Sulla nozione di enunciazione in semiotica: alcuni riferimenti bibliografici

Come promesso, forniamo qui alcune indicazioni bibliografiche che facciano da compendio alla discussione tenuta ieri, giovedì 28 marzo 2014, durante il nono incontro dell’edizione 2013/2014 del Seminario sui fondamenti della semiotica. Tema dell’incontro: la nozione di enunciazione in semiotica.

Ove possibile, ho inserito nell’articolo dei collegamenti ipertestuali che danno diretto accesso ai saggi citati.

In primo luogo, vorrei esplicitare i riferimenti solo accennati durante l’introduzione all’incontro e non più ripresi.

È merito di Paolo Fabbri, nella sua introduzione all’antologia di saggi di Benveniste, Essere di parola (2009), l’aver ricordato che è assente nell’opera di Benveniste il sintagma “soggetto dell’enunciazione”. La questione era stata sollevata a suo tempo da Claudine Normand, in particolar modo in due saggi: (I) “Le sujet dans la langue”, pubblicato nel numero 77 della rivista Langages (1985); (II) “Les termes de l’énonciation chez Benveniste”, pubblicato nel volume 8 numero 2 della rivista Histoire Épistémologie Langage (1986).

Dobbiamo altresì a Normand un’ottima introduzione alla ricezione dell’opera di Benveniste in Francia nella seconda metà degli anni ’60 del ‘900, che per quel che interessa noi rappresentano gli albori dell’“avventura semiologica” (non della semiotica come disciplina, si badi): il saggio si intitola “Lectures de Benveniste: quelques variantes sur un itinéraire balisé”, pubblicato nel numero 9 della rivista Linx (1997).

La riflessione sulla possibilità di rintracciare nella glossematica di Hjelmslev una teoria dell’enunciazione si deve a Michel Arrivé, e al suo saggio “Y a-t-il en glossématique une théorie de l’énonciation?”, pubblicato nel volume 8 numero 2 della rivista Histoire Épistémologie Langage (1986).

Sulla nozione di shifters in Jakobson, si può far riferimento, oltre ovviamente al celebre saggio “Les embrayeurs, le catégories verbales et le verbe russe” incluso nella raccolta Essais de linguistique générale e tradotto in italiano con il titolo “Commutatori, categorie verbali e il verbo russo” nel volume Saggi di linguistica generale (1966), anche ad alcuni passaggi del volume Dialoghi, a cura di Pomorska, edito nel 2009 da Castelvecchi (una prima versione era stata pubblicata da Laterza nel 1980 con il titolo Magia della parola).

Un riferimento indispensabile come introduzione allo studio della nozione di enunciazione in semiotica è il contributo di Manetti, la cui prima versione, dal titolo La teoria dell’enunciazione: le origini del concetto e alcuni più recenti sviluppi, data 1998.

Una rapida digressione: durante la discussione di ieri è emerso (grazie al contributo di Luca Frattura) lo statuto problematico della nozione di contesto in filosofia del linguaggio; per un primissimo avvicinamento a tale questione si può far riferimento al saggio di Carlo Penco, “Three alternatives on contexts”.

Per ultimo, vorrei fornire per esteso i riferimenti relativi ai materiali letti ieri durante l’incontro.

La prima tetrade di lemmi, Énonciation (Sémiotique de l’École de Paris – Sémiotique de l’action), Énonciation (Sémiologie interprétative – Sémiologie des textes et discours), Sujet/Objet (Sémiotique de l’École de Paris – Sémiotique de l’action), Sujet ((Sémiotique de l’École de Paris – Sémiotique subjectale), è tratta dal Vocabulaire des études sémiotiques et sémiologiques, a cura di Ablali e Ducard (2009).

Il lemma Enoncé/Enonciation è tratto dal volume a cura di Sebeok, Encyclopedic dictionary of semiotics (1986).

L’ultima coppia di lemmi (ieri abbiamo avuto modo di leggere per esteso solo il primo), Enunciazione, e Soggetto, è tratta dalla traduzione italiana, a cura di Paolo Fabbri, del volume a cura di Greimas e Courtés, Semiotica: dizionario ragionato della teoria del linguaggio.