019\u00e8 dunque tra scienza e filosofia? Concettualmente credo che siano sempre andate di pari passo, mutuando l\u2019una le idee dell\u2019altra, incontrandosi e scontrandosi in un campo molto pi\u00f9 affine di quello che si pensa di solito.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora non vorrei tediarvi con verbose ricerche sul rapporto tra scienza e filosofia; preferirei prendere la questione da un lato pi\u00f9 piacevole e trasversale tenendo comunque ben presente come punto fermo che la compenetrazione tra la scienza del mondo e quella dello spirito \u00e8 assodata da studi ben pi\u00f9 seri. Nella mia ignoranza rispetto a questo tema, tra i numerosi autori che potrei citare cito il pi\u00f9 bravo cio\u00e8 Levi Strauss. Nella prima parte di Tristi tropici il grande antropologo racconta, con una penna da consumato scrittore, la sua formazione filosofica alla Sorbona di Parigi e, tralasciando considerazioni decisamente negative riguardo alla materia, ad esempio il suo cito \u201cdisgusto per una specie di contemplazione estetica che la coscienza opera su se stessa\u201d, sostiene comunque il ruolo storico della filosofia di <em>ancilla scientiarum<\/em>, ausiliaria dell\u2019esplorazione e della ricerca scientifica. Inoltre, in uno spaccato socio-etnografico degli anni 30, Levi Strauss spiega che \u201call\u2019inizio del 1928 gli studenti del primo anno delle diverse facolt\u00e0 si dividevano in due specie, diritto e medicina da una parte, lettere e scienze dall\u2019altra\u201d. Questa differenza \u00e8 spiegata dal fatto che mentre gli studenti del primo gruppo entreranno nel mondo degli adulti imparando e facendo un mestiere, quelli del secondo, consapevoli come noi di andare incontro a carriere imprecise e imprecisate, hanno un\u2019altra natura. \u201cLo studente che sceglie questa strada non dice addio all\u2019universo infantile: si applica piuttosto a rimanerci. Una inclinazione quasi conventuale lo spinge a ripiegarsi nello studio, la preservazione e la trasmissione di un patrimonio indipendente dall\u2019ora che passa\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora, a parte la bellezza di queste frasi e la nostra, o almeno mia, affinit\u00e0 con queste inclinazioni, abbiamo visto che, anche in un senso pi\u00f9 trasversale, filosofia e scienza hanno molte cose in comune e sicuramente abbisognano l\u2019una dell\u2019altra come vedremo tra poco parlando di Popper. A questo punto bisogna ragionare se la semiotica sia una scienza o meno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il prof Marsciani, nel suo saggio, sostiene che se la semiotica avesse mantenuto la definizione di scienza dei segni (procurando d\u2019essere una pura metodologia e basta) allora si potrebbe considerare il clima filosofico del tempo come semplice terreno di radicamento e di partenza per una disciplina relativamente autonoma. Ma Greimas oper\u00f2 il ribaltone, da scienza dei segni a teoria della significazione. In questo caso la pretesa di scientificit\u00e0 si fa pi\u00f9 insistente, parallelamente alla tendenza a pensare il criterio di scientificit\u00e0 come \u201cstrettamente legato alla capacit\u00e0 di una teoria di costruire una oggettivit\u00e0 propria e di dotarsi di un metalinguaggio descrittivo, marcato dal carattere della simbolicit\u00e0. Si tratta di uno strutturalismo positivista.\u201d<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questo strutturalismo, com\u2019\u00e8 noto, ha subito molti attacchi (da Godel fino a Derrida), tanto che gli \u00e8 sopravvenuto un secondo strutturalismo, pi\u00f9 filosofico e dinamico, portato da Deleuze e Foucault.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Comunque sia, ragionando su questi aspetti, mi \u00e8 parso che, nel senso strettamente popperiano, la semiotica sembra non potersi fregiare di un titolo scientifico, n\u00e9 tanto meno di una vocazione. Popper, discettando su Hume e criticando il neopositivismo viennese, sosteneva che il metodo scientifico possiede una fondamentale asimmetria: nessun esperimento, per quante volte possa essere ripetuto, potr\u00e0 provare la validit\u00e0 di una teoria (per esempio il famoso esempio di Hume riguardo al sorgere del sole) mentre al contrario basta solo un risultato negativo per dimostrare la falsit\u00e0 della stessa teoria. La teoria della verificabilit\u00e0 neopositivista del circolo di Vienna \u00e8 dunque inutile, secondo Popper. Inoltre, in Logica della scoperta scientifica, rincara la dose e scrive: \u201c<em>dobbiamo scegliere un criterio che ci consenta di ammettere, nel dominio della scienza empirica, anche asserzioni che non possono essere verificate. [\u2026]Queste considerazioni suggeriscono che, come criterio di demarcazione, non si deve prendere la verificabilit\u00e0, ma la falsificabilit\u00e0 di un sistema. In altre parole: da un sistema scientifico non esiger\u00f2 che sia capace di esser scelto, in senso positivo, una volta per tutte, ma esiger\u00f2 che la sua forma logica sia tale che possa essere messo in evidenza, per mezzo di controlli empirici, in senso negativo: un sistema empirico deve poter essere confutato dall\u2019esperienza.