Settimo incontro 11-12

Giovedì 15 marzo, alle ore 14:00, presso il Dipartimento delle Arti visive, P.zzetta Giorgio Morandi 2, si terrà il settimo incontro dell’edizione 2011/2012 del “Seminario sui fondamenti”. Il Seminario è associato agli insegnamenti di Semiotica e Semiotica Strutturale e Generativa (Prof. Marsciani) dell’Università di Bologna.

La relazione, dal titolo “Il soggetto, l’oggetto, l’agente e il paziente”, sarà tenuta dal dott. Francesco Galofaro.

Francesco Galofaro è dottore di ricerca in semiotica. Insegna presso l’Istituto Europeo del Design di Milano. È co-fondatore e redattore della rivista Ocula e collaboratore occasionale di Alfabeta2. È autore di Eluana Englaro, la contesa sulla fine della vita, Meltemi e di Etica della ricerca medica ed identità culturale europea, CLUEB. I suoi articoli scientifici sono disponibili su Academia.edu. Principali aree di ricerca: salute, cultural heritage, musicologia. Ama le letterature centroeuropee e gioca a scacchi quasi come Anand.

Abstract:
Ho attualmente due ricerche in corso. La prima è una analisi dei racconti di pazienti affetti da dolore cronico con gli strumenti della semiotica narrativa. La seconda estende gli stessi strumenti al racconto dei pazienti affetti da schizofrenia. La semiotica dispone della nozione di un percorso narrativo canonico, uno strumento molto potente perché è standard e si presta ad effettuare comparazioni. La mia ricerca mira a sottolineare le particolarità che contraddistinguono il discorso del paziente affetto da dolore cronico o quello schizofrenico.

Vi è però una domanda di carattere metodologico che non può essere elusa. Da anni la psicologia qualitativa impiega tecniche di analisi del discorso e della narrazione. Cosa ha da offrire lo sguardo semiotico alle ricerche in atto in questo campo? E’ solo un’altro metodo, per quanto più affidabile, o c’è di più?
Una parte della psicologia qualitativa oggi si ispira più o meno direttamente alla fenomenologia di Husserl, in particolare ad una concezione per la quale il Soggetto costituirebbe una terna di elementi mutuamente irriducibili insieme a Significato e Mondo. Nello sposare questa posizione, la psicologia la tradisce immediatamente, essendo interessata più all’articolazione plurale dei soggetti empirici che all’analisi delle caratteristiche ontologiche del Soggetto ontologico. Pure, la psicologia accorda ai soggetti una autonomia rispetto al significato ed al linguaggio. Nella tradizione semiotica, invece, i soggetti sono precipuamente formazioni discorsive. Perché la psicologia prenda in considerazione questa alternativa, occorre dispiegarne fino in fondo le conseguenze: il gioco di un mutamento epistemologico non varrebbe la candela di un risultato equivalente in termini analitici. Per mal che vada, avremo scoperto che il confronto sul soggetto tra semiotici e psicologi è un caso di omonimia.
La tradizione linguistica sottesa allo strutturalismo ha sempre teso al dissolvimento del soggetto per motivazioni eminentemente scientifiche. La costruzione soggetto – oggetto è relativa ad alcune lingue, mentre in altre, che prenderemo in considerazione, si trovano costruzioni agentive ed assolutive. Vedremo gli esiti di questa osservazione nei modelli di Martinet e soprattutto di Tesnière, da cui Greimas eredita la nozione di attante e quella di sintassi profonda.
Un’altra difficoltà della nozione di soggetto è il suo legame con la morfologia della lingua. Hjelmslev trova la nozione troppo legata ad una indebita generalizzazione della grammatica del Latino e dichiara che il nominativo non è un caso; sulla sua scorta Anderson analizza il nominativo come termine neutro di una categoria che vede contrapposti locativo e ablativo. Il soggetto diviene così un “luogo” testuale.
Agli occhi di Foucault, la dissoluzione del soggetto operato dalla linguistica strutturale ne ha fatto una anti-scienza umana. Ricordo che egli contrapponeva alla triade delle scienze che hanno l’uomo per oggetto (psicologia, sociologia, analisi linguistica della letteratura) tre anti-scienze che ne hanno un concetto relazionale (psicoanalisi, antropologia, linguistica). Attraverso i concetti e i metodi della linguistica strutturale la semiotica ne ha ereditato la concezione del soggetto. Penso a Metz che, riflettendo sull’opposizione tra storia e discorso di Benveniste, si risolve per l’impersonalità dell’enunciazione cinematografica; penso alla concezione di Lotman per cui la cultura si compone di una serie di sistemi modellizzanti. Oggi una parte della semiotica francese ha conosciuto una svolta fenomenologica. A mio parere deve ancora rispondere alla domanda che le rivolgono Marsciani e Pezzini: è possibile porre un soggetto come pre-condizione della semiotica senza snaturarla? Ma non voglio rispondere a questa domanda, quanto piuttosto sottolineare i vantaggi di una semiotica che rimanga distinta dalla psicologia qualitativa e continui a considerare la concezione positiva, metafisica, unitaria del soggetto come un passo falso indotto dal linguaggio. Vi propongo per un attimo di considerare il soggetto come qualcosa che non c’è, essendo null’altro che un insieme di relazioni locali presenti nella lingua, che corrisponde ad una rete di relazioni sociali studiata dall’etnometodologia, e ad un insieme di relazioni intrapsichiche studiate dalla psicoanalisi – per lo meno da quella che sostiene che queste relazioni sono linguistiche. Quel che crediamo “soggetto” è un complesso di modalità locali o ‘etno’, essenzialmente discorsive, che si danno nel contesto dell’interazione nel mondo (altro elemento della terna che non è lecito postulare come autonomo).
Una conseguenza interessante è la seguente: grande attenzione andrà attribuita, nell’analisi del discorso del dolore cronico – ma anche della schizofrenia – alle modalità attraverso cui l’enunciatore si costituisce – o fallisce nel costituirsi – come soggetto. Alla tensione tra un dovere essere, il suo dover fare, imposti dalla propria condizione di malattia e contemporaneamente dalla società, e il suo volere essere, il suo non-poter fare. Una grande attenzione va attribuita al ruolo attanziale che in questi racconti è attribuito al medico, un destinante che non mantiene la promessa di guarigione che la nostra cultura gli attribuisce e che spesso si fa opponente o peggio anti-soggetto; al ruolo della famiglia, delle relazioni sociali del paziente e via discorrendo. Un risultato interessante della mia ricerca sul dolore cronico riguarda l’impossibilità per questi pazienti di conferire la forma di un percorso narrativo canonico al racconto della propria esperienza – ne deriva una impossibilità di conferirle un senso compiuto, di razionalizzarla, e infine di realizzarsi in quanto soggetti. Ecco perché non possiamo dare per scontata l’esistenza di un soggetto unitario pre-semiotico: cosa è di preciso questo soggetto pre-semiotico, se il paziente non è in grado di realizzarsi come un soggetto d’altro tipo, ossia narrativo-esperienziale? Rimarrebbe un puro posto vuoto, una pre-significazione che non diviene mai significazione in atto, un nulla. Ma ha senso parlare di una possibilità impossibile da realizzare?Bibliografia [Galofaro]