\u201d<\/em> La nascita del modo di dire \u201cl\u2019eccezione conferma la regola\u201d. Mettendo in relazione ancora una volta scienza e filosofia si evince che in ambito epistemologico si arriva ad una concezione fallibilistica della ricerca scientifica e in ambito filosofico ad un nuovo criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, per cui \u00e8 scientifica un&#8217;asserzione suscettibile di &#8220;falsificazione&#8221; e metafisica un&#8217;asserzione che non lo \u00e8. In questo senso la semiotica non sembra avere le carte in regola per essere una scienza visto che per esempio quando parliamo di continuo e discontinuo o di soggetto trascendentale o istanze di produzione stiamo facendo della metafisica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">D\u2019altra parte per\u00f2 sia Fabbri che Eco si sbilanciano dall\u2019altra parte, concedendo alla semiotica, o a un certo tipo di semiotica, almeno una vocazione scientifica, se non un vero e proprio statuto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E allora? Secondo me, e questa \u00e8 un\u2019idea venuta fuori dalle discussioni enologico semiotiche con gli altri ragazzi qui in prima fila, in semiotica alla fine non ha ragione n\u00e9 torto nessuno; la ragione, parafrasando Peirce, \u00e8 una categoria che semplicemente qui non si applica. Sembra infatti, e questa osservazione non ha assolutamente valore disforico, che a monte di qualsiasi semiotica ci siano degli assunti indimostrabili che si possono accettare o meno e che costituiscono il primo mattone per lo sviluppo coerente della teoria. Insomma, nel dire con Greimas che il senso \u00e8 dato e che l\u2019uomo lo risemantizza continuamente si pu\u00f2 essere certamente d\u2019accordo ma questa frase ha uno statuto diverso dal dire che la molecola dell\u2019acqua \u00e8 formata da due parti di idrogeno e una di ossigeno. Dire che ogni presentazione \u00e8 una ripresentazione mediata da un segno interpretante \u00e8 plausibile certamente ma non \u00e8 affatto come dire che la gravit\u00e0 \u00e8 la forza di attrazione verso il centro della terra.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa cosa mi fa insistentemente venire in mente la teoria dell\u2019incompletezza di Godel secondo la quale <span style=\"color: #000000;\">ogni costruzione logico matematica si basa su assiomi o principi che vengono assunti per veri: in ogni sistema assiomatico sono presenti delle asserzioni che non possono essere smentite n\u00e9 dimostrate a partire dagli assiomi di base (I teorema di incompletezza). Nell\u2019articolo del 1931 che sconvolge tutta la comunit\u00e0 scientifica e matematica Godel scrive addirittura che \u201c<em>l\u2019affermazione di non-contraddittoriet\u00e0 di quei sistemi appartiene sempre alle proposizioni indecidibili di quel sistema\u00bb, <\/em>un po\u2019 come dire che un sistema di assiomi \u00e8 coerente al suo interno ma non dimostrabile e allo stesso tempo \u00e8 facilmente smontabile dall\u2019esterno, <\/span>da un altro sistema di riferimento (si pensi a quel mattone dei <em>principia mathematica<\/em> di Russell e allo stesso Godel che lo ha smontato punto a punto) e questo per inciso \u00e8 un po\u2019 quello che succede tra le due semiotiche visto che l\u2019una critica l\u2019altra dall\u2019alto delle proprie posizioni, non certo immedesimandosi nell\u2019avversario. \u00c8 facile criticare tutto lo sviluppo della teoria peirciana e trovare delle falle se non si accetta il concetto di segno interpretante e di relazione triadica, come allo stesso modo risulta sterile accanirsi contro la semiotica di Greimas se non si da credito alla continua risemantizzazione del mondo che ci circonda o alla struttura narrativa e valoriale della semiosi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa cosa per\u00f2 pi\u00f9 che avvicinare la semiotica alla scienza (semmai la avvicina alla matematica) la allontana in modo molto pi\u00f9 intuitivo, perch\u00e9 la priva di fondamenti epistemologici saldi e inattaccabili (non nel senso che i principi scientifici non lo siano, anzi, ma nel senso che i fondamenti semiotici non possono darsi parvenza di inattaccabilit\u00e0 fin dal momento della loro costituzione).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dunque? Dunque non lo so, da questa empasse non se ne esce a meno che, e questo Eco l\u2019ha intuito un po\u2019 prima di me, non si ripartisca il problema. Eco infatti, in semiotica e filosofia del linguaggio fa questa distinzione:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">semiotiche specifiche: grammatiche di un particolare sistema di segni tra cui le bandierine navali, i segnali stradali e anche la lingua. Le pi\u00f9 mature tra questi possono legittimamente aspirare a uno statuto scientifico perch\u00e9 sono in grado di prevedere comportamenti semiosici \u201cmedi\u201d ed enunciare ipotesi falsificabili.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\">Inoltre Eco sostiene che nella ricerca in questo campo deve venire PRIMA l\u2019esplorazione empirica e semmai dopo il problema filosofico.<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">semiotica generale: non studia un sistema in particolare ma PONE categorie generali per comparare i vari sistemi tra loro. Poi Eco fa tutto un pistolotto su Aristotele e l\u2019essere ma il punto \u00e8 che in questo campo invece il discorso filosofico non \u00e8 solo importante o caldeggiato ma addirittura costitutivo. Interrogazione filosofica da condurre alla maniera di Aristotele che \u201cnon scopre la sostanza ma pone il concetto\u201d .<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ecco quindi ritornare il problema di Popper e di Godel e in questo modo si capisce quello che intende Eco: in una semiotica generale la filosofia \u00e8 certamente costitutiva e ci\u00f2 la rende metafisica e non scientifica (cfr. Popper) oltre a inabissarla nell\u2019incompletezza godeliana (non \u00e8 certo un\u2019offesa questa, anche Bertrand Russell ci \u00e8 caduto). Anche il professor Marsciani ricorda come nel suo percorso Greimas sia stato accompagnato dalla filosofia di Merlau-Ponty, di Foucault e di Deleuze che, nella semiotica generativa, stanno a loro perfetto agio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In una semiotica specifica, semiotica pratica e delle pratiche invece, la filosofia non serve pi\u00f9, anzi \u00e8 fuorviante e la ricerca empirica, costitutiva, pone l\u2019accento sull\u2019accezione scientifica della semiotica. Anche in questo caso Marsciani sembra d\u2019accordo con me dicendo che il problema di una teoria a vocazione scientifica va inteso come l\u2019affermazione e l\u2019assunzione di una processualit\u00e0 del FARE scientifico. L\u2019accento viene e va posto sulla ricerca empirica, sulla pratica semiotica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dunque la semiotica \u00e8 una scienza? Dipende.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E la filosofia serve alla semiotica? Dipende.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questo significa due cose:<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">la frattura tra semiotica interpretativa e generativa, se pare insanabile, si pu\u00f2 aggirare in una semiotica delle pratiche e in pratiche semiotiche specifiche.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"2\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">la filosofia che in una semiotica generale \u00e8 addirittura costitutiva (pensiamo al discorso sul continuo e il discontinuo o riguardo al soggetto trascendente o trascendentale) non costituisce la base di ricerca per semiotiche specifiche, anzi in alcuni casi risulta dannosa e fuorviante.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"JUSTIFY\">Queste due affermazioni, che rispondono \u201cn\u00ec\u201d alla domanda iniziale che mi ero posto, cio\u00e8 se la semiotica pu\u00f2 trarre vantaggio dalla filosofia come viceversa succede, le voglio dimostrare nella pratica, utilizzando un ambito di ricerca che ho sviluppato per Spaziante e Paolucci e a cui sto lavorando per una eventuale tesi di laurea.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019argomento riguarda il possibile sviluppo e la possibile legittimit\u00e0 di una semiotica della voce. E\u2019 dunque una semiotica specifica perch\u00e9 si pone come grammatica di un particolare sistema di segni e procede per ricerca empirica perch\u00e9 parte da una recitazione specifica (Gassman che legge D\u2019Annunzio) e ci ragiona sopra per formulare teorie generali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fabbri nella svolta semiotica ricorda che bisogna evitare una drastica riduzione linguistica della disciplina e aprirsi ad un\u2019ermeneutica semiotica cio\u00e8 ad un\u2019ermeneutica di sistemi extralinguistici che possono interpretare se stessi e sistemi altri da loro attraverso sostanze dell\u2019espressione, indipendenti dal linguaggio. Fabbri fa esempi di semiotiche cinematografiche, pittoriche e gestuali, io sostengo che anche la voce possa costituire un\u2019ermeneutica semiotica indipendente dal linguaggio, nonostante la sua evidente prossimit\u00e0 con la parola.