Anderson, J., 1971, The Grammar of the Case, London, Cambridge University Press;
Costa, V., Franzini, E., Spinicci, P., La fenomenologia, Einaudi, Torino;
Foucault, M., 1966, Les Mots et les Choses, Gallimard, Paris;
Hjelmslev, L., 1935, “La catégorie des cas”, in Acta Jurlandica 7, 1, pp. i – xii, 1 – 184;
Korobov, N., 2001, Reconciling theory with method: From conversation analysis and critical discourse analysis to positioning analysis”. In Forum Qualitative Social Research, 2(3), http://www.qualitative-research.net/fqs/fqs-eng.htm;
Marsciani, F. e Pezzini, I., 1996, “Premessa”, in Greimas e Fontanille, Semiotica delle passioni, Bompiani, Milano;
Martinet, A., 1986, Des steppes aux océans. L’indo-européen et les <<Indo-européens>>, Payot, Paris;
Rizzi, P., L’analisi del discorso, in Del Corno – Rizzi (a cura di), 2010, La ricerca qualitativa in psicologia clinica, Raffaello Cortina Editore, Milano;
Spinelli, E., 1989, the Interpreted World: An Introduction to Phenomenological Psychology, Sage, London;
Tesnière, L., 1959, Éleménts de syntaxe structurale, Klinksieck, Paris.

Di seguito alcuni saggi, gratuitamente reperibili in rete, di autori citati giovedì scorso durante la relazione e il dibattito:Deleuze, A quoi reconnaît-on le structuralisme?
http://www.structuralisme.fr/index.php?option=com_content&task=view&id=36&Itemid=82

Galofaro, Lo strutturalismo che non muore [ndr: recensione de “Il periplo strutturale” di J.C. Milner]
http://www.ocula.it/files/Milner_[397,539Kb].pdf

Korobov, Reconciling Theory with Method: From Conversation Analysis and Critical Discourse Analysis to Positioning Analysis
http://www.qualitative-research.net/index.php/fqs/article/view/906

Martinet, Function, structure and sound change
http://www.ling.ohio-state.edu//~ddurian/AWAC/martinet1952.pdf

Rastier, Prefazione alla terza edizione (2009) di “Sémantique interprétative”
http://www.revue-texto.net/docannexe/file/2129/texto_preface_si_rastier.pdf

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