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La faccio breve perch\u00e9 non \u00e8 questa la sede, per dimostrare questo e per analizzare un caso specifico ho accolto e sfruttato contributi e idee da vari autori, sicuramente non tutti della stessa scuola: per l\u2019eccedenza costitutiva della voce rispetto al linguaggio ho citato Barthes, per l\u2019unicit\u00e0 e la corporeit\u00e0 della voce ho preso in prestito concetti sempre di Barthes (la grana della voce), di Fontanille (la corporeit\u00e0), inoltre ho puntellato il mio ragionamento con gli aiuti di Pasolini (discorso libero indiretto), di Zilberberg (soglie e limiti), di Latour (teoria dei delegati), di Metz (il placcaggio linguistico e l\u2019enunciazione impersonale) e di Paolucci (la presentificazione dell\u2019assenza dell\u2019enunciatore).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ancora, l\u2019idea della voce come sistema altro rispetto sia al testo scritto che al testo orale, considerandola come \u201cterza\u201d, come segno interpretante che articola la loro differenza e che li mette in contatto \u00e8 chiaramente mutuata da Peirce ed Eco.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Gli esempi sarebbero molti altri ma mi limito qui per dimostrare ci\u00f2 che volevo dire nel primo punto elencato precedentemente: finch\u00e9 ogni scuola guarder\u00e0 l\u2019altra e la giudicher\u00e0 con i propri strumenti e le proprie posizioni, la frattura sar\u00e0 insanabile a livello generale (come ogni buona metafisica che si rispetti) ma, nelle semiotiche specifiche, ritagliandosi un microuniverso semantico o, se si preferisce, una parte di enciclopedia, possono coesistere aspetti e idee di provenienza diversa, utilizzate non secondo un criterio di dottrina ma secondo un criterio di urgenza locale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Riguardo al secondo punto, dunque il ruolo della filosofia in semiotiche specifiche, riprendo ancora una mia esperienza personale. Nel ragionare sulla voce, sul suo ruolo di matrice comune del testo scritto e del testo orale ma allo stesso momento di sistema di segni indipendente, ho corso (e ci sono anche caduto) il rischio di rifugiarmi nella filosofia metafisica, di utilizzare condizioni di possibilit\u00e0, istanze di produzione trascendentali e anche concetti derridiani di flusso di significanti senza inizio n\u00e9 fine ma solo continui rinvii. Nel pensare a uno statuto di questa voce ero influenzato da una parte dall\u2019idea di <em>voce infinita<\/em> di Platone che si trova in disaccordo con Cratilo sul fatto che il linguaggio corrisponda all\u2019essere senza resti; il mondo al contrario \u00e8 in esubero rispetto ai tentativi di dirlo e questo comporta un\u2019eccedenza che Platone chiama <em>voce infinita<\/em>, definendola come \u201cl\u2019immagine senza contorni, il suono non ancora scritto[\u2026], il mondo non ancora messo in figura\u201d. Una sorta di flusso ineffabile e preesistente a chi poi lo emetter\u00e0 sottoforma di voce. Dall\u2019altra parte ero affascinato da Carmelo Bene che mi diceva che noi siamo semplicemente parlati dalle parole.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Entrambe le idee sono seducenti e a loro modo vere, ma n\u00e9 Platone n\u00e9 Bene stanno facendo semiotica. La voce che volevo trattare non poteva essere l\u2019indicibile, l\u2019ineffabile, la condizione di possibilit\u00e0 dell\u2019enunciazione, \u00e8 troppo comodo. Non \u00e8 qualcosa che ci preesiste, non \u00e8 l\u2019istanza produttrice trascendentale, o magari lo \u00e8 ma non in un lavoro di semiotica. Questa voce, quella che riesce ad interpretare un altro sistema di segni \u00e8 la voce umana senza placcaggio linguistico, la voce non imputtanata dalla parola, la voce granulosa e corporea che si porta dietro i polmoni, i denti e la gola di chi la emette e che, come il linguaggio di Gadda operava con la lingua bassa, fa delle incursioni nel testo scritto riportando il proprio bottino al testo orale, marcando o spostando i punti di singolarit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Comunque sia, a parte l\u2019integrit\u00e0 e la fondatezza di queste idee, quello che volevo qui dimostrare \u00e8 che in questo caso il ricorso alla filosofia \u00e8 stato fuorviante ancor pi\u00f9 che superfluo perch\u00e9 mi stava portando fuori strada, verso un seminato che non mi avrebbe consentito un\u2019analisi adeguata. D\u2019accordo questo pu\u00f2 essere un caso particolare ma anche generalizzando si vede bene come in un ambito di ricerca empirica in un ritaglio locale di enciclopedia o di universo semantico la filosofia non attecchisce.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Semmai, come diceva Eco, pu\u00f2 venire dopo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"excerpt\">Edoardo Lucatti Semiotica e filosofia Relazione per il seminario \u201cfondamenti dell\u2019epistemologia semiotica\u201d 01\/06\/06 Kurt Lewin, un noto psicologo sociale, ha detto che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 pratico di una buona teoria. L\u2019aforisma \u00e8 vero nella misura in cui \u00e8 vero anche il suo contrario, non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 teorico di una buona pratica. 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